martedì, Maggio 18

Cripto-Valute: economia, ma anche politica e filosofia Una riflessione sul denaro virtuale con il Professor Paul Levy della University of Brighton

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Negli ultimi tempi, si è sentito molto parlare di bitcoin: la nuova moneta elettronica.

Uscendo dall’ambito dei discorsi prettamente economici e finanziari, il nome questa Cripto-Valuta ha cominciato a circolare con sempre più frequenza nella cultura di massa accendendo, da un lato le fantasie di coloro che sperano in un futuro dove la tecnologia migliori la vita degli individui, dall’altro gli appetiti di chi vede nel mercato delle monete virtuali una nuova frontiera della speculazione. Nel caso dei primi, si tratta della ricerca di una valuta che, svincolandosi dalla gestione delle Banche Centrali (e quindi degli Stati), sia uno strumento utile alla creazione di un nuovo mondo basato non più su strutture verticistiche, bensì sulla cooperazione e sulla fiducia tra gli individui: una sorta di utopia tecnologica alimentata, in larga misura, dal senso di sfiducia verso le istituzioni che, negli ultimi anni, si è diffuso nei Paesi del cosiddetto ‘primo mondo’. Per quanto riguarda i secondi, coloro interessati alla speculazione finanziaria, l’aspetto più affascinante della Cripto-Valuta sta proprio nel suo essere estremamente volatile e, soprattutto, nel garantire un certo anonimato.

Ma che cos’è veramente una Cripto-Valuta?

Nel 2009 è stato presentato su internet il progetto del bitcoin: una moneta elettronica priva di un’istituzione centrale che ne garantisca il valore. Al momento, il suo creatore resta sconosciuto: risulta creata da un tale Satoshi Nakamoto, ma si tratta di uno pseudonimo (in giapponese: satoshi = pensiero chia, veloce, saggio; naka = medium, dentro, relazione; moto = origine, fondamento) e non è nemmeno chiaro se si tratti di un’unica persona o di un gruppo di sviluppatori.

Basato su algoritmi non infiniti, il bitcoin determina il proprio valore grazie alla legge della domanda e dell’offerta e, sfruttando il fascino che attualmente riscuote ogni cosa sia ‘digitale’, in un primo momento ha avuto un notevole successo. A dieci anni dalla sua ideazione, il suo valore ha subito una netta impennata nel 2017 per poi scendere drasticamente nei giorni scorsi. In ogni caso, l’interesse suscitato nella società, sia dal punto di vista prettamente economico, sia dal punto di vista dell’immaginario collettivo, hanno destato anche la curiosità delle Banche Centrali e delle tradizionali istituzioni finanziarie.

L’atteggiamento degli Stati nei confronti delle Cripto-Valute è ambivalente: da un lato, il fatto che si tratti di una forma di denaro svincolata dal controllo statale rende i Governi diffidenti; dall’altro, però, il grande successo ottenuto dal bitcoin ha convinto alcuni Paesi a prendere in considerazione l’idea di creare proprie Cripto-Valute gestite dalle proprie Banche Centrali (è il casi della Russia e, forse, anche della Cina, la principale economia emergente al mondo); altri Stati, infine, hanno pensato di sviluppare proprie Cripto-Valute per contrastare l’economia degli Stati Uniti, loro avversari (si tratta del Venezuela e della Corea del Nord).

L’affermazione delle Cripto-Valute, d’altronde, pone alcuni problemi.

In primo luogo, c’è un fattore pratico: a differenza delle Valute a Corso Legale, gestite dalle Banche Centrali e garantiti dagli Stati, il valore di queste valute virtuali non è controllabile da un ente terzo: è come se la moneta virtuale avesse valore perché qualcuno dice che ha valore; un principio di fiducia che, secondo alcuni, potrebbe risultare un po’ troppo fragile sul lungo periodo.

A questo problema potrebbe aggiungersene un altro: se un privato può decidere di battere moneta, potrebbe, in linea teorica, venirsi a verificare una situazione di tipo ‘medioevale’, con potenti signori locali che erogano valute e, eventualmente, gestiscono territori (la conseguenza implicita sarebbe, chiaramente, che solo chi ha sufficienti risorse sarebbe in grado di garantire valore alla propria moneta). Si tratta certamente di un’ipotesi azzardata ed esagerata, ma è innegabile, nell’epoca attuale, una certa tendenza alla privatizzazione di ogni aspetto una volta affidato alla gestione pubblica.

