domenica, Agosto 1

Crisi di governo, mi dimetto da italiano Dal 1993 del governo tecnico del grande Ciampi, 28 anni dopo ritorna la non politica che farà una seria politica con Draghi

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Beati monoculi in Eh sì, gli orbi da un occhio paiono ‘giganti’ in un mondo di ciechi. Questo sarebbe il capo di (Forza) Italia Viva, alquanto morente per consistenza, dinanzi a sciatti mediocri politici di una maggioranza sotto Conte-pochette due spazzata via dai machiavellismi del primo, per insipienza sciatteria ed assenza di un progetto politico serio per rifare l’Italia, con questa politica. Una pseudo crisi scatenata da chi doveva cambiare il mondo cospargendolo a malapena di mine. Unica crisi in Europagià spazientita per i ritardi di progetti per l’accesso ai 209 miliardi.

Mentre scrivo Mario Draghi, Super Mario ‘Messia’ ha preso il posto della quasi, forse politica arrivata al pochette due ed implosa sul ter, intermediata da una foglia di… Fico. Partiti licenziati con tono grave dall’unico adulto il Presidente della Repubblica (delle banane ma senza Woody Allen) Sergio Mattarella, che ha usato bene il mattarello.

Alcune riflessioni. Su questo quotidiano già l’anno scorso, facile previsione, avevo previsto l’arrivo del mega (un altro?) ‘tecnico’, un similMonti, tecnici solo perché privi di propri partiti. È il Draghi che tremar il mondo fa confliggendo con successo con la Merkel ed il potente Weidmann capo Bundesbank. Che lo scenario cambiava fu spia un piccolo indiziol’acquisto da un editore puro ad un produttore di auto di un quotidiano moderatamente indipendente, oggi scadutoposizionato verso un centro-democratico con un triste scamiciato americanista ed europeista. Con l’altro direttore messo alla porta senza preavviso, cafoneria di eredi torinesi privi di stile, senza dir nulla ai lettori pseudoprotagonisti della testata, giornalistica intendo, mentre le altre le diamo dove possiamo. Con la chiosa di un cambio di rotta politico e non culturale confermato dallacancellazione a di una troppo intellettuale rivistaMicromega, pure interessante e critica.

Tiremm innanzi. Siamo da anni un Paese arretrato su economia, cultura, civiltà giuridica, socialità, coesione sociale, con scarne competenze, scarsa autorevolezza, cieco sul futuro dei giovani già scappati altrove (ne sono parte in causa), ieri con valigie di cartone, oggi con master, pc e tante idee qui soffocate. Una nazione superata in tutti gli indicatori perfino da alcuni Paesi baltici, ma non per ignoranza diffusa, corruzione, mafie colluse con poteri statuali ed amministrativi, becera burocrazia, giustizia lenta ed ingiusta (nel senso che non mette in galera evasori fiscali, mafiosi in politica, politici mafizzati, trattativa Stato-mafiadocet). Con ultima nei sondaggi la politica, al 5-7%. Unico Paese ancora non ripresosi dalla crisi dei mutui subprimedel 2008 negli Usa e vorrà dir qualcosa. Paese, il nostro, o forse il loro, rimpannucciandomi in altra cittadinanza, che arretra.

In questo scenario il bulletto di Rignano sull’Arno apre una crisi di governo rivendicando alcune buone intenzione frammiste ad una montagna di ipocrisie per sete di potere nel voler contare ancora e perché frustrato dal non essere più egli il premier. Non avendo elaborato il lutto del referendum perso per megalomania. Piccolissimo indizio pre crisi: il sullodato ha visitato in carcere il detenuto Verdini Denis, con genero leghista, mestatore di trame politiche, non per parlare di calcio! Un ex giovine di provincia fattosi re bruciato dalla sua ambizione, egocentrico, narcisista, pare il profilo psicologico (psicologico…) dell’ex fascista alla Casa Bianca, con il quale (emblematico), condivideva raffiche di tweet perché lui, l’ex giovine, era smart, pensa al futuro ed alle sorti del paese, concetto tanto ripetuto da essere sospetto, con eccessi caratteriali, battutismo spicciolo, circonvoluzioni parolaie, retoriche sul futuro, il non rispondere mai a qualche rarissima domanda seria. Uno scalatore vertiginoso di potere cui sacrificare tutto, che dai primi di dicembre 2020 apre uno scontro, lui dice per il bene del paese, che voleva già aprire nel febbraio precedente contro Bonafede ed i gri(u)llini, sotto traccia odiati.

