venerdì, Ottobre 22

Crisi ucraina: all'orizzonte nessuna fine

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Era la notte del 21 novembre e faceva freddo, quando centinaia di manifestanti si son ritrovati nella piazza principale di Kiev, capitale dell’Ucraina. Non era facile immaginare che proprio quella protesta avrebbe presto portato il Paese a precipitare in un conflitto civile, accendendo la scintilla di guerra tra Russia e Occidente, il conflitto più pericoloso dopo la Guerra Fredda. L’annessione della Penisola della Crimea alla Russia, lunghi mesi di scontri violenti tra i dimostranti pro-Russia, il posizionamento delle truppe militari in Ucraina dell’est, sono stati tutti motivi che hanno alimentato accese tensioni, cosa mai vista negli ultimi decenni.

La linea politica imposta dal Presidente russo Vladimir Putin sull’ Ucraina è stata autoritaria; gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno mostrato poca volontà di scendere a patti. Questo ha significato per l’Ucraina una presa di distanze sempre crescente, che ha altresì aumentato la paura di uno scontro vero e proprio.

Mai la crepa tra la Russia e Occidente era stata così profonda. La crisi dei missili di Cuba, nel 1962, che vide l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti sull’orlo di una guerra nucleare, era stata la lezione da cui Mosca e Washington hanno imparato a comunicare più da vicino con l’obiettivo di ridurre la minaccia di una guerra nucleare su scala mondiale. Così, da quel momento, il collasso dell’Unione Sovietica ha cambiato gli assetti e l’America, in posizione di prima linea, non ha più avvertito la necessità di trattare la Russia a pari livello, senza dimenticare che l’ economia e le forze militari di quello Stato avevano abbassato la guardia.

Putin, che voleva risanare il prestigio della Russia sin dalla presa di potere nel 2000, ha dimostrato un’apertura nei confronti degli USA, offrendo supporto a Washington  nella lotta agli attacchi terroristici dopo l’11 settembre, e spingendosi fino a sondare il terreno sulla possibilità che la Russia potesse entrare nella NATO. Ma gli Stati Uniti gli hanno voltato le spalle, sfidando non solo la Russia a produrre sistemi di difesa balistica, ma anche a rafforzare la presenza militare NATO ai confini con la Federazione russa. Sospetti reciproci si sono amplificati nei conflitti in Iraq, Libia e Siria, e con la cosiddetta ‘rivoluzione a colori’, considerata dal Cremlino il risultato dell’intrusione statunitense nella questione. Risultato: la crisi ucraina ha portato Russia e Stati Uniti al punto di rottura.

 

LE ORIGINI DELLA CRISI

La Russia e l’Occidente hanno visioni differenti e contrastanti sulle ragioni che hanno scatenato la crisi ucraina. L’America, con i suoi alleati, sostiene che l’attacco è derivato dai tentativi da parte di Putin di dominare i vicini della Russia, scommettendo sulla ri-creazione dell’impero sovietico. Mosca, a sua volta, sostiene che la crisi è stata mossa dall’ostinato rifiuto dell’Occidente di ascoltare e rispettare gli interessi – null’altro che legittimi – in Ucraina, un territorio che per secoli ha fatto parte della Russia imperiale e dell’impero sovietico.

Putin ha agito nel tentativo di sollecitare l’UE nelle consultazioni con la Russia, prima della firma di accordo per associazione politica e per il libero scambio con l’Ucraina. Il Presidente sostiene che questo Stato abbia trovato un accordo con la Russia, e questo vorrebbe dire che la firma con l’UE permetterebbe alle merci provenienti dall’Europa il libero accesso al mercato interno russo.

Ma l’UE fa orecchie da mercante rispetto alla richiesta proveniente da Mosca, e il Cremlino ha sollecitato l’ex Presidente ucraino Viktor Yanukovych a mettere da parte l’accordo con l’Unione – firmato il 21 Novembre – un fatto che ha suscitato l’ira degli ucraini che, ormai speranzosi, credevano di vedere finalmente un export di più facile gestione, oltre ad altri benefici.

Gli ucraini infervorati son passati da poche centinaia a centinaia di migliaia, accesi da una rabbia crescente contro corruzione e povertà. Hanno intrapreso azioni violente che hanno messo Yanukovych alle strette, che ha così dovuto procedere all’accettazione di un accordo UE ponendo un freno al suo potere e indicendo le elezioni anticipate. Ma solo dopo poche ore dalla firma del documento – era il 21 febbraio – i dimostranti si sono scatenati contro la sede del governo, facendo sì che Yanukovych si dileguasse dal territorio russo.