Per tentare di capire di più sul bitcoin e sulle Cripto-Valute, analizzando le implicazioni che queste nuove tecnologie comportano sia dal punto di vista strettamente economico, che da quelli più politici e filosofici, abbiamo parlato con Paul Levy, senior researcher alla University of Brighton ed autore del libro ‘Digital Inferno‘.

Come funziona un bitcoin? Quale è la risorsa reale che rappresenta?

Il bitcoin è una cripto-valuta. Cosa significa? Si tratta di una forma virtuale di scambio. I bitcoin possono essere comperati e venduti online e poi scambiati con sterline, dollari o qualsiasi altra valuta ufficiale. Negli ultimi mesi il suo valore è esploso. Esiste un numero finito di bitcoin e non tutti sono stati ‘estratti’: vengono estratti da persone da coloro che lavorano alla piattaforma che sta alla base del processo e che assicura la trasparenza delle transazioni in bitcoin (anche se le identità di venditori e compratori restano anonime). I bitcoin vengono comprati e venduti attraverso degli scambi, proprio come con una valuta reale. Recentemente, alcuni di questi scambi si sono dimostrati più sicuri ed affidabili di altri. Nel mondo del bitcoin, gli ‘estrattori’ (o ‘minatori’) sono ‘ricompensati’ in bitcoin perché mantengano accurata e trasparente questa catena di blocchi di dati (che sostiene e connette la maggior parte delle transazioni): in pratica, redigono una sorta di libro mastro aperto, consultabile da tutti, che garantisce accuratezza e sicurezza. Si può quindi dire che il bitcoin si regge su di una piattaforma gestita da una comunità, una struttura piatta, anziché la tradizionale struttura gerarchica delle banche. Il bitcoin è apparso come reazione contro i controllo invadente delle banche e delle istituzioni finanziarie; l’anonimato che garantisce ha fatto sì che venisse utilizzato per transazioni discutibili come la compravendita di droghe. Un giorno, tutti i bitcoin saranno estratti: secondo alcuni, come per l’oro, la scarsità ne farà lievitare il valore; secondo altri, essendo virtuale, astratto come un concetto e difficile da governare, il bitcoin potrebbe portare ad un totale collasso della fiducia nelle valute. Circa due anni fa, ricordo che un bitcoin poteva essere acquistato per poche centinaia di sterline; ora siamo nell’ordine delle migliaia. Si tratta, però, di una valuta volatile e, appena poche settimane fa, ha perso un terzo del proprio valore. Recentemente, inoltre, sono state sviluppate nuove cripto-valute concorrenti, come la lite coin. Non è chiaro, allo stato attuale, se il bitcoin si stabilizzerà mai come valuta.

Se non c’è un bene reale corrispondente alla Moneta, significa che la valuta è la ‘fiducia’?

Sì, la valuta è la fiducia, e questa fiducia è stata ottenuta tramite un ‘libro mastro’, aperto ed affidabile, dove sono registrate tutte le transazioni, organizzate in blocchi di dati connessi tra loro: è conosciuto come il blockchain. I ‘minatori di bitcoin‘ lavorano per mantenere sicura questa catena e, per questo, vengono ricompensati in bitcoin. La quantità e la complessità del processo necessario, fa sì che, per fare ciò, sia necessaria una grande potenza di calcolo. Per mantenere sicuro il blockchain, i minatori devono risolvere problemi sempre più complessi: sono il motore che rende il blockchain efficiente ed effettivo. La fiducia è anche distribuita e nessuno, individualmente, ha la ‘chiave’ dell’intero sistema. L’intero sistema, perciò, è costruito da una comunità che lavora su di esso. Ci sono comunque dei beni corrispondenti: si possono convertire i bitcoin in moneta reale; inoltre, anche se ancora in numero limitato, ci sono negozi reali che accettano i bitcoin. La ‘tecnologia blockchain‘ è stata utilizzata per il bitcoin e per la moneta reale: potendo assicurare la veridicità delle transazioni, dei dati e dei processi, è stata anche utilizzata per garantire l’identità degli individui o la provenienza di prodotti come vino o altri beni. La ‘tecnologia blockchain‘, teoricamente, potrebbe sostituire i passaporti, rappresentare volontà (tramite i cosiddetti ‘smart contact‘, ovvero line di codice che possono garantire al 100% ciò che accade ad una persona online). Ci sono molti esempi di esperimenti nella ‘tecnologia blockchain‘: ogni volta che abbiamo bisogno di assicurare che un processo sia avvenuto e che sia credibile, il blockchain (la condivisione di fiducia attraverso una comunità orizzontale designata) offre un’alternativa radicale alle tradizionali strutture gerarchiche.

