mercoledì, Maggio 12

Croazia-Serbia, nessun colpevole di genocidio

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Né la Serbia né la Croazia si resero direttamente colpevoli di genocidio durante le guerre balcaniche seguite nei primi anni Novanta al crollo dell’ex Jugoslavia. A dirlo è la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja, secondo cui la responsabilità è circoscritta al solo fatto di «non averlo impedito», ma non può essere estesa al di là di questo. Un verdetto atteso da 16 anni e che di sicuro renderà i rapporti tra i vari Paesi ancor più problematici.

Il magistrato e diplomatico slovacco Peter Tomka, ha osservato che le rispettive forze commisero sicuramente atrocità nei territori da esse occupati, ma «solo in alcuni degli episodi esaminati sono stati riscontrati gli estremi del genocidio, non in tutti». Inoltre, per poter formalizzare un’accusa di quel tipo, a giudizio della Corte «è necessario il proposito deliberato di eliminare un determinato gruppo etnico, sul piano fisico ovvero psicologico». Ma le prove portate a carico di entrambe risultano insufficienti. Per il presidente serbo, Tomislav Nikolic, la Croazia non ha potuto dimostrare i presunti propositi di genocidio della Serbia nel conflitto armato del 1991-1995, mentre d’altra parte, benché la contro-accusa serba di genocidio non sia stata accolta, è stato confermato che la Croazia ha compiuto crimini di massa contro i serbi. Ma apre uno spiraglio: «Anche da parte delle più alte istituzioni giudiziarie dell’Onu è stato confermato che le forze croate commisero crimini di massa contro i serbi di Croazia. Con ciò, nonostante le ingiustizie, è stato fatto un passo incoraggiante. Spero sinceramente che ora la Serbia e la Croazia, in buona fede, risolvano insieme tutte le questioni che ostacolano i tentativi di portare la nostra regione verso un periodo di pace duratura e prosperità».

«La Croazia non può essere soddisfatta del verdetto di oggi, del fatto che non è stato provato il genocidio (della Serbia contro i croati, ndr), ma d’altro canto i giudici hanno chiaramente stabilito che eccidi e distruzioni sono stati commessi, che c’è stata la pulizia etnica», dice invece il primo ministro croato, Zoran Milanovic. «Non siamo contenti, accettiamo il verdetto in modo civile, ma la Croazia non rinuncerà mai a insistere sulla necessità che venga fatta luce sulla sorte delle persone scomparse e che la Serbia restituisca i beni culturali».

Ancora infuocata la situazione in Ucraina. Mentre gli Usa per bocca del vice consigliere per la sicurezza nazionale, Ben Rhodes, ritengono che le sanzioni economiche rimangano la strada migliore per esercitare pressioni sulla Russia e che inviare altre armi all’Ucraina non sia la risposta alla crisi (appoggiato anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel) e il segretario di Stato, John Kerry, annuncia che incontrerà giovedì a Kiev il presidente ucraino, Petro Poroshenko, continuano gli scontri. Nella zona dell’aeroporto di Donetsk risultano dispersi 28 militari ucraini e i reparti di soccorso non riescono ad arrivare in quell’area a causa dei bombardamenti. A dirlo il portavoce dello stato maggiore delle forze armate di Kiev, Vladislav Selezniov. L’aeroporto di Donetsk è caduto nelle mani dei separatisti del sud-est ucraino dopo mesi di aspri combattimenti. In totale per ora si parla di 242 civili uccisi, di cui almeno 16 nell’Ucraina orientale nelle ultime 24 ore. Intanto le forze separatiste della autoproclamata repubblica popolare di Luhansk rivendicano l’abbattimento di un aereo militare Su-25 Ucraina nell’est, vicino alla località di Irmino, una notizia subito smentita dalla difesa a Kiev.

Altri i numeri dell’Onu sulla guerra: 224 civili sono morti e 545 sono rimasti feriti nelle ultime 3 settimane per l’Alto commissario per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein. «Fermate di trasporti pubblici, mercati, scuole e asili, ospedali e aree residenziali si sono trasformati in campi di battaglia nelle regioni di Donetsk e Luhansk, il che viola il diritto umanitario internazionale», si legge in un comunicato. «Il numero di morti accertati è di 5.358 mentre i feriti sono 12.235. Una nuova escalation sarà catastrofica per 5,2 milioni di persone». Ma le cose non promettono bene: confermata che partirà lunedì prossimo la mobilitazione annunciata ieri dai ribelli del sud-est ucraino. Lo fa sapere il ‘presidente’ dell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk Aleksandr Zakharcenko.

«Chiudete gli occhi e siate pazienti. Se vi arrabbiate ed urlate è finita. E’ quasi come pregare». Inizia così un messaggio pubblicato su Twitter il 7 settembre del 2010 da Kenji Goto, il reporter giapponese ucciso sabato dall’Isis, e che sta spopolando nelle ultime ore sui social. «Odiare non è compito degli uomini, giudicare è competenza di Dio. Sono i miei fratelli arabi che me l’hanno insegnato», prosegue il tweet. Ma intanto l’orrore continua. Sulla rete è infatti apparso un nuovo video in cui il pilota giordano Muad Kasasbeah in mano all’Isis sarebbe stato arso vivo in una gabbia. A riferirlo Rita Katz, responsabile di Site, l’organizzazione che monitora i siti web jihadisti. Per lui era stata richiesta la liberazione della terrorista qaedista Rajada al Rishavi. Amman era d’accordo ma voleva prima la prova che fosse vivo.

