domenica, Agosto 1

Cristiano Ronaldo: perché conviene all’ Italia? L’arrivo del campione portoghese potrebbe avere ricadute molto positive

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La notizia circola da qualche giorno e avrebbe dell’incredibile: secondo più fonti, sarebbero molto buone le possibilità di vedere Cristiano Ronaldo con la maglia bianconera della Juventus nella prossima stagione calcistica. Il portoghese, unanimemente ritenuto fra i calciatori più forti del mondo e della storia, potrebbe dunque lasciare il Real Madrid dopo nove anni in cui ha vinto praticamente tutto a livello individuale e di squadra, oltre ai vari successi extrasportivi, che lo hanno reso uno degli uomini mediatici più influenti sul globo. Perché Ronaldo non è solo un grandissimo campione sul campo, ma una vera e propria azienda in grado di fatturare oltre cento milioni di euro all’anno. Un suo eventuale arrivo in Italia, dunque, non avrebbe solo grandissime ripercussioni a livello calcistico, arrivando nella squadra reduce dalla vittoria di sette scudetti consecutivi (record di sempre per la Serie A), ma potrebbe incidere anche a livello economico, sia aumentando il valore del campionato italiano – da anni in crisi a causa di una gestione scellerata e di lotte interne che ne bloccano la crescita, mentre le federazioni estere non stanno ad aspettare – sia andando a stimolare interessanti circoli virtuosi economici.

Il lato sportivo della questione, infatti, è quello che meno conterebbe, se questo acquisto (che molte testate considerano ‘l’affare del secolo’) dovesse concretizzarsi. Anzi, se si stesse parlando di un calciatore qualsiasi, sarebbe quasi un cattivo affare. Che senso avrebbe investire una cifra che si aggira intorno ai 100 milioni di euro per assicurarsi le prestazioni sportive di un ragazzo di 33 anni, verosimilmente all’ultimo grande contratto della sua carriera, e con uno stipendio che, se le indiscrezioni dovessero essere confermate, si aggirerebbe attorno ai 30 milioni di euro netti all’anno? In un calcio in cui si va sempre alla ricerca del giovane talento, per il quale si investono cifre pazzesche con la possibilità di rivenderlo a prezzi ancora superiori dopo qualche anno, spendere denaro per un calciatore in età matura apparirebbe un controsenso: a quell’età si è ormai raggiunto il massimo delle proprie possibilità fisiche e un calo fisiologico è dietro l’angolo. Ma non si sta parlando di un calciatore qualsiasi: Cristiano Ronaldo è infatti un maniaco della perfezione, in continuo e costante cambiamento, in grado di trasformare i limiti dell’età in un punto di forza.

La maniacalità perfezionistica di Cristiano Ronaldo è una costante della sua vita ed è valida sia in campo che fuori dal rettangolo di gioco. Il suo valore trascende quello di campione del gioco del calcio, per arrivare a quella di personaggio mediatico a tutto tondo: una sorta di Re Mida del XXI secolo. I suoi successi sportivi sono solo una parte degli ottenimenti che l’uomo Cristiano Ronaldo ha ottenuto e continua a ottenere: non è più solo una persona, è un brand che cammina. Il marchio CR7 (dalle iniziali del suo nome e il numero di maglia che indossa dai tempi del Manchester United, sua squadra prima che approdasse in Spagna) è riconoscibile in tutto il mondo e questa sigla attrae, come insetti alle luci nelle sere estive, un grandissimo numero di aziende, che vogliono legare il proprio nome a quello del campione portoghese.

Oltre alla vita da atleta, infatti, Cristiano Ronaldo si presta a essere testimonial di svariati marchi, nei più disparati settori: alimentari, automobilistici, siderurgici, cosmetici. Volendo fare un rapido elenco dei suoi vari sponsor, si possono fare i nomi di Toyota (casa automobilistica giapponese), Kentucky Fried Chicken (catena di fast food americana, per la commercializzazione in Asia), Emirates Airlines (compagnia aerea degli Emirati), Nike (abbigliamento sportivo, americano), Egyptian Steel (compagnia siderurgica egiziana), Samsung (azienda tecnologica coreana), HerbaLife (azienda di alimentari e integratori, americana), Banco Espirito Santo (banca portoghese), PokerStars (sito di poker online, americana), etc. E questa è solo una parte delle aziende che hanno scelto Cristiano Ronaldo come testimonial. O meglio, che hanno costituito un’alleanza commerciale con CR7. E tutto questo per non citare tutti quei prodotti e servizi marchiati CR7: come non ricordare la sua marca di intimo o la catena di hotel di lusso che ha aperto da poco?