Nel momento in cui non esistono più gli intermediari, chi garantisce il corretto andamento di una transazione? Chi impedisce truffe e comportamenti scorretti o addirittura violenti?

Ci sono state falle nella sicurezza e sono stati rubati bitcoin per il valore di milioni. In ogni caso, è opinione largamente diffusa che il bitcoin sia ancora molto sicuro. Al contrario, c’è un forte senso di sfiducia per le banche tradizionali, percepite come fraudolente e corrotte. Non c’è un intermediario perché la tecnologia del blockchain è fondata sulla fiducia come principio fondamentale ed architettura di base. Certo, non si sa ancora chi ha inventato questo sistema e, oltretutto, questo viene spesso messo in relazione alle comunità di hacker. In ogni caso, le persone sono attratte dal bitcoin per diverse ragioni: per alcuni si tratta di una sorta di entusiasmo idealista nei riguardi di un’alternativa alla gerarchica e ai governi tradizionali, ma per altri si tratta di un sistema per fare soldi, per vendere e comprare illegalmente nel Dark Web.

L’idea secondo cui l’introduzione delle Cripto-Valute porterà all’estromissione degli intermediari negli scambi economici non è un po’ utopica?

Al momento della sua fondazione, il bitcoin era basato su una visione utopistica del mondo: un’alternativa ed una reazione contro le gerarchie. Le comunità che fanno ricorso al bitcoin, però, sono spesso accusate di essere elitiste e di agire come dei cartelli. La cosiddetta visione utopistica, perciò, non è ancora stata realizzata.

Se la Valuta del futuro non sarà più erogata dalle Banche Centrali, chi sarà, realmente, a gestire l’erogazione di Moneta? Esiste la possibilità che alle Banche Centrali (dunque agli Stati) si sostituiscano grandi ‘corporazioni economiche’ in grado di produrre e garantire il funzionamento delle Cripto-Valute?

Molte Banche stanno spingendo per introdurre un sistema di controllo e gestione del bitcoin. Per fare un esempio, in alcune zone degli Stati Uniti, è necessaria una licenza per trattare in bitcoin; anche in Cina, il bitcoin è stato sottoposto a regolamentazione. Molte Banche hanno utilizzato il bitcoin per alcuni loro progetti e stanno ora pensando di lanciare le proprie Cripto-Valute che dovrebbero essere delle versioni diluite (e più regolate) del bitcoin. Certo, è vero che le nuove generazioni, i cosiddetti millennials, non hanno fiducia nelle Banche Centrali; detto ciò, in Gran Bretagna, ad esempio, la fiducia nella Bank of England è piuttosto alta (soprattutto dopo la Brexit); la fiducia nelle grandi Banche d’Affari, invece, non è alta e le persone non amano i ricarichi bancari e l’aumento dei regolamenti. Nel medio e lungo termine, ci sarà una battaglia tra quelle che io chiamo Fiducia Orizzontale e Fiducia Verticale. La Fiducia Verticale offre alcune garanzie (come le regole che fanno sì che, quando una Banca fallisce, i Governi debbano garantire aiuti e compensazioni ai correntisti). Anche le Banche possono anche offrire ai clienti servizi connessi ma, nella gran parte dei casi, esse offrono anche una sede fisica; se si perdono i propri bitcoin, invece, ci sono scarsissime possibilità di avere indietro il proprio denaro. Il bitcoin è ancora visto come una frontiera abbastanza selvaggia.

L’eventuale fine del sistema degli Stati e delle Banche Centrali potrebbe portare ad una frammentazione di tipo ‘medioevale’, in cui i singoli ‘battono la propria Cripto-Moneta’?

È una questione molto attuale. Ci sono già diverse Cripto-Valute e ci sono già stati anche alcuni casi di truffe. Bisogna anche considerare che le Banche sono storicamente abituate a cooperare tra loro quando questo favorisce i loro interessi. Probabilmente ci sarà un tentativo di regolamentazione internazionale che scavalchi i confini; per ora, nell’Unione Europea, è già stato fatto un gran lavoro per creare dei requisiti e delle regole di gestione comuni sulle Cripto-Valute.