Trovata poi una fosse comune contenente i resti di circa 30 yazidi, tra cui donne e bambini, nei pressi di Sinjar, nel nord-ovest dell’Iraq. Si tratta solo dell’ultima di una serie di sepolture collettive improvvisate scoperte in parti del territorio da cui i jihadisti si sono ritirati nelle ultime settimane sotto l’incalzare delle milizie curde dei Peshmerga. Mentre è di poche ore fa la notizia che la chiesa della Sacra Vergine a Mosul, uno dei luoghi di culto storici per i cristiani siriaci-ortodossi nel Nord del Paese, è stata fatta saltare in aria da miliziani dell’Isis, dopo essere stata saccheggiata di tutti gli oggetti sacri e dei suoi volumi antichi.

Proseguono comunque senza sosta gli attacchi aerei contro le postazioni dello Stato Islamico in Iraq da parte della coalizione internazionale capeggiata dagli Usa. Secondo quanto reso noto dal comando congiunto alleato di Washington, nelle ultime 24 ore sono stati colpiti quattordici obiettivi nemici, tra cui Kobane, installazioni petrolifere a al-Hasakah e a Raqqa. Le località irachene prese di mira sono state invece Mosul, Tal Afar, Falluja e Bayji.

A far paura è anche la situazione in Libia. Violenti scontri sono in corso sul Golfo di Sirte tra l’esercito regolare libico e una milizia islamica della coalizione Fajr Libya. Secondo i media del Paese ci sono già 34 morti e 48 feriti tra i miliziani. Il portavoce dello Stato maggiore delle forze armate, il colonnello Ahmed el Mesmari, ha precisato che gli scontri nell’ambito dell’operazione Shorouk sono in corso nei pressi di Ben Jawad con l’uso anche di razzi e di aerei. Dal canto suo il portavoce delle guardie dei vicini terminal petroliferi di As-Sidr e Ras Lanuf ha annunciato che negli scontri a Ben Jawad sono morti due capi delle potenti milizie di Misurata, Khaled Abdel Karim Zoubi e Mohamed Ali al-Sharkassi. In mattinata il portavoce dell’esercito, Mesmari, aveva riferito di un altro attacco a Sidi Khaled, in Cirenaica.

Paura anche in Egitto. Una bomba di fabbricazione artigianale è esplosa nel centro del Cairo, vicino a una piazza molto frequentata. Lo hanno riferito fonti della sicurezza. Non è chiaro quale fosse l’obiettivo, e comunque non sono segnalate vittime. Stamane due altre bombe sono state scoperte in due diversi terminal dell’aeroporto internazionale della capitale. Ancora nessun arresto, ma gli inquirenti stanno esaminando i video delle telecamere di sicurezza per trovare eventuali indizi dei responsabili. E’ altissima la tensione tra inoltre tra il Paese e la Striscia di Gaza, controllata da Hamas. L’artiglieria del Cairo ha sparato colpi contro il sud della Striscia dopo che un convoglio militare egiziano è stato investito (senza causare feriti) dall’esplosione di una bomba subito oltre la linea di confine all’altezza del valico di Salah al-Din. Hamas accusa l’Egitto di aver aperto il fuoco «senza alcuna giustificazione o violazione da parte palestinese», ha detto Eyad al-Bozom, portavoce del governo dell’enclave costiera.

Rimanendo nelle vicinanze, almeno come tematica, il magistrato canadese William Schabas ha rinunciato alla presidenza della commissione di inchiesta indetta dalla Commissione per i diritti umani dell’Onu per indagare sul conflitto a Gaza fra Israele e Hamas. Nella lettera di dimissioni, Schabas ricorda di essere stato oggetto di aspre critiche israeliane e spiega di non voler rappresentare un ostacolo alla pubblicazione di un rapporto, previsto per marzo. Ma il premier israeliano Benyamin Netanyahu va giù duro: «L’Onu accantoni il rapporto scritto dal Consiglio dei diritti umani. E’ lo stesso organismo che nel 2014 ha preso più decisioni contro Israele che non su Iran, Siria e Nord Corea messi insieme. E’ anti Israele e le sue decisioni dimostrano che non ha nulla a che fare con i diritti umani. E’ Hamas, le altre organizzazioni terroristiche e i regimi del terrore intorno ad Israele che devono essere oggetto di indagine e non Israele». Dura anche la replica: «Dichiarazioni stravaganti e ridicole. Rappresentavo un ostacolo e mi sono fatto da parte. L’importante è che la commissione prosegua i lavori e si arrivi alla verità».

