martedì, Settembre 21

Crimea, tatari sul piede di guerra La più indocile minoranza della penisola non teme di sfidare a fondo Mosca e la repressione russa

0
1 2


Ai primi di dicembre, infatti, è stata annunciata l’imminente messa in opera, quasi alla vigilia di Natale, di un primo settore del ponte energetico destinato ad approvvigionare la penisola dal territorio russo in modo da soddisfarne almeno parzialmente il fabbisogno di elettricità. Anche la sua copertura totale, peraltro, non basterà a risolvere il problema più ampio dei collegamenti diretti tra la Crimea e la nuova madrepatria, poiché il ponte stradale e ferroviario attraverso lo Stretto di Kerch non sarà pronto prima del 2018, come indicato da Vladimir Putin nello scorso agosto.

Nel frattempo Mosca e Simferopoli (il capoluogo della nuova provincia russa, meno noto del grande porto di Sebastopoli) dovranno continuare a fare comunque i conti con la più indocile delle minoranze. Un esponente del Mejlis, nonché coordinatore delle iniziative di lotta, Lenur Isljamov, ha dichiarato in un’intervista che la sfida dei tatari proseguirà con l’aggiunta addirittura di un blocco navale, se necessario, a quello alimentare ed energetico.

La necessità non sembra effettivamente destinata a calare, dato che la risposta russa a una dichiarazione di guerra lanciata praticamente con il boicottaggio tataro (insieme agli ucraini locali) del referendum per l’annessione è stata tutt’altro che accomodante. Alcuni membri della minoranza sono stati ricevuti da Putin durante la sua visita in agosto, ma secondo Mustafa Dzhemilev, Presidente del Mejlis e già a lungo incarcerato sotto l’URSS, la persecuzione e la repressione sono oggi ancora più spietate che nell’era sovietica.

Non si contano, a quanto si denuncia, gli arresti, i pestaggi e gli omicidi impuniti. L’offerta della cittadinanza russa viene usata per espellere coloro che, normalmente, la rifiutano, e con questo e altri espedienti si ottiene un sensibile sfoltimento di una comunità che contava circa 250 mila persone. I maggiori esponenti del movimento rivendicativo, compreso lo stesso Dzhemilev, sono costretti all’esilio in Ucraina, ed è loro vietato rimettere piede nella penisola. A Simferopoli si sta costruendo una grande moschea, che però ha già subito atti vandalici.

Da soli, malgrado tutta la loro bellicosità e il non comune coraggio, i tatari non possono evidentemente sperare di vincere il confronto con il colosso moscovita. Ma quali e quanti aiuti possono attendersi dall’esterno? L’Ucraina, in concomitanza con la recente tensione, ha concentrato truppe presso il breve confine terrestre con la Crimea (e quello con la Transnistria, la regione secessionista della Moldavia presidiata da reparti russi), annunciando inoltre un aumento delle spese militari nonostante la sua prostrazione economica.

Il gesto non passa inosservato, ma di fatto potrebbe anche nascondere il proposito di tenere sotto più stretto controllo eventuali mosse troppo avventate delle milizie più accesamente antirusse. Kiev, finora, si è mostrata più frenante che incoraggiante verso l’oltranzismo dei tatari, anche se questo può farle gioco nel perdurante confronto politico con Mosca. D’altronde, se i gruppi e le correnti estremistiche prendessero il sopravvento sulla linea del Presidente Petro Poroscenko, difficilmente una sua correzione potrebbe fruire del vitale appoggio occidentale nell’attuale contesto internazionale.

Merita invece più attenzione, proprio in considerazione di questo contesto, il ruolo della Turchia. Fino a poche settimane fa Ankara sembrava attestata su una posizione analoga a quella ucraina e comunque ben più amichevole e collaborativa verso Mosca. Secondo la testimonianza di Dzhemilev, lamentatosi in un colloquio  della mancata adesione turca alle sanzioni occidentali antirusse, Recep Tayyip Erdogan gli aveva replicato che i buoni rapporti con la Russia consentivano al suo Governo di intercedere meglio di altri a favore dei tatari di Crimea.

Ancora poco prima della fine di ottobre, inoltre, si era appreso che Ankara aveva in corso negoziati con il Governo di Simferopoli per lo sviluppo dei collegamenti navali con la penisola e che si stava lavorando su una trentina di progetti di investimenti turchi in aggiunta a già cospicue vendite di prodotti industriali e agroalimentari nonché materiale edile, in pieno contrasto con le sanzioni occidentali specificamente mirate alla Crimea.

Ora la scena ha subito un repentino e imprevedibile cambiamento, drammatizzato dall’abbattimento del cacciabombardiere russo accusato di violazione dello spazio aereo turco ma verosimilmente riconducibile allo stesso intervento di Mosca nel conflitto siriano. Quali siano le reali motivazioni turche, in particolare, non è ancora emerso con chiarezza ma il nuovo dato di fatto appare, salvo smentite, incontrovertibile: Ankara e Mosca sono diventate nemiche e la loro reciproca ostilità si presenta gravida di rischi incalcolabili, come si usa dire, ovvero fin troppo facilmente calcolabili.

Tra le conseguenze, ma anche tra le ipotetiche cause scatenanti del cambiamento, figura una possibile modifica dell’atteggiamento turco riguardo alla questione tatara in Crimea. Una modifica, cioè, del tipo di sostegno che Ankara potrebbe dare alle rivendicazioni di una popolazione legata alla Turchia dalla religione e dalla storia, stavolta in chiave decisamente antagonistica nei confronti degli attuali padroni della penisola.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->