sabato, Ottobre 23

Crisi di governo: nani, ballerine e grassatori al comando Un ceto politico di nani, ballerine e grassatori è quello che ci governa sostanzialmente al centro come in periferia

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Sono in genere due le questioni delle quali si ricomincia a parlare, con maggiore o minore (per lo più minima) competenza, quando si è nel mezzo di una crisi di governo, quando sono vicine o temute le elezioni o le crisi politiche. Della Magistratura e delle sue presunte (o vere) azioni ad orologeria e mirate, e delle riforme costituzionali.

Di queste ultime in particolare molto si discetta, specialmente da chi di diritto costituzionale poco sa e meno può sapere. La motivazione e il tema ricorrenti sono sempre gli stessi: occorre un Governo forte che possa decidere e agire. Non si dice, ma si legge così, ‘nonostante il Parlamento’. Dimenticando due piccoli ma serissimi particolari: che la nostra è, o dovrebbe essere, una democrazia, e che è tutto da dimostrare che aumentando i poteri del Governo a danno del Parlamento cambi qualcosa. Anzi, a dire il vero, proprio l’esperienza degli ultimi due anni dimostra il contrario: mai si era visto un Presidente del Consiglio così attivo e strabordante e di alleanze flessibili (o flesse?), e un Governo che ha agito con decreti legge esautorando il Parlamento (con gioia degli stellini che considerano i parlamentari dei ladri di stipendi e li vorrebbero tirare a sorte) impossibilitato a lavorare sul serio, purtroppo con un Presidente della Repubblica che, ottimo da moltissimi punti di vista, su ciò non ha puntato i piedi. Vero anche che il ‘livello’ specialmente culturale (su quello etico sorvolo per carità di Patria) dei nostri parlamentari, lo abbiamo visto in queste ultime due o tre settimane e ci accingiamo a vederne ancora delle belle.

Ma poi, gira e volta, quali sono i problemi, i presunti problemi? I conflitti regionali e, udite udite, il semestre bianco, per tacere della misteriosa cosa del Governo senza poteri che, secondo i disecettanti, si risolve con la sciocchezza della sfiducia costruttiva, cioè del potere infinito al Governo. Possibile che tutti questi meravigliosi soloni e legislatori in sedicesimo, non si rendano conto di cosa vuol dire quella sciocchezza, visto che la hanno sotto gli occhi? Quali sono i problemi oggi? La maggioranza? No, la maggioranza c’è. Il problema è il Governo appiccicato con l’attak alle poltrone e la maggioranza che visibilmente (magari per ragioni diverse) non lo vuole, ma non sa come fare per buttarlo fuori, tanto più che è prontissimo a cambiare maggioranza: Conte è prontissimo a restare lì, ma con Salvini, e Salvini anche. E allora di che parliamo?

D’altra parte il mostruoso pasticcio delle Regioni è stato fatto esattamente da gente che ha considerato vecchia la Costituzione (roba da matti: gli stessi che considerano un mito quella americana vecchia di due secoli e mezzo, e lo abbiamo visto come ‘funziona’!) e la ha ‘ammodernata’, facendo un pasticcio mostruoso, del quale molti avevano temuto gli effetti. Ma i dottori più o meno sottili di allora non intendevano ragioni: ed eccoci qui. Regioni litigiose e stupide, che si appigliano ad ogni virgola di disposizioni lunghe, farraginose e contraddittorie, fatte apposta per creare problemi di interpretazione. La maggior parte del lavoro della Corte Costituzionale è dedicato a sciogliere i guai creati da leggi regionali folli; così come la gran parte dei problemi oggi sono causati dai bastoni tra la ruote posti dalle Regioni, i negoziati bizantini ed infiniti, i ricorsi al TAR eccetera.

Piccoli cacicchi locali, per lo più ignoranti quasi e più di quelli di Roma, che oltre a fare pasticci amministrano per lo più con i piedi e non sanno dire altro che loro sono meglio di tutti, salvo a buttare milioni in vaccini che poi non somministrano o che non sono adatti!
E naturalmente non manca mai la citazione di Francesco Cossiga: ‘se scoppia una guerra non si sa chi comanda’. Cosa che, detta da chi in pratica comandava l’armata segreta destinata a impedire cambiamenti sgraditi nella politica italiana, è proprio la cosa ideale.

Parliamoci chiaro: se certicambiamentinon sono avvenuti, è proprio perché alla fine, pur in un clima in cui il tradimento era pane quotidiano, le istituzioni hanno retto e reagito proprio in quanto tali, proprio grazie al fatto che erano così ‘poco chiare’. L’altra critica, per la quale si sta governando la epidemia con decreti molto semplificati proceduralmente, dovrebbe essere un vantaggio no? Non si può dire che il sistema è farraginoso e non funziona, e poi lamentarsi che con un DPCM si possono adottare misure di emergenza in poche ore. Ci si metta d’accordo con sé stessi, almeno.

