giovedì, Agosto 5

Crescita, fiducia in lieve rialzo Secondo i dati Istat la fiducia delle imprese sale a 89,3 punti da 86,9

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Risale la fiducia delle imprese. A ottobre l’indice è salito a 89,3 punti da 86,9 di settembre. Lo comunica l’Istat, spiegando che il clima di fiducia delle imprese migliora in tutti i settori: manifatturiero, dei servizi, delle costruzioni e del commercio al dettaglio. A vedere il bicchiere mezzo pieno questa volta non sono solo le imprese, anzi. La maggioranza degli italiani, infatti, si dice ottimista sul futuro. E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ixè di ottobre, che conferma l’inversione di tendenza che emerge dai dati Istat sulla fiducia delle imprese.

E’ la prima volta dall’inizio della crisi che gli italiani ottimisti superano i pessimisti. Anche se permane un quadro di pesanti difficoltà familiari, secondo la ricerca, «il 40% degli italiani (+11% rispetto all’anno precedente) si dice fiducioso in un miglioramento della situazione del Paese, mentre resta pessimista il 32% (-4%). A pensare, invece, che nulla sia cambiato è solamente il 28% (-7%)». A frenare la ripresa «per il 41% degli italiani è l’elevata tassazione ma in molti indicano anche la necessità di intervenire sull’area dell’illegalità, dalla corruzione (38%) all’evasione fiscale (35%), al peso della burocrazia (27%)». Va però sottolineato che «quasi due italiani su tre (63%) sono contrari alla diminuzione delle tasse in cambio di una riduzione dei servizi sociali e sanitari» conclude l’indagine.

Ma se la fiducia degli italiani circa la crescita del Paese migliora gradualmente, quella dei consumatori statunitensi avanza a grandi falcate. Secondo il Conference Board, infatti, la fiducia dei consumatori americani in ottobre è salita a 94,5 da quota 89 rilevata a settembre. Il dato è superiore alle attese degli analisti, che invece scommettevano su quota 87.

E un messaggio di fiducia, stavolta sul sistema bancario, è arrivato dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso di un convegno sulla corporate governance organizzato a Milano. Una iniezione di fiducia da parte del ministro che arriva l’indomani della bocciatura a Mps e Carige da parte dell’UE dopo gli ‘stress test’. «Sono fiducioso che la situazione di shortfall sarà gestita con operazioni di mercato» ha affermato il Ministro.  «I risultati dimostrano la tenuta delle banche europee e delle banche italiane» ha poi aggiunto Padoan.

Dati negativi arrivano invece dal Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2014 della Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, secondo cui il Sud Italia si avvia verso il settimo anno consecutivo di recessione. In particolare la Svimez stima il Pil nazionale in calo dello 0,4%, cioè una previsione più pessimista di quanto stabilito dal Def (-0,3%). «Il dato è il risultato di un Centro-Nord con crescita stabile (0%) e un Sud a -1,5%. Se queste stime saranno confermate, il 2014 sarebbe il settimo anno di recessione del Sud» precisa la Svimez. Secondo il centro studi la recessione dovrebbe confermarsi anche nel 2015, «con un Pil meridionale in calo dello 0,7%». Secondo il rapporto Svimez, dunque, il Mezzogiorno si conferma fanalino di coda dell’economia italiana, e paga maggiormente lo scotto della crisi globale e in particolare del vecchio continente.

Ma la crisi economica che colpisce l’Europa non dipenderebbe dalla moneta unica. È in estrema sintesi quanto contenuto nel ‘Rapporto dei 20’, lo studio stilato da un gruppo di studiosi ed esperti e presentato oggi a Roma. Secondo Luigi Paganetto, componente della Fondazione economia dell’Università di Roma Tor Vergata, «non è colpa dell’euro se l’Europa non cresce. L’euro ha consentito l’uso di un grande mercato dei capitali e lo sviluppo di numerosi Paesi, soprattutto Portogallo, Irlanda, Grecia, Olanda e Spagna. Ma l’Italia non ha usato il mercato dei capitali comune per crescere né per ridurre il suo debito pubblico».

Inoltre secondo il professore emerito l’euro «non è affatto un freno alla crescita dell’export. Ad esempio l’Italia primeggia nelle esportazioni con i paesi extra-UE»Fra le idee di fondo del rapporto c’è l’ammissione che «la spinta propulsiva nata dal mercato unico è stata rallentata dalla crisi del 2007». Infine secondo Paganetto «in Europa scarseggiano le ‘yollies’, le young leading innovative firms, cioè le imprese giovani e innovative». «Esse sono solo il 20% del totale in Europa, mentre negli Usa la quota è del 52%. Di queste, nell’Ue, a investire in ricerca e sviluppo sono 7% mentre negli Stati Uniti sono il 35%» ha concluso.

Intanto prosegue il dibattito economico sulla legge di Stabilità. Oggi La presidente Laura Boldrini, presidente della Camera, ha accettato la richiesta delle opposizioni: l’aula esaminerà quindi nuovamente le risoluzioni sul Def dopo le variazioni per venire incontro alle richieste del’Ue. Sulla bozza del Def oggi c’è stata anche la levata di scudi da parte di Adiconsum che ha ne denunciato «la drastica riduzione delle risorse devolute alle attività svolte dai Patronati».

Secondo Pietro Giordano, presidente nazionale dell’associazione, così com’è il Def «recherebbe grave nocumento alle famiglie e ai pensionati già gravemente provate dalla crisi. È indubbio il valore  aggiunto prodotto dalle attività svolte dai Patronati a favore di famiglie e pensionati, con il loro ventaglio di servizi offerti sul territorio, ma anche di sostegno agli enti previdenziali dopo il ridimensionamento della presenza dei loro uffici. E poi c’è il nodo dei quasi 10.000 posti di lavoro a rischio, con conseguente aggravio del calo dei consumi».

Infine le principali borse europee, che rimbalzano e chiudono positive. Sui listini pesano le buone trimestrali. A Milano, maglia rosa, l’indice Ftse Mib guadagna il 2,35% a 19.476,62 punti. Londra sale dello 0,61% a 6.402,17 punti, Francoforte segna +1,86% a 9.068,19 punti e Parigi avanza dello 0,39% a 4.112,67 punti. Bene Madrid a +2,14%. Wall Street è in rialzo, con il Nasdaq che sale di oltre l’1%.

 

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