giovedì, Aprile 22

Credibilità, quando l'età non basta field_506ffb1d3dbe2

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Fiorella Mannoia in un post del suo profilo Facebook: «Hanno depredato il nostro Paese, lo hanno portato sull’orlo della bancarotta e ora ci chiedono di risanare il debito. Ma noi che cosa c’entriamo? E poi, ammesso anche che facciamo questi sacrifici, a chi consegniamo tutto questo denaro? Nelle mani degli stessi che ci hanno ridotto in questo stato? Va bene, noi paghiamo. Ma loro se ne dovrebbero andare. Tutti».

Era il marzo 2012, nel pieno dell’interregno di Mario Monti e dei Professori, nel frattempo il Governo dell’Italia è passato alla generazione di Enrico Letta, quella dei quarantenni. Il famoso (tristemente) spread, il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli germanici, è calato dai quasi 600 punti a sotto i 200; sempre alto per carità, quando nessuno sapeva cos’era il suo valore era di qualche decina di punti. Ci sono anche state le elezioni politiche, quasi un anno fa, con la ‘trombata tecnica’ del Professore e con il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che è diventato il primo partito italiano; è stato rieletto il nuovo (vecchio) Capo dello Stato (Giorgio Napolitano), Silvio Berlusconi è addirittura decaduto dal suo scranno di Senatore e nel suo partito c’è stata anche una scissione che ha portato Forza Italia all’opposizione e il Nuovo Centro Destra (il nuovo partito di Angelino Alfano) a continuare a sostenere il Governo Letta. Il popolo delle primarie, con quasi il 70% dei voti, ha consegnato a Matteo Renzi il volante del Partito democratico.

Eppure lo strale dell’artista romana è ancora attualissimo. È tornato a circolare nei social network come se in questi due anni nulla fosse accaduto. Ha voglia Enrico Letta di sostenere che è arrivata l’ora dei quarantenni (lui alla Presidenza del Consiglio, Angelino Alfano vice, Matteo Renzi e Matteo Salvini segretari nazionali di Pd e Lega Nord). Sembra che l’età non basti per essere credibili. La gente è talmente stanca di buttare i propri soldi (in tasse) in quello che appare sempre di più come un pozzo senza fondo che non sembra avere nessuna voglia di fidarsi dei nuovi governanti. Anche se quarantenni.

Due vicende su tutte dimostrano di come l’età non basti per governare bene e con credibilità: la vicenda dell’annullamento dell’Imu sulla prima casa e il modo nel quale è stata concepita l’ultima Legge di Stabilità (ex Finanziaria).

Buona parte della campagna elettorale delle ultime elezioni politiche si è consumata su questo tema. Silvio Berlusconi non solo prometteva di togliere l’odiato obolo una volta per tutte ma si impegnava addirittura a restituire l’importo versato nel 2012 appena avrebbe rimesso piede a Palazzo Chigi. Impegno ‘verbalizzato’ con tanto di lettera autografa inviata a tutti gli italiani prima delle elezioni tanto che molti di loro si sono precipitati all’Ufficio delle Entrate a chiedere subito il rimborso del balzello sulla casa. Le altre forze politiche (Pd e Scelta Civica in testa) sul tema si sono mostrati più prudenti, molto spesso ricorrendo a complicati giri di parole che dicevano tutto e il suo contrario.

Dopo un lungo travaglio, però, a Palazzo Chigi è finito Enrico Letta e non Berlusconi, che da subito, in sede di dichiarazioni programmatiche, prendeva l’impegno per fare in modo che a giugno gli italiani non pagassero la prima rata dell’Imu sulla prima casa. Non solo si sarebbe impegnato direttamente affinchè l’imposta venisse a breve riformata, anzi addirittura ‘superata’. Superata, un modo ambiguo e prudente di dire (e soprattutto non dire) le cose, la scuola democristiana gli è tornata sicuramente utile nella circostanza.

