martedì, Settembre 21

Cristiani kenioti in pericolo field_506ffb1d3dbe2

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In Kenya i cristiani sono spesso mira degli attacchi ripetuti nella provincia nord-orientale del Kenya per mano di militanti di Al-Shabaab, che uccidono centinaia di persone.

E’ alba sul fiume Tana e il traffico inizia a scorrere sopra inizia l’ora dall’inizio della mattina fino all’ora di punta. L’inizio di una normale giornata di lavoro qui ha un sottotono molto più preoccupante. La maggior parte dei pendolari sono braccianti, gente che va nei loro uffici, ma anche molti cristiani che sono troppo spaventati per dormire dentro città Garissa e le loro famiglie attraversano dall’altro lato del fiume per maggiore sicurezza.

Abbiamo incontrato Esther mentre stava attraversando il ponte a piedi per  lavorare. Lei è una madre di tre figli di cui uno cristiano. Quando le chiediamo perché ha deciso di spostare la sua e la sua famiglia fuori città ci dice:E’ a causa di Al-Shabaab che mi sono trasferita fuori di Garissa. Si può essere sparati in qualsiasi momento mentre si cammina, a casa che può soltanto provenire dalla boscaglia“. Nel mese di aprile di quest’anno, centinaia di studenti presso l’Università Garissa, nel nord del Kenya sono stati attaccati quando Al-Shabaab militanti attraverso il confine in Somalia dove hanno fatto irruzione persone dai dormitori al college. Si cercava di separare studenti cristiani dai loro compagni musulmani, i predoni uccisi 147 e feriti decine di altri, oggi, l’università è vuota. I cristiani in Nord Orientale del Kenya sono oggetto di ripetuti attacchi da parte dei militanti di al-Shabaab.

La Messa domenicale nella cattedrale di Garissa, Nostra Signora della Consolazione, i banchi sono pieni. La congregazione è in preghiera sotto scorta armata, ma stanno pregando comunque. Ayman Al-Zawahiri è il leader di al Qaeda, in precedenza ha agito in qualità di medico personale di Osama bin Laden e con un ruolo importante negli attacchi terroristici. Ogni Domenica porta con sé nuove minacce di Al-Shabaab. I cristiani di Garissa viene detto che se voi adorate il vostro Dio,  morirete. Uno di quelli che frequentano la Messa Domenica, Patrick Gitau ci dice che, nonostante i rischi: «Ogni Domenica sono qui è la mia cattedrale. Sono stato battezzato in questa chiesa e continuo ad andarci, reprimendo la paura“. A guidare questa congregazione in questi tempi incerti c’è il sacerdote maltese Joseph Alessandro, ora Vescovo di Garissa,venuto in Kenya nei primi anni 1990. E’ stato colpito da militanti separatisti sulla costa del Kenya nel 1993, e ha lasciato il paese per ricevere cure mediche, ma era deciso a tornare e lo ha fatto a Garissa cinque anni fa. Nonostante le minacce che arrivano prima di ogni messa domenicale, lui dice che non avrebbe mai in considerazione di lasciare la sua congregazione. E’ nostro dovere, non scelta, rimanere qui dal momento che stiamo nominati vescovi, dobbiamo rimanere, ma non sopportiamo quello che succede. Sulla scia dell’attacco, dice, molti studenti smisero di frequentare le lezioni. Prima dell’attacco Garissa, abbiamo avuto 460 studenti nella nostra scuola, ora soltanto 300. Gli altri hanno lasciato Garissa o avevano paura di tornare [a scuola]a causa dell’attacco. Ora stiamo guadagnando la fiducia ancora una volta – abbiamo la sicurezza del nostro per la scuola e anche durante la notte, grazie alle suore e  come sacerdoti“, quale costante in questa comunità. Sorella Evelyn Ingoshe, ha fatto parte della diocesi di Garissa per due anni. Lavora presso la scuola a fianco della Cattedrale Garissa. Suor Evelyn ci dice che lei ama i bambini, ed è per questo motivo che ha dedicato tutta la sua vita al loro servizio. Essere pienamente consapevoli dei rischi connessi ha deciso comunque di venire a lavorare in questa parte del Kenya, dove i cristiani hanno subito molti attacchi e ci sono ogni settimana, se non le minacce quotidiane. La diocesi ha ricevuto parole di incoraggiamento dal Papa stesso. Su invito della diocesi, il Vescovo Alessandro ci dice che il Papa avrebbe aggiunto Kenya per il suo viaggio in Africa nel mese di novembre. Dice che membri della congregazione saranno scelti per viaggiare a Nairobi per incontrarlo. Per il momento, però, lui ed i suoi vescovi si stanno concentrando sul quotidiano impegno di mantenere il loro gregge al sicuro come meglio possono: “Noi siamo il popolo di Dio, noi siamo uomini di fede Dio non ci e forse nei momenti abbandona quando sentiamo che ci siamo lasciati da soli ci sono quei momenti che Dio possa essere molto vicino a noi… Anche se noi non lo sentiamo“.

(tratto dal canale Youtube dell’emittente ‘CNN’)

 

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