sabato, Aprile 10

Crisi del Golfo: Qatar-Oman, accordo solo economico? Intervista con Cinzia Bianco, già research fellow IAI e analista di Gulf State Analytics

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Ieri, 28 gennaio, il Qatar ha firmato a Muscat un memorandum di intesa con l’Oman per lo sviluppo degli investimenti e degli scambi bilaterali. Secondo quanto riportato ieri da ‘Middle East Eye’, l’accordo coprirebbe una vasta gamma di settori di cooperazione, come ad esempio la produzione e l’esportazione di prodotti alimentari dal Qatar. Doha investirà, inoltre, nello sviluppo di infrastrutture e progetti urbani all’interno delle regioni costiere, in particolar modo nei porti di pesca – fondamentali per le industrie alimentari. Il memorandum firmato domenica scorsa conferma la vicinanza omanita al Qatar. Le relazioni sempre più strette tra i due Paesi assumono, però, una valenza particolare se si considera il contesto regionale e l’attuale crisi del Golfo. Dallo scorso giugno, infatti, il Qatar è stato isolato da Arabia Saudita, Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti, Yemen e Egitto. Quest’ultimi hanno interrotto i legami con il Qatar, accusandolo di sostenere i terroristi e di essere troppo vicino all’Iran – storico nemico di Ryad. A guidare, infatti, la schiera di Paesi sopraelencati ci sarebbe proprio l’Arabia Saudita.

La crisi, ormai, dura da ben 7 mesi, e mette forse a rischio l’efficienza del Consiglio di Cooperazione del Golfo, dividendolo di fatto su due fronti, da un lato ci sarebbe il Qatar, isolato, dall’altro Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Arabia Sauditi. A riservarsi una posizione neutrale all’interno del GCC ci sarebbero, invece, Oman e Kuwait, ma l’accordo siglato ieri potrebbe forse comportare che l’Oman prenda le parti del Qatar nel contesto della crisi del Golfo. Abbiamo intervistato Cinzia Bianco, già research fellow per lo IAI in Oman, Qatar e Emirati Arabi Uniti, e analista di Gulf State Analytics  esperta sulla regione del Levante, per capire se il memorandum firmato la scorsa domenica indica o meno un cambiamento delle dinamiche interne alla crisi del Golfo.

Memorandum Oman e Qatar, di cosa si tratta in termini pratici e perché sarebbe stato firmato adesso?

Questo memorandum formalizza, in realtà, un processo iniziato nel giugno del 2017, quando è stato imposto una sorta di blocco commerciale nei confronti del Qatar da parte di tre dei suoi vicini – Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Arabia Saudita –. Di conseguenza il Qatar è dovuto ricorrere a un maggior sostegno dell’Oman per mantenere aperte alcune rotte commerciali. La necessità chiave strategica di Doha nei confronti dell’Oman consiste nell’utilizzo dei suoi porti commerciali, in particolar modo dei porti di Sohar, Duqm e Salalah. Quest’ultimi, infatti, sono necessari per mantenere l’export di risorse energetiche – specialmente di gas liquefatto – dal Qatar verso il mondo (specie verso i suoi clienti asiatici) senza grandi problematiche. L’Oman va, così, a ricoprire lo stesso ruolo che avevano gli Emirati Arabi Uniti con i suoi due porti di Fujairah e Jebel Ali – al momento chiusi a qualsiasi nave battente bandiera qatariota oppure proveniente o diretta verso il Qatar.

Quali sono i vantaggi economici del Qatar firmando questo memorandum?

Dal punto di vista del Qatar, la cosa più importante è l’accesso ai porti omaniti, fondamentali per continuare l’export del gas liquefatto senza incontrare eventuali problematiche.

Quali sarebbero, invece, i vantaggi per l’Oman?