Molti italiani al momento si sono accontentati di non pagare la prima rata senza indagare troppo su cosa significasse ‘superare l’Imu’. Solo a fine anno (2013) lo scenario è apparso chiaro in tutti i suoi costosi contorni, esattamente quando nelle case dei contribuenti è arrivata la Tares, la vecchia tassa sui rifiuti (Tarsu) che oltre al servizio per il ritiro di questi prevede anche un contributo al servizio di illuminazione pubblica e a quello della Polizia municipale. In sostanza gli amministratori locali vistisi mancare gli introiti della vecchia Imu, con la quale pagavano anche l’illuminazione delle strade e i vigili, hanno dovuto ‘ampliare’ (Letta direbbe ‘superare’) la vecchia Tarsu per poter garantire i servizi di sempre ai propri cittadini. Calcolatrice alla mano quello che non è stato pagato a giugno è stato pagato a dicembre anche se ‘sotto mentite spoglie’: la somma degli importi di Imu e Tarsu rispetto a quello della nuova Tares differisce in molti casi solo per poche decine di euro. Questo per il 2013, per il 2014 lo scenario è ancora oscuro.

Anche la vecchia Legge Finanziaria è stata superata’. Adesso si chiama Legge di Stabilità. La nuova generazione di governati quarantenni sembra, però, che si sia limitata solo a cambiarne il nome. I ‘magheggi’ adottati per la sua compilazione sembra siano stati quelli di sempre. Tra le voci di spesa previste, anche quest’anno compaiono i 65 milioni di euro per le locazioni passive (leggasi affitti) degli uffici degli onorevoli deputati che si trovano da anni in tre palazzine nei pressi di Montecitorio. Sono solo una parte dei 12 miliardi di euro (un importo equivalente alle entrate derivanti dal versamento annuale dell’Imu) che la Pubblica amministrazione, enti locali compresi, spende in locazioni ogni anno. C’è da chiedersi se non sia stato proprio possibile finora, reperire gli spazi occorrenti agli uffici dei nostri rappresentanti tra i 60.000 metri quadrati di Palazzo Montecitorio e tra le tante strutture dismesse e inutilizzate di proprietà dello Stato.

Non solo. Ancora qualche altro esempio. Anche in questa Legge di Stabilità sono stati previsti 10 milioni di euro per il Porto di Molfetta come accadeva ormai da anni nelle Finanziare precedenti (in tutto 66 mln di euro). Questo nonostante l’opera sia da tempo sottoposta a sequestro da parte della Magistratura a causa della presenza di migliaia di ordini bellici sparsi in tutta l’area portuale. Per aggirare l’ostacolo però questa legge come le precedenti è dotata di trucco. Gli amministratori locali, se non potranno utilizzare i soldi per il porto, lo potranno fare anche per la realizzazione di altre opere da destinare a uso culturale o sportivo. Naturalmente poi, anche se la ragione sociale della legge lo proibisce, oltre a quel tipo di opere se ne realizzeranno anche di altra natura (opere di urbanizzazione primaria per esempio) come già capitato in passato.

Insomma, sembra che anche per questa Legge di Stabilità l’andazzo sia stato quello di sempre.  Approfittando della fretta di doverla approvare entro la fine dell’anno sembra che ogni parlamentare ci abbia infilato qualche provvedimento ‘ad collegium’. Ossia si sia fatto finanziare iniziative prettamente locali, riguardanti il suo territorio e quindi il suo elettorato, di ogni tipo. Ecco che continuano a comparire voci di spesa di questo tipo: 300 mila euro per l’orchestra di Verona e 1 milione per quella di Napoli, 4.5 milioni per assumere altri agenti forestali, 200 mln per uno studio di fattibilità sui trasporti sullo Stretto di Messina e 8.4 mln per i trasporti sullo stesso Stretto.

Non solo sembra che anche il Decreto Salva Roma (quello che il Presidente Napolitano si è rifiutato di firmare) e il Decreto Mille Proroghe, entrambi atti del Governo dei quarantenni, siano stati concepiti con criteri molto simili a quelli usati per la Legge di Stabilità. E lo stesso Bilancio di Palazzo Chigi, che ospita proprio Enrico Letta e Angelino Alfano, sembra che veda confermate anche per quest’anno voci alquanto bizzarre: come le 2 mila euro per le saponette, le 2 mila euro per il noleggio di lenzuola (!), le 4 mila euro per le cialde di caffè e le 14 mila euro per finanziare la squadra di football americano di Roma.

Sono cambiati i soggetti ai quali erano indirizzati gli strali, a iniziare dalla generazione di appartenenza, ma con il perdurare di questo ‘modus operandi’ anche da parte di questa classe politica, il contenuto del post della Mannoia continua per forza a essere attuale. Con quale fiducia il contribuente italiano può continuare a pagare le tasse se poi scopre che i suoi sacrifici serviranno per pagare il porto di Molfetta, le lenzuola di Palazzo Chigi, o la squadra di football americano?

 

 

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