martedì, Settembre 21

Crisi politica in Turchia ma l’UE si fida di Erdogan

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Sono arrivate oggi le dimissioni del premier turco Ahmet Davutoglu al termine di un vertice del partito di governo Akp. Le problematiche riguardano ancora una volte le scelte del Presidente assoluto Recep Tayyip Erdogan che si è scontrato negli ultimi giorni con il primo ministro dopo che i vertici del partito gli avevano tolto il potere di nominare i leader provinciali. Questa la motivazione che appare essere la principale, mentre dall’opinione pubblica sembra chiaro che siano state le posizioni più morbide sul presidenzialismo ad aver fatto espellere Davutoglu. L’ormai ex primo ministro, che verrà sostituito il 22 maggio, stava cercato di mantenere un dialogo aperto con i curdi e voleva tutelare i diritti civili prima di asservirsi completamente a vedute più lealiste. La crisi turca, l’evidente repressione dei curdi con il coprifuoco, gli oltre 120 morti nel sud est, i carri armati sopra le abitazioni, gli abusi e le sevizie dell’esercito turco non sono più un problema per Ahmet, ma solo per Erdogan e per suo stuolo di islamisti e lupi grigi. La democratica Europa stavolta non può ignorare i lampanti problemi interni di Ankara; è evidente che la penisola anatolica sia alla deriva ma le vedute dei 28 restano piene di fiducia. La Commissione europea, infatti ha oggi raccomandato a Consiglio e Parlamento Ue la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi nell’area Schengen. Saranno estesi invece i controlli temporanei alle frontiere interne fino ad un massimo di sei mesi e solo per alcuni confini specifici ad Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia. Quattro paesi dell’Europa dell’est, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia  continuano a contestare il sistema delle multe previsto dalla Commissione Ue contro gli stati che si rifiutano di accettare la propria quota di migranti. Per il ministro degli esteri ceco Lubomir Zaoralek la proposta di Bruxelles è «una spiacevole sorpresa». La proposta della Commissione Ue di riforma del regolamento di Dublino, presentata oggi a Bruxelles, prevede per lo Stato che temporaneamente non prende parte ai ricollocamenti un contributo di solidarietà di 250mila euro, per ciascun richiedente asilo che non viene accolto. Il ministro dell’interno polacco Witold Waszczykowski si è chiesto se si tratti di «una proposta seria», mentre il ministro degli esteri ungherese Peter Szijjarto ha dichiarato che si tratta di «un ricatto inaccettabile». Il vice ministro degli esteri slovacco Lukas Parizek ha ribadito che il suo paese accetterà rifugiati solo su base volontaria. Intanto Vienna ha confermato di voler comunque provvedere a istituire controlli al confine del Brennero nel caso di un incremento del flusso migratorio. «Il Brennero è un simbolo di amicizia e di dialogo e la chiusura è poco più di una provocazione che attiene alla campagna elettorale austriaca», ha riferito Matteo Renzi alla conferenza stampa congiunta avvenuta quest’oggi sulla due giorni che vede ospiti a Roma oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel, e domani il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, e il presidente del Consiglio Donald Tusk. In agenda non solo la tematica dell’immigrazione ma il conferimento del premio internazionale Carlo Magno di Aquisgrana, conferito ogni anno per il lavoro svolto in favore dell’integrazione e dell’unione in Europa e che quest’anno andrà a Papa Francesco. Intanto il premier italiano ha riferito che «è dovere di tutti che la scommessa Ue sull’immigrazione funzioni, siamo impegnati perché l’accordo con la Turchia possa essere incoraggiato e implementato. C’è una forte convergenza tra Germania e Italia per un approccio carico di valori umani e dignità ma anche per offrire una proposta politica come Ue seria, credibile e di lungo periodo». Parole confermate dalla Merkel con la quale si è trovata però in disaccordo sui fondi. «L’Europa è in una fase molto fragile ma è il nostro futuro – ha aggiunto la Merkel -, dobbiamo imparare a gestire insieme le sfide».

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