martedì, Maggio 18

Cresce il divario Russia-NATO

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Sullo sfondo di una lotta infinita per l’Ucraina dell’Est, i rapporti tra NATO e Russia hanno preso una svolta pericolosa. «Il livello di intensità e gravità degli incidenti che coinvolgono le agenzie di sicurezza e le forze militari occidentali e russe è aumentato visibilmente», avvertono gli analisti in un rapporto ELNET (European Leadership Network). «Tutto questo si associa a un quadro già di per sè piuttosto scioccante fatto di spazi aeri, allerta emergenze, collissioni a mezz’aria, scontri ravvicinati in mare, simulazioni di attacchi e azioni pericolose ormai all’ordine del giorno su un’estesa area geografica».

Il rapporto Dangerous Brinkmanship: Close Military Encounters Between Russia and the West in 2014 (La Pericolosa Politica del Rischio Calcolato: Incontri Ravvicinati tra Russia e Occidente nel 2014) elenca a raffica tutti gli scontri quasi mancati di recente tra Russia e alleati NATO. Undici dei 40 incidenti sono stati definiti molto seri. Incontri-scontri variegati, dall’incidente mancato con un aereo dell’aviazione commerciale a marzo, alla caccia per un sottomarino gigante da parte delle autorità svedesi a metà ottobre,  fino a una serie di movimenti aerei su larga scala da parte dei russi, il tutto colmato con una «tensione crescente tra Russia e NATO», dichiara il rapporto.

“L’atteggiamento dei russi sembra fatto per istigare la NATO e provocare tensioni, per quanto – e qui c’è il paradosso – la Russia vede tale modo di agire come una maniera per guadagnare rispetto”, sostiene in un’intervista rilasciata a L’Indro sabato mattina, Steven Pifer, ex ambasciatore  americano in Ucraina e socio della Brookings Institution.

Per quanto questi scontri generino inquietudine costante, la minaccia che mette a gran repentaglio la sicurezza internazionale è la possibilità che si scateni uno scontro senza precedenti, spiega Pifer: “Quando Russia e NATO operano in maniera ravvicinata, bisgna che esista grande attenzione reciproca, perchè se mai accadesse qualcosa, sarebbe qualcosa di veramente drastic – stiamone certi –  e non potremmo escludere il peggio. Ed è chiaro che nessuno lo vorrebbe”. Si fa fatica a capire come le relazioni Oriente-Occiente siano arrivate vertiginosamente fuori da ogni controllo fino a oggi, ma dalla fine della Guerra Fredda nelle relazioni NATO-Russia non sono certo mancate difficoltà su entrambi i fronti.

 

Le Relazioni Russia-NATO: una battaglia in salita

“In Occidente non ci siamo resi ben conto del livello di avversione della Russia nei confronti della  NATO, ma abbiamo sovravvalutato la possibiltà nel meccanismo NATO-Russia di vincere quell’antipatico atteggiamento russo. E ci ha pensato la storia ad essere da intralcio”. Parole, queste, espresse da Pifer sulle rigide dinamiche che di frequente hanno trovato spazio.

Nel momento in cui la NATO ha iniziato a prendere in considerazione l’idea di espansione con l’inclusione di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, il livello di preoccupazione sulla reazione della Russia è aumentato di non poco. “Nei primi mesi del 1995, Clinton aveva detto: se si da spazio a un allargamento NATO, allora vorremo lavorare sulla pista Russia-NATO. E l’idea era quella di creare un legame così congiunto tra NATO e Russia, che alla fine i russi non avrebbero voluto saperne dell’allargamento della NATO perchè avrebbero visto l’Organizzazione come un porto sicuro e non come un avversario”, ha ditto Pifer, ambasciatore a Kiev nell’ultimo triennio di presidenza di Bill Clinton.

L’incontro tra i capi della NATO e della Russia si tenne a Parigi nel 1997 prima di estendere l’invito formale di allargamento a Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca. Fu un incontro prolifico, che si concluse con la firma dell’Atto Costitutivo della NATO e della Russia, e che vide la creazione di una collaborazione. Eppure la relazione non fu così solida quando la NATO intervene nel conflitto del 1999 in Kosovo. A oggi, questo intervento resta una nota dolente nelle relazioni Russia-Occidente. Prima di salire al Cremlino il 18 marzo, all’indomani dell’annessione della Crimea, il Presidente russo Vladimir Putin ha menzionato proprio il Kosovo come caso di due pesi e due misure in Occidente.