L’affermazione delle Cripto-Valute significa che ci stiamo avviando verso una nuova Era? È l’inizio della fine dell’Economia come noi la conosciamo?

Questo è un punto di vista; certamente le Monete tradizionali stanno cambiando: gli assegni sono quasi totalmente scomparsi, le banconote vengono prodotte in plastica e, per finire, la moneta virtuale esiste a prescindere dalle Cripto-Valute (si vedano i pagamenti via Apple Pay, PayPal ecc…); molto presto questi processi potrebbero utilizzare la tecnologia blockchain. Probabilmente, la Valuta tradizionale cambierà radicalmente e monete e banconote scompariranno nel giro di venti anni. In ogni caso, in molte persone, c’è ancora una sorta di forte attaccamento culturale e nostalgia per la moneta fisica che, in quanto ‘gettone sicuro’, potrebbe sopravvivere. Trovo interessante che il logo del bitcoin sia una moneta fisica.

Esiste il rischio che tutto si risolva in una grande ‘bolla’?

Il rischio c’è ed è alto, come è stato già dimostrato dai recenti cicli di crollo, crescita vertiginosa e fallimento. Potrebbe trattarsi, in ogni caso, di una nuova realtà accettata ed accettabile (il fatto, cioè, che le nuove valute virtuali saranno più volatili e che ci si debba aspettare questo): una sorta di nuova realtà economica. Come già accaduto nell’industria del gioco d’azzardo, presto l’Intelligenza Artificiale (IA) diventerà più che normale e coloro che commerceranno in bitcoin potrebbero essere robot.

Come reagiranno gli Stati all’avvento di questa nuova tecnologia? Dobbiamo aspettarci una sorta di ‘Guerra alle Cripto Valute’ o, anche una ‘Guerra delle Cripto-Valute’?

Come detto prima, gli Stati stanno semplicemente tentando di arrivare ad una maggiore regolamentazione per la gestione delle Cripto-Valute.

Alcuni Stati (Russia e forse anche Cina, Corea del Nord, Venezuela) hanno annunciato che creeranno le proprie Cripto Monete gestite dalle Banche Centrali: se ciò dovesse realmente accadere, questo potrebbe neutralizzare l’effetto dirompente della novità, oltre che a livello economico, anche al livello dell’immaginario?

I Governi si basano sul controllo e sulla creazione di regole: non è probabile che delle Cripto-Valute create e controllate dagli Stati possano fiorire, quantomeno non in tempi brevi. Abbastanza presto, invece, la natura di internet renderà semplicemente necessaria una radicale innovazione ed emergeranno nuovi approcci e forme di scambio. In un mondo globalizzato, i confini nazionali sono difficili da mantenere: il ‘mostro’ di internet è oramai slegato e i Governi troveranno impossibile gestire molte cose.

Lei come immagina lo sviluppo futuro delle Cripto-Valute?

Lo sviluppo della tecnologia blockchain andrà (e sta già andando) oltre il commercio e lo scambio di denaro. Combinate con la robotica e la IA, le entità digitali non saranno più unicamente sotto controllo umano. La tecnologia blockchain sarà la frontiera di nuove forme di comportamento e di identità online. Il mondo sta per diventare molto differente da quello che conosciamo oggi: tipiche caratteristiche del pensiero umano, come i concetti di controllo, avidità e segretezza, si svilupperanno e lo faranno non necessariamente in una buona direzione. Guardando ad ulteriori sviluppi oltre il bitcoin, ci saranno nuove valute sul mercato, così come si avranno innovazioni negli ‘smart contract‘, in cui i processi online avvengono e saranno verificati, non da forme tradizionali di controllo ed ispezione (organizzazione verticale), ma attraverso la condivisione e la fiducia orizzontale (il crowdfunding è un esempio di come si possano ottenere investimenti orizzontalmente, piuttosto che attraverso tradizionali prestiti bancari). Si guardi anche alle nuove ‘entità’: esseri umani rimpiazzati o ‘aumentati’ da IA e robot; le decisioni non saranno più prese da persone con un alto status sociale, ma da codici intelligenti, nel mondo virtuale.

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