sabato, Aprile 17

Crescita in Germania, ancora difficoltà in Italia field_506ffb1d3dbe2

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renzimerkel

Alea iacta est, la Bce ieri ha deciso di abbassare di dieci punti base tutti i tassi di interesse, che passano dallo 0,15% allo 0,5%. Scende anche il tasso marginale che passa allo 0,30%, mentre quello sui depositi è al  -0,20%. Come lo stesso presidente della Banca centrale Europea Mario Draghi ha affermato, tali misure sono state prese per arrestare il continuo peggioramento dell’economia europea e per sostenere le aspettative d’inflazione.

Nonostante le decisioni prese dall’Eurotower, Piazza Affari, dopo lo scatto di ieri a +2,82%, ha chiuso nella giornata di oggi in negativo. Insomma, sembra esser già terminato il clima di festa in Piazza Affari che, ha presentato odierni risultati contrastanti tra le azioni delle varie banche. Se da un lato emerge un leggero aumento da parte di banche come, il Banco Popolare (+1,36% a 12,65 euro) e la Banca Popolare di Milano (+2,36% a 0,64 euro), dall’altro ci sono Mps (-0,84% a 1,18 euro) e Carige (-0,33% a 0,12 euro) che chiudono in calo. Bissano i risultati positivi di ieri  invece Intesa Sanpaolo (+0,57% a 2,47 euro) e Ubi (+0,62% a 6,49 euro), mentre Unicredit viaggia sulla parità come Bper.

Intanto nella giornata di oggi sono emersi i nuovi dati sul Pil emessi dall’Eurostat. Stando a quanto viene riportato dall’ Ufficio Statistico dell’Unione Europea, nel secondo trimestre del 2014 il Pil destagionalizzato è rimasto stabile nel Area dell’euro (E18) rispetto al trimestre precedente ed è aumentato del 0,2% nella Ue. E’ importante ricordare che, nel primo trimestre del 2014, il Pil è cresciuto dello 0,2% nella zona euro e dello 0,3% nella Ue. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, esso è aumentato su base destagionalizzata dello 0,7% nella zona euro e del 1,2% nella Ue, dopo il + 1% e + 1,4%, ottenuti entrambi nel trimestre precedente.

Notizie positive in Europa giungono dalla Germania: in luglio, la produzione industriale tedesca è salita dell’1,9% mensile dopo +0,4% in giugno. Si tratta dell’aumento più consistente registrato dal governo tedesco dal marzo 2012 e il secondo consecutivo, su base mensile, dopo il calo dell’1,6% accusato in maggio. Secondo molti economisti, tale risultato indica che anche nel terzo trimestre la Germania potrà registrare un ulteriore crescita nella produzione industriale. Dietro ad un simile risultato c’è l’ottimo lavoro svolto nella produzione manifatturiera che ha ottenuto un + 2,8%, la crescita nel settore edile che ha raggiunto il +1,7% ed il settore auto che ha registrato un +11,8%. Soprattutto quest’ultimo settore ha contributo di ben 1,4 punti percentuali all’aumento complessivo di luglio.

Nel frattempo, l’Italia si ritrova ad affrontare l’ingente problema della disoccupazione giovanile. A confermare l’esistenza di tale problema è l’elevato numero di giovani che hanno effettuato richiesta di entrare nel programma “Garanzia Giovani”, iniziativa che interessa quei ragazzi, tra i 15 e i 29 anni, che non studiano e non lavorano. Il numero di giovani che hanno aderito a tale progetto sfiora quota 180mila. Secondo quanto è stato comunicato dal ministero del Lavoro, sono stati convocati dai servizi per il lavoro 41.989 giovani e 26.668 hanno già ricevuto il primo colloquio di orientamento; 10.369 le occasioni di lavoro, per un totale di posti disponibili pari a 15.165. Da un primo sondaggio emerge che, il numero maggiore di giovani che hanno aderito a tale progetto proviene dalla Sicilia (18%), dalla Campania (14%) e dal Lazio (7%).

Il 53% di coloro che si sono registrati (94.405) sono uomini mentre le donne sono state 85.034, pari al 47%. Quanto all’età, 91.019 iscritti (pari al 51%) hanno tra i 19 e i 24 anni, mentre 74.433 (41%) hanno un’età tra 25 e 29 anni. I restanti 13.987 (8%), pari all’8% sono ragazzi tra i 15 e i 18. Dei quasi 180mila che hanno presentato la domanda, solo il 21% è in possesso di una laurea mentre il 56 % risulta essere diplomato ed il 23 % di essere in possesso della terza media o di titoli inferiori.

Mentre il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, decide di non prender parte al workshop The European House iniziato oggi a Cernobbio, il governo italiano dovrà sbrogliare anche la difficilissima questione della RaiWay. Ieri, il cda di viale Mazzini all’unanimità dei presenti ha votato a favore della cessione di una quota minoritaria di RaiWay, dando così seguito a quanto avviato all’indomani del dl Irpef che nel quadro della spending review prevede per la Rai un taglio di 150 milioni dalle competenze che le derivano attraverso il canone di abbonamento. Si è ipotizzato che, Il recupero di tale taglio, si può realizzare attraverso la vendita di una quota di RaiWay, ipotesi che però ha suscitato ampie polemiche sul fronte politico. Se per la quotazione di RaiWay bisognerà aspettare fine anno, così come confermato oggi da Luigi Gubitosi, dg Rai, interpellato dai cronisti a margine del forum Ambrosetti a Cernobbio, le schermaglie politiche sono già iniziate. Grillo attacca Renzi tramite il suo blog scrivendo: «Gli impegni presi nel segreto del Nazareno vanno rispettati. Quali sono non si sa, ma domandare e’ lecito: la svendita del bene pubblico RaiWay a Mediaset fa parte degli accordi? Gli italiani attendono risposta”. A dare ulteriore sostegno alla teoria del leader del M5S è Raffaele Fico, presidente della Vigilanza Rai, che scrive: “Sta succedendo esattamente ciò che denuncio da molto tempo. Raiway viene quotata in borsa per una quota pari al 49%. Quando in commissione dissi che questa sarebbe stata la quota molti deputati e senatori mi attaccarono. Oggi invece c’è chi versa lacrime di coccodrillo. Vendiamo uno degli ultimi nostri asset strategici: le nostre antenne di trasmissione del segnale radiotelevisivo. Una rete capillare e moderna costruita con le tasse degli italiani viene venduta così per fare cassa e mantenere parte della copertura finanziaria dei famosi 80 euro. Denuncio, denuncio e ancora denuncio quello che sta accadendo sotto gli occhi indifferenti  di tutti. Possibile che al Paese non importi? – chiede polemico il presidente della Vigilanza – Possibile che non si capisca la gravità di ciò che accade? Pensate che saltarono tutti gli emendamenti presentati dal movimento grazie all’ennesima fiducia posta dal governo. E se una parte delle azioni le comprasse EI towers s.p.a. del gruppo Mediaset e quindi Berlusconi? E se nel patto del Nazareno ci  fosse anche questo accordo? Indignarsi dopo sarà sempre troppo tardi».

Dunque, ancora una matassa da sbrogliare per il giovane Premier ed il suo governo che, soprattutto dopo le misure prese ieri dalla Bce, si ritrova a dover decidere velocemente quale fuoco spegnere prima. 

 

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