Alla vigilia dell’annessione, «le autorità della Crimea hanno fatto riferimento al rinomato precedente in Kosovo – un precedente simile a quello dei nostri colleghi occidentali, quando si trovarono d’accordo sul fatto che la separazione di Serbia e Kosovo – esattamente ciò che sta facendo la Crimea – era cosa legittima e non necessitava di autorizzazione alcuna da parte delle autorità centrali». Così ha sostenuto Putin. «Continuiamo a sentire da USA e Europa Occidentale che il Kosovo è un caso speciale. Cos’è che lo rende così speciale agli occhi dei nostri colleghi?».

Più tardi, agli inizio del 2000, la NATO e la Russia hanno provato nuovamente a cooperare significativamente col programma NATO-Russia 20, con l’obiettivo di portare la Russia al passo con gli altri 19 stati membri NATO dell’epoca, attraverso negoziati di interesse comune. “Credo sia stata un’ idea grandiosa, anche se mai si è riusciti a costruire quel legame che si sperava, soprattutto perchè la Russia c’era ma non era in campo attivamente. Non avevano portato idee reali su come sviluppare una vera cooperazione con la NATO”, continua Pifer. Ma allora era allora. Ora tutti tacciono questa cooperazione. Il 1 aprile, i Ministri degli Esteri della NATO hanno annunciato una sospensione formale di tutte le pratiche civili e militari intraprese con la Russia.

In una risposta pubblicata sul ‘Guardian’ il 7 aprile, intitolata Non è la Russia a destabilizzare l’Ucraina, la risposta del Ministro russo Sergei Lavrov a questa iniziativa è stata: «Il mondo odierno non è una scuola elementare in cui le maestre puniscono gli allievi ogni volta che vogliono. Polemiche pesanti come quelle che abbiamo ascoltato dai Ministri degli Esteri a Bruxelles il 1 aprile, non coincidono con le richieste di ridimensionamento … è tempo di porre un freno a questa tensione costruita, e ritornare seriamente al lavoro».

“Da quando la Guerra Fredda è finita, la NATO si è battuta per creare una collaborazione con la Russia – ha detto Barbora Padrtová, direttore del programma di transizione e ricercatrice al Centre for European and North Atlantic Affairs a L’Indro sabato – Ma la Russia non ha tenuto gli impegni presi violando la legge internazionale, quindi perdendo la fiducia, al centro della cooperazione con l’Alleanza. É un obbligo per i collaboratori rispettare le regole e la legge. Senza ciò, fiducia e cooperazione restano vane”.

 

Reciproco sospetto

Nel corso dei mesi trascorsi da quando la NATO ha annunciato la sua decisione di sospendere le relazioni con la Russia, la dinamica resta invischiata in un atteggiamento di sospetto reciproco. “Quello a cui state assistendo è simile a una ri-militarizzazione delle problematiche legate alla sicurezza in Europa”, dice Pifer, spiegando che da marzo gli Stati europei che si affacciano sul Mar Baltico e i Paesi centrali hanno suonato il campanello d’allarme contro la volontà della Russia di usare le forze armate oltre alle spese sostenute per la difesa.

Il 1 marzo, la camera alta del Parlamento russo aveva permesso al Presidente Putin l’utilizzo delle forze militari in Ucraina. In sostanza, Putin ha richiesto una revoca dell’autorizzazione a fine giugno, un gesto considerato come un atto di buona volontà. Quando gli stati membri della NATO hanno espresso le loro preoccupazioni, l’alleanza ha rafforzato la presenza militare, con fare strategico. “Ci sono piccolo distaccamenti armati da terra americani in ogni stato baltico e in Polonia. La NATO possiede più forze aeree in territorio Baltico, oltre ad avere molte navi da guerra nel Mar Nero, come mai era accaduto in passato”, spiega Pifer.

