martedì, Ottobre 26

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BangkokLa crisi globale, anche alla luce della recente debacle cinese, si riflette con luce sempre più sinistra anche sullo scacchiere asiatico considerato nella sua interezza. Giorno dopo giorno, i dati relativi all’andamento della produzione e del PIL di svariate Nazioni del quadrante asiatico, ‘Tigri Asiatiche’ comprese, tendono a incupirsi sempre di più.

Il punto di non ritorno negativo s’è esplicitato in particolar modo a causa della concomitante crisi cinese, una crisi che si è evidenziata sia in ambito produttivo sia in ambito finanziario. Questo ha espresso un effetto ombra ancor più cupo sull’intera area asiatica, prima ancora che nel contesto globale. Anche chi persegue da tempo una politica di distanza dall’Impero di Mezzo -come accade nel caso di Taiwanviene volente o nolente a ritrovarsi coinvolto, non foss’altro che per il fatto che viene così a mancare non solo un vasto competitor, ma anche un altrettanto vasto cliente. Esattamente lo stesso discorso che si potrebbe fare nel caso di numerosi Paesi dell’arco asiatico che va dalla Thailandia fino alla Corea del Sud, dall’Indonesia -una delle principali economie mondiali- fino al vertice finanziario dove primeggia notoriamente il Giappone. E così via discorrendo.

Ora la radiografia della crisi va popolandosi ogni giorno di più di dati, report, documenti, valutazioni fatte da banche, agenzie di rating e centri accademici esperti in ambito economico e finanziario. E in questo enorme puzzle di dati, ognuno contribuisce con la sua vena specifica pessimista, più che altro perché -nel breve e brevissimo periodo- si intravedono ben poche vie di uscita e temi per i quali avere delle speranze.

Taiwan sta diventando anch’essa una specie di cartina tornasole dello stato della crisi globale rivista in ottica asiatica. L’Indice della Produzione -che si è attestato sul valore di 104,47 ad agosto- mostra i segni di un continuo andamento al ribasso dal giorno in cui raggiunse il picco alto -ovvero 111,73- nello scorso mese di marzo.

I dati espressi da un po’ tutte le categorie produttive sono generalmente tendenti al ribasso, mentre quelli relativi alla produzione di metalli di base, macchinari meccanici, attrezzature, macchine, così come anche la computeristica, i prodotti di elettronica e quelli dell’ottica hanno avuto un vero e proprio tracollo del 9 per cento. L’output di componentistica elettronica e di singole parti per elettronica, la categoria della produzione taiwanese più estesa (oltre che più rinomata nel mondo) ha mostrato anch’essa indici al ribasso drammatici, visto che si registra un calo del 3,28 per cento. La sottocategoria produttiva dell’industria dei pannelli è anch’essa scesa del 10,82 per cento. La domanda sempre più lenta di prodotti di elettronica e i livelli attuali della competizione globale hanno contribuito nel loro complesso alla discesa di tutti i valori della produzione nel comparto trainante delle parti di elettronica e nell’industria della componentistica più in generale, fatto tristemente avvalorato e comprovato dallo stesso Ministero dell’Industria taiwanese. Ragioni similari hanno causato un andamento negativo anche nell’ambito della produzione di computer, prodotti elettronici e di ottica, così come nella produzione di macchinari e di attrezzature.

La produzione di berline e di veicoli di dimensioni e cilindrate maggiori è di fatto crollata di oltre il 20 per cento, in quanto la domanda s’è progressivamente rallentata nel corso del mese lunare, mentre alcune produzioni di prodotti più popolari sono state del tutto sospese. Le vendite considerate come aggregato sono diminuite di circa il 3 per cento.

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