Un primo vantaggio consiste nell’aumento esponenziale del volume dell’export. Secondo uno studio condotto dalla Camera di Commercio omanita – dati alla mano –, tra il giugno e l’ottobre del 2017 il volume di scambi sarebbe aumentato di quasi il 1000%, una cifra astronomica per l’Oman. Questo dato è fondamentale per il Paese, dal momento che la sua più grande sfida ad oggi è decisamente di carattere economico. L’Oman, infatti, è uno dei Paesi con meno petrolio e gas da esportare, e ha la popolazione più numerosa del Golfo. Di conseguenza, questi elementi esercitano una pressione significativa sul Paese, i cui problemi finanziari sono importanti. Ad esempio, le agenzie di rating internazionali l’hanno degradato di ben 3 livelli in soli 3 anni, oltre ciò, nel 2011 il Paese ha visto nascere delle proteste legate a disfunzioni economiche, in particolar modo alla disoccupazione giovanile – anche nel 2017 si sono verificate delle proteste, seppur su piccola scala, legate alle stesse tematiche. Si può, quindi, asserire che per l’Oman è fondamentale cercare di aprirsi a qualsiasi rotta capace di incidere non solo sull’export- e quindi del ri-export da Paesi terzi – , ma anche su nuovi mercati per i beni prodotti in Oman.

Quali sono, invece, i vantaggi politici qatarioti?

I vantaggi politici sono molto limitati in generale. Per il Qatar, il vantaggio politico potrebbe essere la dimostrazione di non essere completamente isolato all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo. A mio avviso, anche se si tratta di un vantaggio importante, bisogna però considerare che l’Oman è da sempre un membro particolare del GCC. Pertanto, per il Qatar avvicinarsi all’Oman non ha lo stesso significato di avere gli Emirati Arabi Uniti dalla sua parte. Inoltre, considerando le storiche tendenze omanite – il Paese ha sempre agito a modo suo – , era prevedibile che l’Oman non si schierasse con i sauditi. La sua vicinanza al Qatar rappresenta un vantaggio politico, ma rimane comunque molto limitato.

Ci sono, invece, vantaggi politici per l’Oman?

I vantaggi politici sono molto limitati, anzi credo ci siano molti svantaggi per il Paese. Sebbene l’Oman sia rimasto formalmente neutrale nella crisi del Golfo, effettivamente la sua disponibilità per aiutare il Qatar ad aggirare questa sorta di blocco debilita di fatto questa sua neutralità. Si tratta di una scelta principalmente economica, e molto meno politica, dato che questa sua disponibilità è stata fondamentale per l’economia omanita. Da un punto di vista politico, credo che per l’Oman sia in un certo senso anche controproducente prendere le parti del Qatar.

Il Qatar sta affrontando un embargo a tutti gli effetti?

Ritengo inopportuno parlare di embargo quando ci riferiamo al Qatar e alla crisi del Golfo. Non credo sia un termine corretto da utilizzare dal punto di vista del Diritto internazionale. Preferisco, infatti, utilizzare il termine ‘blocco’. Quando si parla di embargo ci si riferisce a una situazione in cui niente e nessuno può transitare attraverso determinati confini, mentre ad oggi è possibile andare in Qatar e poi in Arabia Saudita anche via terra. In molti casi, poi, l’embargo si unisce a un blocco totale delle acque territoriali, o dei confini, nel senso che non solo non transita la merce tramite il proprio territorio, ma non passa merce in generale. Pertanto, il termine embargo indica una situazione lievemente più grave di quella effettiva in cui si trova il Qatar.

Dopo questo riavvicinamento tra Qatar e Oman, cosa dobbiamo aspettarci per i due Paesi e per gli sviluppi dell’attuale del Golfo?

Il memorandum è la formalizzazione di un processo iniziato immediatamente dopo l’inizio della crisi del Golfo, quindi nel giugno scorso. L’Oman ha messo a disposizione del Qatar i suoi porti chiave per l’export energetico qatariota, così come Doha ha messo a disposizione un canale privilegiato per importare i prodotti omaniti. Ci sono, poi, grandi investimenti soprattutto sulle infrastrutture omanite, ovvero un elemento fondamentale se si considera la situazione socio-economica dell’Oman. Rispetto al più ampio contesto della crisi del Golfo, invece, il memorandum non altera di molto gli equilibri attuali. D’altra parte, però, istituzionalizza e consacra la vicinanza tra i due Paesi in questione, comportando quindi una maggior pressione per il Kuwait.

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