venerdì, Maggio 7

Crisi dei migranti: la soluzione è la NATO?

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La Cancelliera tedesca ha finalmente scoperto tutte le sue carte sullo scenario internazionale. Dopo la grave crisi politica che l’ha colpita dallo scorso autunno, Angela Merkel ha coinvolto la NATO per arginare l’ondata migratoria che sta destabilizzando il Paese. L’annuncio, alla conferenza stampa con la Turchia, sono stati molti gli analisti che sono rimasti perplessi, non vedendo un vero motivo per coinvolgere gli alleati dell’Alleanza.

La NATO, nella perplessità di molti, interverrà per supportare Germania, Turchia e Grecia, nell’arginare l’esodo di massa dal Medioriente verso i confini turchi e verso Berlino. L’incisività dell’operazione preventivata è quasi nulla e per molti rimane un mero palliativo ai reali problemi alla base della crisi migratoria. Le attività ‘soft’ saranno limitate al monitoraggio delle acque, lasciando ancora aperta la questione sul salvataggio dei migranti e soprattutto su dove farli sbarcare una volta che la nave avrà attraccato. In poche parole l’Alleanza, farà un accurato lavoro d’intelligence che consiste nella raccolta di informazioni, monitoraggio delle rotte più rilevanti e riconoscimento degli scafisti a borgo dei barconi. Un lavoro che fatto con navi della Marina Militare, sarà mille volte più difficoltoso e meno efficace rispetto a qualsiasi altro piano si potesse L’obiettivo del piano, ha spiegato Jens Stoltenberg, «è  di partecipare agli sforzi internazionali per arginare l’immigrazione illegale, fornendo informazioni di alto livello per aiutare a contrastare il traffico di esseri umani e smantellare le reti criminali, mentre saranno le Guardie costiere turche e greche a salvare, recuperare o respingere i migranti».

Insomma, la situazione non è cambiata di molto rispetto a quella di pochi giorni fa, la NATO ha trovato forse un modo per accontentare Grecia, Germania e Turchia, ma sull’incisività di questa manovra i dubbi restano ancora molto alti. Guardando direttamente alla situazione sul campo, allo stato attuale, nel Mediterraneo, stazionano diversi assetti marittimi della NATO, il più rilevante è sicuramente lo Standing Maritime Group 2, momentaneamente sotto comando tedesco.

Lo Standing Nato Reponse Force Maritime Group 2 o SNMG2 è una forza navale della NATO composta principalmente da navi degli Stati del Mediterraneo, anche se vi operano pure unità navali del Nord Europa e della US Navy. Al momento, questo gruppo dispone di 3 unità navali: la fregata tedesca Bonn, la turca Barbaros e la canadese Fredericton, ma i vertici dell’Alleanza non negano che si potrebbe avere un incremento delle forze con i contributi degli alleati. Lo Standing Nato Maritime Group 2 è un’unità prettamente operativa ed è subito impiegabile per iniziare la sorveglianza marittima.

Quello che appare chiaro fino ad ora è che cosa il SNMG 2 non farà nei confronti dei migranti, cioè non li salverà e non li smisterà nei vari centri d’accoglienza nel Mediterraneo. La sorveglianza, il riconoscimento e il monitoraggio sono termini con cui, in un caso così emblematico, significa rimanere a guardare aspettandosi che i rifugiati si salvino da soli. Il coordinamento con Frontex e l’Agenzia per la gestione delle frontiere Ue, è ancora in fase di definizione, ma urge più che mai un piano d’azione congiunto onde evitare che le aree di competenza siano sovrapposte e vi sia un sovraffollamento di navi militari nell’Egeo.

La questione del coordinamento non si limita solo a questioni di natura tattica, ma anche e soprattutto condivisione delle informazioni. Avendo molti scenario aperti, allo stato attuale la dispersione delle informazioni tra le varie agenzie è quasi dato per scontato, un maggior coordinamento su questo fronte ed un dialogo più aperto potrebbe favorire lo sviluppo di nuovi aiuti più attaglianti alla situazione concreta.

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