Putin ha letto l’espulsione di Yanukovych come un cinico atto fedifrago da parte dell’Occidente, che gli ha suscitato il pensiero di una potenziale mossa della Casa Bianca e dei suoi alleati, vale a dire posizionare l’Ucraina in corsia preferenziale per una rapida adesione alla NATO, proprio quello che la Russia teme da sempre. Putin si è mosso molto velocemente, e alle truppe russe son bastati pochi giorni per ‘doppiare’ la Penisola della Crimea ucraina, base russa della marina militare, bloccando così le forze militari ucraine e le rispettive caserme. Qualche settimana più tardi abbiamo assistito all’annessione della penisola alla Russia, una mossa operata a pieni voti dai residenti in un referendum in Crimea.

Nel mese di aprile c’era stata una ribellione a sostegno della Russia che aveva spinto la maggior parte dei parlanti di lingua russa nella parte orientale dell’Ucraina, proprio laddove si temeva un abuso di diritti da parte del nuovo e feroce governo nazionalista.  Ribellione che è costata più di 4.300 vittime e che continua nonostante il segnale di ‘cessate il fuoco’ di settembre.

 

VINCITORI E VINTI

La popolarità di Putin è salita alle stelle grazie all’annessione della Crimea, evento che la Russia ha visto come un ritorno alla restaurazione dello storico sistema di giustizia. La Penisola del Mar Nero, presa d’assedio dall’armata russa a fine XVIII secolo dai Tatari alleati degli Ottomani, era stato portato in territorio di competenza ucraina a opera del leader sovietico Nikita Khrushchev nel 1954, con una strana mossa di poco rilievo prima del collasso sovietico.

A differenza della Crimea, la ribellione a favore della Russia nell’est dell’Ucraina è diventata una gatta da pelare per Mosca. Se da un lato ha spostato l’attenzione dall’annessione della penisola di Crimea, il ‘sì’ della Russia nell’ammutinamento ha portato a diverse sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. Sanzioni da parte dell’Occidente ‘più’ crollo dei prezzi del petrolio, ‘uguale’ rublo a – 40 punti percentuali del suo valore dall’inizio dell’anno scorso, inflazione dei prezzi e investitori in fuga dal mercato russo. Gli esperti prevedono che il prossimo anno l’economia – per cui si prevede una crescita zero – cadrà nel baratro della miseria.

L’Ucraina si è ritrovata in una situazione, se possibile, ancor peggiore, riuscendo ad evitare la bancarotta solo grazie agli aiuti finanziari da parte dell’Occidente. I consumatori si ritrovano davanti a prezzi in quota e a tagli imminenti sul petrolio proprio nel bel mezzo della stagione invernale, in un momento in cui le riserve di gas e carbone si stanno esaurendo. Le truppe militari ucraine hanno troppo tollerato le umiliazioni delle sconfitte nell’est e Kiev ha perso ogni speranza di controllo nei territori occupati dai ribelli. Ma chi sta pagando pegno sono i residenti della ribelle zona est, intrappolati in continui conflitti armati e private di stipendi e pensioni per volere del governo ucraino.

 

SI GIOCA COL FUOCO

Putin ha allertato l’Occidente contro l’interesse della Russia in Ucraina e ha provato a spingere per ulteriori sanzioni, facendo un’inequivocabile allusione a una guerra nucleare della Russia. E in maniera ufficiosa, non sono mancati altri segnali molto più pungenti. Un ospite di rilievo apparso sulla rete televisiva nazionale aveva già annunciato che la Russia potesse essere il solo Paese nel mondo capace di ridurre in “cenere radioattiva” l’America, e aveva scherzato sul fatto che il Presidente Barack Obama avesse “cambiato colore” per la preoccupazione.

E pensare che una simile allusione retorica sarebbe stata impensabile ai tempi della Guerra Fredda, quando gli attacchi ai Presiedenti di Stato venivano considerati taboo sia nell’Unione Sovietica, sia in Occidente. Invece, la crisi ucraina ha rotto le righe e ora i media occidentali e gli stessi politici possono sentirsi finanche liberi di accostare l’immagine di Putin a Hitler, e la TV russa e i legislatori possono rispondere a tono, senza polemiche.

Alcuni inviati hanno osservato che ciò che manca alla generazione attuale dei capi politici è la paura per una nuova Armageddon nucleare – cosa che i loro predecessori quantomeno temevano – e sembrano tutti molto incauti nelle loro azioni e programmi.

Putin è già stato molto impaziente con le azioni intraprese in Crimea e Ucraina dell’est, e sembra ormai pronto alla prossima escalation militare se i capi d’Occidente continueranno a voltargli le spalle come hanno fatto a Brisbane, in Australia, dov’è stato accolto con un gelido saluto di benvenuto al vertice G20. Sembra che l’Occidente stia sottovalutando sia il potenziale distruttivo della crisi ucraina sia la disperazione della Russia. Insomma, mai il mondo era stato a così pochi passi da una guerra militare senza precedenti. Erano i tempi della crisi dei missili a Cuba.

 

Traduzione di Silvia Velardi

 

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