sabato, Dicembre 4

Creative Commons e norme "anti-leaks" in Giappone image

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Sul fronte della libera circolazione dell’informazione (e della cultura) soprattutto online, due le recenti notizie degne di nota, pur se di segno decisamente opposto.

Dalla California, si annuncia la versione 4.0 delle note licenze Creative Commons (CC), ora pronte per essere adottate in tutto il mondo. Dopo più di due anni di discussioni, ora tali licenze sono più globali e legalmente robuste, incorporando decine di miglioramenti che rendono  più facile e affidabile che mai la condivisione e il riutilizzo di contenuti (online) sotto CC.

Partita dopo il CC Global Summit 2011 di Varsavia, la revisione delle licenze le rende particolarmente adatte all’utilizzo da parte di governi e altri soggetti interessati a pubblicare informazione detenuta dal settore pubblico e per i dati in genere, soprattutto per gli enti dell’Unione Europea. Ciò è dovuto all’allargamento del raggio d’azione delle licenze, che ora includono il diritto sui generis sui database che esiste nell’Unione ed in alcuni altri Paesi.

Importante anche un nuovo meccanismo che permette a chi violi la licenza inavvertitamente di riguadagnare automaticamente i propri diritti, se la violazione è sanata in modo tempestivo. Queste ed altre novità sono già discusse nella terza edizione dell’indispensabile Creative Commons: manuale operativo, curato da Simone Aliprandi e rilasciato con licenza copyleft e scaricabile online (dal sito ufficiale).

In questa versione viene altresì approfondito l’aspetto della ricerca di opere rilasciate con licenze CC e del loro riutilizzo, e si trova un’interessante appendice con casi di studio tratti dall’archivio di SeLiLi – Servizio Licenze Libere – così da fornire un’ottica ancora più concreta e operativa.

Il processo di creazione della versione 4.0 è stato uno sforzo collaborativo nel senso più genuino, Grazie al diretto coinvolgimento di esperti di diritto e licenze pubbliche e della vivace open community, anche Creative Commons come organizzazione ora è più forte e articolata, mentre il percorso collaborativo prevede a breve la pubblicazione del testo finale per poi passare alle traduzioni ufficiali del codice legale (per ulteriori dettagli, si veda CC Italia).

Invece in Giappone la Camera bassa ha approvato una norma che introduce il “segreto di Stato”, imponendo sanzioni più severe nei confronti dei funzionari statali che danno informazioni ai giornalisti in cerca di notizie riservate. I dipendenti pubblici o altri abilitati all’accesso a tali “segreti di Stato” potranno essere condannate fino a un massimo di 10 anni di reclusione per la fuga di notizie, mentre per giornalisti e altri operatori privati coinvolti si arriva fino a cinque anni di reclusione.

Pur se per il governo la legge “anti-leaks” si rende necessaria per “motivi di sicurezza nazionale”, tanti giornalisti, attivisti ed esperti la criticano come un tentativo assai pesante di sopprimere la libertà di stampa — in particolare su questioni cruciali come la crisi nucleare di Fukushima.  Le nuove norme sollevano inoltre il timore che il Giappone possa tornare verso il suo passato militarista, quando la libertà di parola era notevolmente limitata.

Intanto la settimana scorsa migliaia di persone hanno protestato a Tokyo: molti tenevano in mano cartelloni con scritto: “Non toglieteci la nostra libertà”. La polizia parlava di tremila cittadini presenti, mentre secondo gli stessi organizzatori, invece, la folla si aggirava intorno alle 10.000 persone. Le proteste sono state condivise anche da tanti netizen, che tramite Twitter hanno espresso commenti e aggiornamenti sugli eventi a Tokyo. 

@KjeldDuits: Oggi i giornalisti hanno fatto appello contro la legge sul segreto proposta da Abe al Parlamento: pic.twitter.com/P8DQbdtCh5

@kaorukochibana2: Il problema della contaminazione radioattiva a Fukushima sarà un segreto. La paura del Giappone diventerà una paura mondiale.  

@noosa_noosa: Molti giornalisti, scrittori, artisti e attivisti stanno protestando, ma il Primo Ministro Shinzo Abe ignora tutto.  

Infine, in attesa della probabile approvazione definitiva della normativa, un intervento sulla testata online The Foreign Correspondents’ Club of Japan  sintetizza così i possibili rischi per il Paese:  

«[…] Questa normativa, avanzata dal Partito democratico liberale e a malincuore accettata dalla coalizione Komeito, è una minaccia chiaramente rivolta ai giornalisti e ai funzionari pubblici. […] Naturalmente, la realtà potrebbe rivelarsi molto meno cupa rispetto al quadro delineato. Può darsi che alla fine la proposta conterrà molte garanzie adeguate per assicurare che le attività multimediali non saranno interrotte e che il diritto del popolo a conoscere le manovre del governo non verrà messo in pericolo. E poi la legge potrebbe essere applicata con giusta moderazione. Tuttavia l’evidenza fino a oggi suggerisce un notevole motivo di allarme».

 

 

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