Dunque si sono sfidati l’avvocaticchio del popolo, azzeccagarbugli nazionale che da professorone volle anch’egli farsi re. Cui si è contrapposto Renzi, amato dai suoi fedeli adepti che se seri dovrebbero valutare quante sconfitte il loro capo ha già maturato nella sua florida carriera, ma sempre per colpe altrui. Oppure odiato, sentimento troppo serio per così poco. O valutato sui fatti (ossia la fiducia, corrispondenza tra dichiarazioni e fatti, totalmente disattesa nel caso del nostro) valutandone l’inaffidabilità, la noncuranza e la sfrontatezza buffonesca, odioso, qui sì,nel fare il finto piacione mentre pugnala alle spalle gli altri, ‘Letta stai sereno’. Riguardatevi il rito della campanella, simbolica trasmissione del potere, Letta livido ucciso a tradimento, il cazzaro rignanese con una faccina beota di contentezza stentorea simil-berlusca quando voleva posare a ducetto serio. Le immagini manifestano l’immediato che le parole disvelano con un’ermeneutica faticosa.

Mi preme prima di questo stillicidio una doverosa precisazione. Non vi è alcuna prevenzione, alcun pregiudizio. Ho i testimoni, quando nel 2014 Renzi aveva vinto le primarie del Pd divenendone segretario, volevo titolare un libello (un libro era troppo) “Perché Renzi ha quasi sempre ragione anche quando ha torto”. Poi temi e ricerche più serie mi distolsero ‘dall’impresa, anche perché nel giro di poco capii con chi avevamo a che fare. Un giovane ambizioso, provocatorio che dette una scossa ad un paese addormentato da tempo, a colpi di una riforma, a parole, a settimana! Non gli si riusciva a star dietro. Inventandosi una terrificante ‘rottamazione’, un gergo guerresco parlando di persone come fossero oggetti, per dire dell’urgenza di politica di facce nuove. Poi venne l’intemerata contro i ‘professoroni’ intellettuali, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelski! Terribile e sintomo di un autoritario che non voleva alcun confronto ed intralcio. E poi, poi… si arrivò al 2016 del famigerato referendum costituzionale con la fida laureata in legge, la Boschi, con cui cambiare 47 articoli della medesima, circa la metà! Ma insomma, cancellare il Cnel non era un’urgenza nazionale, era solo strizzar l’occhio al populistame nazionale, inseguendo la destra, sua collocazione reale. Sonoramente bocciato dichiarò il ritiro dalla politica. Detto fatto, ritorna senza vergogna e si becca un lauto stipendio senatoriale mentre ammicca a leader.

Arrivano le elezioni politiche del 2018 e da segretario blinda i collegi con nomi a lui fedeli, poi ritrovatisi nel nuovo micro partitino e crolla da un 40.8% delle Europee, brandite come consenso nazionale per un voto con sistema nazionale, portando il non suo partito al 18,7%. Sbraitando nella sua Leopolda privata che non avrebbe portato un Pd dal 40% al 18%! Cosa fatta invece senza un’autocritica, vergognoso. Quindi nel 2019 dopo la sbornia del mojito man leghista, Matteo scalpita, dopo il fallimentare Conte uno con leghisti e penta stallati, che volevano aprire come una scatoletta il Parlamento, finiti, poveri tonnetti…. nella tonnara della politica, e forza per formare un Conte due. Il Zinga, uno dei pochi seri, un serio politico poco leader, voleva votare (ancora? Come il Bersani del 2011 poi stoppato da Re Giorgio) ma fu dissuaso dai post democristiani come Franceschini o Bettini stratega. Insomma, l’odiato, fino ad allora dai volgari stellini, rignanese reprime l’odio e combina le nozze, non trovando fichi secchi.