Quanto all’altra cosa che sconvolge i critici della nostra vecchia Costituzione è il semestre bianco e cioè il fatto che il Presidente della Repubblica non possa sciogliere le Camere a fine mandato, allo scopo ovvio di non precostituirsi una rielezione. Non mi sembra poi così drammatico. Quanto all’alternativa di vietare la rielezione, mi sembra poca cosa, cozzerebbe contro il fatto che in certi casi può diventare inevitabile (come è stato, purtroppo, con Napolitano) a causa della confusione politica. Ma questo sarebbe il meno: è il Parlamento che elegge il Presidente della Repubblica, se non sa trovarne uno, perché 101 mentecatti promettono di votare uno e votano un altro è colpa della Costituzione o del ceto politico infame che abbiamo?

Ecco il punto. Lo stiamo vedendo in questi giorni. Un ceto politico di nani, ballerine e grassatori è quello che ci governa sostanzialmente al centro come in periferia: lo vediamo ogni giorno, ogni minuto, da quello che offre le mazzancolle ai poveri più ricchi, a quello che offre fritture di pesce, a quello che compra in regalo i camici della moglie, al ‘genio della mediazione politica’ che sta in galera per imbrogli vari, a quello che cura la xylella con lo sciampo della Pellegrini, per non parlare di quello che parla del ciclo del glucosio o, infine, di quello che parla di ‘siumpateia’, su cui vedi Google!

Ma poi, ti capita di sentire un Grande Giornalista, Grande Storico, Grande Opinionista, Grande Intervistatore, un Grande dire, con la sufficienza sprezzante che gli è propria, che certo uno non può andare a scomodare delle persone importanti onorate del titolo di Senatori a vita e impegnati in ben altro, per andare a votare in Parlamento. Ebbene, Grande quello che vuole, questo no: il Parlamento si rispetta, va rispettato, da tutti, sempre e comunque. E dunque caro Grande, cari parlamentari sbilenchi, sgrammaticati, senza cravatta, urlanti, discinti, con sciarpe colorate, con cartelli insulsi a gridare la vostra pochezza e voi ‘onorati, che non onorate’ il Parlamento di cui fate parte, voi tutti: vergognatevi!

Ah già, dimenticavo, uno di quelli di cui parlavo prima sta in galera perché la nostra pessima magistratura tenta di mandare in galera la gente che manifesta una certa sbarazzina leggerezza nei riguardi dei soldi della collettività. Poi, per carità. Lo fa malissimo, lentamente, eccetera, ma che c’entra la Costituzione? Meglio i giudici scelti dal potere esecutivo? come nella modernissima costituzione americana di due secoli fa. Trump ha nominato trecento giudici federali e tre costituzionali: immaginate se Salvini avesse fatto lo stesso? Eppure si legge proprio in questi giorni della opportunità di scegliere le materia sulle quali agire da parte dei pubblici ministeri, contravvenendo cioè alla legge e alla Costituzione. E lo dice proprio, papale papale con una sfacciataggine degna di miglior causa, un giudice: «elaborare i criteri di priorità in modo razionale e trasparente con il contributo – come già avviene in molti casi – di tutti i magistrati della Procura, ma anche degli altri uffici del Distretto e dei Consigli dell’Ordine degli avvocati. Con la consapevolezza, però, che alla fine resterà necessariamente in capo al procuratore, e poi al singolo sostituto, un margine di discrezionalità che non è sinonimo di arbitrio, ma valutazione responsabile delle questioni in gioco e delle risorse disponibili». Discrezionalità, risorse disponibili: cioè quel furto sì, quell’omicidio no; e chi decide? Secondo la signora Chirico il Governo (cioè i ‘potenti’), secondo Nicola Gratteri, autore della frase di prima, gli stessi giudici, cioè i potenti che interverrebbero per vie traverse.
E l’interesse pubblico? E l’interesse dei cittadini? E perché se mi spaccano il vetro di una finestra io mi devo sentire dire che i giudici hanno deciso di occuparsi dei vetri delle cantine? Ma vi pare? Le garanzie, dottor Gratteri, la libertà dottor Conte: che fine fanno?

Certo, direte voi, questo lo dice un giudice molto garrulo tra i garruli, che dice anche che decide, sulla base di criteri politici suoi, quando arrestare qualcuno e ritiene che se i giudici di merito decidono diversamente da lui, c’è qualcosa sotto! Eh, ma l’idea è questa e meno male che voleva fare il Ministro. Vedete: alla fine, la mia netta impressione è che il problema non è tanto di meccanismi e regole, ma di persone.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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