Un eventuale approdo in terra italiana dell’azienda-Cristiano Ronaldo potrebbe portare a interessanti risvolti. Prima di tutto, si prenda in considerazione lo stato asfittico in cui versa il calcio italiano da ormai un decennio. Benché responsabile dello sport più seguito e amato d’Italia, la Federazione continua a non proporre un progetto organico di ammodernamento  del sistema calcio e la condizione pressoché anarchica in cui si ritrova fa sì che la Serie A, che dovrebbe essere la sua punta di diamante, continui a vivacchiare, senza una visione futura. Il caso della vendita dei diritti televisivi ne è un esempio lampante: la maggior parte degli introiti delle squadre di Serie A è dovuto a questi e, a causa della cattiva gestione e degli interessi di bottega, l’asta per il prossimo triennio è stata fatta, poi annullata e poi rifatta, con prezzi al ribasso. I diritti televisivi per l’estero (che tanti denari portano nelle casse delle squadre del campionato inglese, la Premier League) rappresentano una voce largamente minoritaria per le squadre di A. L’arrivo di Cristiano Ronaldo potrebbe, in tal senso, attirare le attenzioni dei mercati esteri, specialmente di quelle aree del mondo che, negli ultimi anni si sono dimostrate molto ricettive a questo genere di spettacolo. Casualmente, sono i mercati rappresentativi di quella parte del mondo in cui la figura di Cristiano Ronaldo è popolarissima, quasi alla stregua di una figura mistica: stiamo parlando del mercato asiatico. È una concezione diversa rispetto a quella europea, più tradizionalista: il legame del tifoso/cliente non è con una squadra, ma con un calciatore, che viene seguito in tutti gli aspetti della propria vita, sui social e sugli organi di stampa. L’arrivo in Italia di Cristiano Ronaldo attrarrebbe nel nostro Paese le attenzioni (e i denari) di quei mercati: diritti televisivi più alti, quindi, ma anche legami commerciali da istituire fra la Federazione italiana e quelle calcistiche locali. E, perché no, la vendita di merchandising delle squadre italiane: magliette, soprattutto, ma anche sciarpe e oggetti griffati con i simboli delle squadre di Serie A.

In questo caso, ad avvantaggiarsi sarebbe soprattutto la Juventus, che potrebbe contare su Cristiano Ronaldo in persona. Sulle maglie bianconere campeggia lo sponsor Jeep, che, con la diffusione dell’immagine del campione portoghese in tutto il mondo riceverebbe un’indiretta pubblicità. Non è un caso che la FCA, appartenente alla EXOR, holding a cui appartiene anche la Juventus, potrebbe intervenire per aiutare a finanziare l’oneroso stipendio del calciatore, magari rendendolo uomo immagine per le proprie campagne pubblicitarie: c’è chi ventilava l’ipotesi di un Cristiano Ronaldo testimonial della Ferrari, ma questa prospettiva è stata smentita – una fra le poche posizioni ufficiose che da Torino sono filtrate. E proprio la città di Torino, che si appresterebbe ad accogliere il campione e renderlo uno dei suoi abitanti, potrebbe ricevere un importante boost: chissà se fra quegli sponsor non ci sia qualcuno che non decida di fare del capoluogo piemontese il centro di qualche fortunata campagna pubblicitaria, generando un indotto importante in città e provincia e portando la città sugli schermi di tutto il mondo. A proposito: Torino vorrebbe candidarsi come città organizzatrici delle Olimpiadi invernali del 2026. Occorrerebbe un testimonial per perorare la causa di Torino. Qualcuno ha già chiesto a Cristiano Ronaldo se ha impegni?

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