L’aumento della presenza militare si pone due obiettivi: “Assicurare gli Stati Baltici, il Centroeuropa, la Romania e la Bulgaria di essere coperti dalla garanzia di sicurezza in ottemperanza con l’art.5, e fare sapere alla Russia che la NATO non sarà coinvolta nell’azione militare in Ucraina, e che difenderà i suoi stati membri”.

La chiave di lettura più importante del trattato risiede nell’articolo 5 in cui viene dichiarato che ogni attacco ad una nazione tra quelle appartenenti alla coalizione verrà considerato come un attacco alla coalizione stessa. Ma se da un lato la NATO teme l’aggressione da parte della Russia, la Russia teme l’allargamento della NATO, in primis all’Ucraina. E su questo tema, la Russia sembra essere particolarmente preoccupata: “L’ambizione ucraina a far parte dell’Alleanza non è mai stata così forte, e non ha mai avuto così grossi consensi”, spiega Padrtová.

In passato, in Ucraina il supporto popolare per l’adesione alla NATO è sempre stato fievole e stazionario al 17%. Recentemente, sullo sfondo dell’annessione e del violento conflitto nell’Est del Paese, l’indice di gradimento NATO ha subito un’impennata:  “A giugno,  il 50% circa hanno chiesto supporto nel processo di adesione, e a ottobre 2014 quella cifra è aumentata. Questo dimostra che il supporto dell’Ucraina alla NATO è aumentato dopo l’aggressione della Russia. In quanto stato sovrano, l’Ucraina ha tutto il diritto di decidere per il futuro della politica estera, inclusa l’adesione alla NATO”, continua Padrtová.

Nonostante la NATO stia guadagnando terreno nella capitale ucraina, Kiev, l’adesione come stato membro non sembra ancora leggersi nelle carte di un immediato futuro. “Se si volge lo sguardo ai mesi scorsi, non sembra che la NATO abbia espresso la minima volontà di includere l’Ucraina nel patto di adesione ora”, sostiene Pifer. “Ciò che serve è una reale cooperazione. Ma ora come ora questo aprirebbe un percorso conflittuale con la Russia. E se l’Ucraina prendesse la via per l’adesione, sarebbe difficile la riconciliazione tra Kiev e Ucraina dell’Est”.

 

Atteggiamento armato

Winston Churchill una volta disse: «Sparlare è sempre meglio che combattere una Guerra». Al momento sembra che nulla di simile stia accadendo. E in mancanza di comunicazione, cresce il sospetto. Ma quando il sospetto viene fuori come una forma di atteggiamento armato, entrambe le parti hanno motive di preoccuparsi.

Di recente è stato pubblicato un video che ricalca la tensione di uno scontro tra un F-16 norvegese e un MiG russo. Il video, girato nella cabina di pilotaggio norvegese, mostra il MiG che si avvicina pericolosamente.  I due jet viaggiano a una distanza di 20 metri l’uno dall’altro. “Il video ha avuto diverse interpretazioni: che il jet russo stesse provocando il jet norvegese, o che si trattasse di un gioco acrobatico, o che il pilota fosse un incompetente poco consapevole della situazione pericolosa che stave creando – dice Pifer – E poteva scatenare quello che nessuna delle parti aveva intenzione di fare”.

Gli ultimo tre mesi sono stati particolarmente turbolenti per le relazioni NATO-Russia, ma il ventennio precedente non è certo stata una passeggiata. Sarebbe poco realista pensare che le tensioni potranno affievolirsi nel futuro immediato, ma laddove la minaccia del pericolo è più pesante dei benefici del gioco politico o diplomatico, un istinto di sopravvivenza potrebbe forse spingere entrambe le parti a lavorare insieme per ridurne il rischio.

Una sola soluzione alla minaccia alla sicurezza posta in essere dal attacco delle chiamate recenti sarebbe stabilire norme per governare questi incontri, suggerisce Pifer. Gli USA e l’Unione Sovietica avevano accordi finalizzati a scansare qualsiasi atteggiameto provocatorio reciproco. “É quello che servirebbe alla NATO e alla Russia, probabilmente. Cosìcchè, fino a quando esisteranno questi incontri – tutti stanno agendo in modo professionale – non si potrà parlare di incidenti o errori di calcolo”.

 

Traduzione di Silvia Velardi

 

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