Quindi nel settembre 2019 della nuova alleanza scippa un manipolo di fedeli fregando il Pd, sempre silente e fonda il suo partitino, Italia Viva!! Lo stesso giorno!! E nessuno capì…Confermando l’inaffidabilità con livore ed ira repressi a lungo. Difatti pochi mesi dopo, sensale di nozze, comincia a bombardare i cinque stallati. Con il Pd responsabile che sonnecchia. E Conte due si allarga… poi arriva il virus che ribalta il mondo economico sociale ed esistenziale. Ed il Presidente del Consiglio produce Dpcm a raffica frenando la prima ondata pandemica. Poi, dopo l’estate, complici discotecari virologi no vaxxisti populisti e cazzari vari di destra, tutti al mare ed a settembre con l’estate che sta finendo, la seconda ondata produrrà, dicunt, almeno 50 mila altri morti. Intanto, primo errore contiano, viene la collezione autunnale degli Stati generali, con il super manager Colao e decine di nomi di contorno, da Napoli Roma Milano, a far finta di progettare scenari per il futuro, poi buttati nel dimenticatoio e gratificati da un curriculum arricchito. Pagate le decine di task force quanto? Mai viste negli anni della politica con istruzione, proliferate nella demenziale ignoranza diffusa, virus dell’uno vale un altro, chiunque sia, introdotto in Parlamento dai tonnetti pentastallati. Poi, secondo errore grave, giunge la mega struttura parallela del pochette gestore unico dei soldi europei, con sei super manager e 300! super esperti. Qui, nel prolungato silenzio dei compagni di merende della coalizione, Pd silente con Gualtieri ministro in sintonia con il premier e stellini a gestirsi il proprio, arriva il rignanese e comincia a tirar calci, dire che il paese soffre, servono utili strategie, bisogna essere collegiali, il Mesdeve esser preso (con Boeri e Cottarelli a dire che oggi serve a poco dati i tassi bassi), che i ministri, degli altri,non sono all’altezza. Insomma spara nel mucchio, selvaggio, mentre nessuno avverte l’odore del ‘pugnalatore’ il sicario di un nuovo progetto politico.

Qui si misura l’immensa piccolezza di tutti, con nessuno, a cominciare dagli italioti viventi o vivaisti, che pongaquestioni progettuali nelle sedi deputate, chiedendo opportuni cambi di passo con progetti chiari e coerenti tra loro. Insomma facendo politica, finalmente, nelle sedi naturali. Il rignanese allora, dal profondo del 2-3% di consensi, chiede di tutto, come fatto nei giorni di finta crisi con cui voleva (ah il machiavellico, colpevole Eugenio Scalfari che gli consigliò di leggerlo!), cancellare due nemici e mezzo.

Svuotare il Pd, antico rancore e distruggere i 5 stellini. Per, infine, sbarazzarsi di Conte, reo di non aver capito che con una strategica condivisione avrebbe rafforzato se stesso concedendo a tutti, ma privo di tattica politica è caduto su se stesso. Mettendo in riga il rignanese. Il quale covava rabbia, livore, rancore, volendo essere lui, in un inconscio neanche velato, il presidente del consiglio. Risultato: Conte è saltato, l’incarico va a Draghi, di cui si parlava da almeno un anno e tutti contenti.

Qualche commento. L’infima ‘grandezza’ di Renzi è proporzionale all’insipiente sciatteria e debolezza degli altri contendenti politici. Ha realizzato tutto ciò perché nessuno è stato capace di esprimere qualcosa di meglio di un tirare a campare quotidiano, per quanto reso difficile dalla gestione di una pandemia complicata da scelte opinabili, ritardi e confusioni (quelle sulla scuola indecenti), riproposizione di un blocco dei licenziamenti, in un quadro politico lento senza un acuto, ognuno a coltivare piccole rendite di posizione. E con Draghi che svolge il suo incarico, tutti i partiti si dicono entusiasti della scelta di Mattarella. Fantascienza, ma come, la scelta sofferta di Draghi costituisce un altro schiaffo alla politica incapace di governare, come con Monti ma in un quadro diverso, ed i partiti invece di farsi qualche domanda e capire dove hanno sbagliato, ringraziano, mentre Conte è divenuto improvvisamente un grande leader della sinistra! Morale: dal 1993 del governo tecnico del grande Ciampi, 28 anni dopo ritorna la non politica che farà una seria politica con Draghi, dopo aver pagato cara ed amara l’immoralità caudillica dell’omo arcorensis che ci ha trascinato nel baratro nella goduria dei servi entusiasti, in un Italietta che rimette in riga oggi tutti quelli che hanno fallito e battere le mani per esserci tutti, tranne l’ex ministretta della gioventù (littoria…) che vuole la ‘nazione’ de destra... E poi rivive, tra virus villone a Nizza ed aritmie l’ex pregiudicato di Arcore che discetta di governo dei migliori!!! Lui, paraculando il governo degli ottimati di Platone!! Non si può vivere seriamente in un Paese simile, mi dimetto silente da italiano… in attesa tra qualche anno di compunti articoli dei tromboni giornalistici che ci diranno come e perché l’Italia fallì l’ultima occasione di un progetto per il futuro del Paese. Dei suoi giovani no, erano già scappati tutti… ed io cercavo mio figlio chissà dove.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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