venerdì, Giugno 18

Consultazioni Governo: gioco al massacro e gioco delle tre carte L’inutile gioco al massacro con tiri incrociati su ciascun candidato a Palazzo Chigi

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Il bel Paese sembra aver acquisito la dote principale dell’omonimo famoso formaggio: la sua morbidezza. In questa morbidezza, più volgarmente mollezza, affondano i vari tentativi di dare un Governo al suddetto (Paese, non formaggio). Non ha molto senso ricorrere al patetico espediente da prima Repubblica di incaricare personaggi istituzionali a vario titolo come esploratori quando per la Costituzione l’esploratore è solo uno e sta al Quirinale a fare essenzialmente solo quello – indicare un Governo, dare un incarico, chiedere un risultato nel supremo interesse dello Stato di cui è a capo. Ma tant’è.
Nella lavanderia politica si è scatenata una rissa ignobile che indigna, e che probabilmente è oggetto di risate e commenti salaci nel resto d’Europa, abituata a quasi tutto ma non all’incredibile: perché è incredibile che  una schiacciante maggioranza di centro destra, presentatasi al Paese come la panacea indispensabile contro la languida inerzia della defunta sinistra, non riesca a proporre un Governo. Le varie formule indicate dai media assomigliano alle ricette escogitate dagli alchimisti medievali per sintetizzare la pietra filosofale che tramuti lo sterco in oro. Alle difficoltà si aggiunge, poi, la solerte tempestiva provvida iniziativa giudiziaria nel caso mafia-istituzioni.

Così tra i veti incrociati, gli insulti, le accuse, il ‘popolo disperso‘ di manzoniana memoria non si è visto proporre da alcuno lo straccio di un programma, mentre la Spagna, oggetto di dileggio fino a mezzo secolo fa, si accinge al sorpasso. Un PD tentato da un ritorno impensabile e impensato nella stanza dei bottoni premuti invano in passato. Un Movimento Cinquestelle lacerato fra movimentismo e ignote responsabilità di Governo, istituzione sempre demonizzata in passato. Una Lega che non capisce più chi è amico e chi è nemico, chi è un concorrente sleale e chi vorrebbe invece collaborare. Un Berlusconi scatenato e furibondo che qualsiasi Governo nasca dovrà temere come la peste. E in tutto questo putiferio l’aggirarsi della pattuglia dalemiana chiamata a un inverosimile repechage. Ce n’è per tutti tranne che per il bel Paese.

Ora nel gioco delle tre carte, altra specialità nazionale ampliata a cinque carte (o sei o nove), tutti rischiano di bruciarsi uno dopo l’altro negli incarichi successivi che il Capo dello Stato dovrà decidersi a dare, si spera entro l’anno in corso. Più andrà avanti questa pantomima, più il tessuto politico si logora, si sfilaccia e si strappa. Poiché sarebbe esiziale per il poco futuro restante alla nostra democrazia l’ipotesi di un ritorno al voto in tempi brevi (ormai se ne parlerebbe in autunno), le soluzioni non sono molte. Pare inevitabile che in ordine decrescente tutti i leader, ci si passi la parola, dei partiti vincitori alle urne vengano fatti salire al Quirinale nella speranza che ottengano loro ciò che non hanno ottenuto i vari esploratori. Si profila un gioco al massacro con tiri incrociati su ciascun candidato a Palazzo Chigi.

Se in Italia regnasse un poco di fantasia, e una volta ne abbondavamo, dall’Ariosto a Fellini, si potrebbe ragionare così: un Governo c’è, già con una maggioranza ormai defunta, e allora visto che bene o male ha governato, rispediamo alle Camere l’umile paziente silenzioso servitore dello Stato, tal Gentiloni, con l’incarico che sia lui, con in mano le leve del potere economico e con una discreta conoscenza della situazione finanziaria, a costruirsi intorno una nuova maggioranza alternativa, integrativa, suppletiva che sia, ricucendo gli strappi della tela politica.

In fondo abbiamo avuto già nella storia un ‘tessitore’ del calibro di Cavour. Con i tempi che corrono ci dovremmo accontentare di un più semplice ‘rammendatore’.

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