Boko Haram sotto attacco in Nigeria. Le truppe del Ciad sono entrate oggi dal Camerun e si trovano a Gamboru. L’intervento di terra è stato preceduto da bombardamenti che hanno preso di mira le postazioni dei miliziani islamici. Finora, il Ciad aveva condotto solo operazioni aeree contro i terroristi di Boko Haram, in attesa dell’autorizzazione all’intervento di terra, nell’ambito dell’offensiva del governo nigeriano contro i miliziani.

Non si fermano invece i rapimenti, anche in Africa. Due i cittadini russi scomparsi in Darfur. Lo ha reso noto l’ambasciata russa in Sudan, precisando che sono state adottate «tutte le misure necessarie» per ottenerne la liberazione. I due sono piloti rapiti il 29 gennaio a Zalingei, ma non si conoscono al momento altri dettagli per non nuocere al negoziato. Secondo i media russi, i due piloti sono dipendenti della compagna aerea russa UTair e lavorano in Sudan nel quadro di un contratto con la missione di pace dell’Unione Africana e dell’Onu in Darfur.

Sempre nell’ambito del terrorismo, si è aperto a Vancouver, in Canada, il processo ad una coppia canadese accusata di aver progettato attentati a fini terroristici. I due si sono dichiarati, in una intercettazione, gli unici affiliati di una presunta ‘al Qaeda canadese’. John Nuttall e Amanda Korody, questi i loro nomi, erano finiti in manette nel luglio 2013 ed erano stati scoperti ordigni artigianali pronti, secondo l’accusa, ad essere utilizzati.

Da Cuba ecco riapparire Fidel Castro. Alcuni scatti sono stati pubblicati dal sito ‘Cubadebate’ e ritraggono il lider maximo seduto in conversazione con il capo della principale organizzazione studentesca. Il leader degli studenti Randy Perdomo spiega che l’incontro è avvenuto il 23 gennaio. Le foto sono le prime di Fidel Castro dopo quelle apparse in agosto, e che lo mostravano a colloquio con il presidente venezuelano Nicolas Maduro.

Otto presunti jihadisti sono stati fermati questa mattina in Francia. A riferirlo il ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, precisando che la retata è avvenuta a Parigi e Lione.  I fermi sono stati effettuati nel quadro delle indagini su una filiera di invio di combattenti verso la Siria. Gli arrestati, di età compresa tra i 22 ed i 46 anni, «sono sospettati di essere coinvolti in una filiera jihadista che organizza il reclutamento e le partenze verso la Siria».  Paura intanto a Nizza: tre militari francesi a protezione di un sito ebraico sono stati accoltellati da un uomo che è stato arrestato. I tre soldati facevano parte del contingente schierato a protezione ai 717 siti e scuole ebraiche deciso all’indomani della strage di Parigi al settimanale Charlie Hebdo. Non sono in pericolo di vita comunque. L’aggressore ha 30 anni, era già conosciuto dai servizi di sicurezza e la scorsa settimana era stato avvistato all’aeroporto turco di Istanbul, riferisce il sito francese di ITele. Diverse fonti vicine all’inchiesta confermano inoltre che l’uomo si chiama Moussa Coulibaly e sarebbe di origini maliane, come Amedy Coulibaly, il killer del negozio kosher di Parigi, ma non avrebbe alcun legame con il terrorista. Arrestato anche un secondo uomo che lo aveva accompagnato sul tram.

Migliaia di islamisti radicali stanno preparando attacchi terroristici contro la Gran Bretagna. A dirlo il sindaco di Londra, Boris Johnson. «Qualche migliaio, forse tre-quattromila» ha detto nel corso di un’intervista a Lbc Radio. Il sindaco della capitale britannica non ha però voluto chiarire se le sue affermazioni siano frutto di informazioni ottenute dai responsabili della polizia e dell’intelligence.

Passando infine Oltreoceano, Stati Uniti e Corea del Nord hanno discusso attivamente della possibilità di tornare al tavolo negoziale sul programma nucleare nordcoreano, tanto da far pensare ad un possibile nuovo round diplomatico. A scriverlo il Washington Post, citando diverse fonti a conoscenza del caso, secondo cui i responsabili del dossier nucleare dei due Paesi hanno discusso della possibilità di avviare colloqui.  Ma non finisce qui, perché nuovi incontri sono attesi entro febbraio anche con Cuba. Lo ha affermato Roberta Jacobson, vice segretario di Stato Usa per l’America latina, nel corso di un’audizione in Senato. Al termine della prima serie di faccia a faccia, le delegazioni dei due Paesi hanno parlato di un incontro produttivo, ma hanno anche evidenziato che rimangono profonde divergenze.

Una questione immobiliare infine è il movente dell’omicidio di William Klinger, lo storico italiano ucciso a New York da un amico croato, Alexander Bonich, con il quale condivideva l’appartamento. E’ quanto emerge dalle indagini sull’omicidio avvenuto nell’Astoria Park del Queens. Bonich, autore e traduttore 49enne, ha confessato l’omicidio e ha ammesso di aver litigato con Klinger dopo il mancato acquisto dell’immobile.

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