lunedì, Settembre 27

Cowboy e Indiani insieme contro l'XL Keystone Obama temporeggia sull'ultimo tratto dell'oleodotto

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XL Keystone

La Cowboy and Indian Alliance (CIA) è un gruppo di proprietari di ranch, agricoltori, leader tribali e ambientalisti, creato per opporsi all’espandersi dell’XL Keystone. A fine aprile 2014 ha organizzato una grande marcia di protesta a cavallo che li ha portati, in migliaia,  fino a Washington DC, a manifestare davanti alla Casa Bianca. Una marcia molto colorata e pittoresca, formata proprio da cowboy e nativi americani in abiti tradizionali. A fine luglio 2014, mentre l’ultima fase dell’oleodotto si trovava ancora in stand-by, si alzavano ancora le voci dei proprietari terrieri e dei leader della riserva Sioux di Rosebud, in Sud Dakota: «Combatteremo».

Il piano dell’XL Keystone, oltre a proprietà private e siti sacri agli Indiani, attraverserebbe anche la falda acquifera della Ogallala Aquifer, una delle più grandi del mondo, creando la possibilità di  inquinamento di una preziosissima riserva d’acqua che giace sotto ben otto Stati: South DakotaNebraskaWyomingKansasOklahoma, Colorado, New Mexico, e Texas, fornendo irrigazione a ben il 27 % di terreni coltivati negli Stati Uniti.  Il presidente Barack Obama ha alternato finora una politica pro e contro l’oleodotto, cercando la via giusta fra gli interessi del Paese, il consenso dell’elettorato e le esigenze ambientaliste. Ma la sconfitta finale dei cittadini, a vantaggio del colosso del petrolio, è nell’aria.

Il progetto. Alla base della controversia c’è il passaggio dell’enorme XL Keystone, e dei  suoi “rami secondari” di espansione : il progetto di questo megaoleodotto, già completato per oltre 4000 km da Hardisty in Alberta,  Canada, attraverso il Nebraska fino all’Illinois ( fase I ), si inoltra fino all’Oklahoma (fase II) e il Texas (fase III a). La fase III b è in costruzione e arriva fino a Houston, Texas; la fase IV è quella in fase di approvazione che attraverserebbe ulteriormente gli Stati Uniti, da Hardisty al Montana ricongiungendosi poi in Nebraska. Il progetto si avvale dell’applicazione dell’Eminent Domain a Indiani e a non-Indiani, che con la Cowboy and Indians Alliance si sono trovati  uniti a combattere dalla stessa parte, insieme agli ambientalisti.

Le controversie. Nonostante le proteste e le cause legali sull’Eminent Domain, moltiplicatesi nel corso degli anni, il progetto -tranne per la ultima fase IV- non si arresta e va avanti. Le forti preoccupazioni sono per l’impatto ambientale, con forti emissioni di anidride carbonica, inquinamento di falde acquifere, scolvolgimento dell’ecosistema. E oltre alle espropriazioni terriere, i Nativi Americani sono colpiti anche nella loro cultura e religione, poichè l’XL Keystone andrebbe a distruggere anche dei siti sacri, infrangendo per l’ennesima volta quei famosi trattati stipulati dall’uomo bianco sempre con ‘lingua biforcuta’. Il 19 settembre 2011,  nativi americani e canadesi che manifestavano davanti alla Casa Bianca in protesta al Keystone Pipeline furono arrestati. Marty Cobanais, attivista dell’IEN (Indigenous Environmental Network), una associazione ambientalista di nativi americani, dichiarò durante una manifestazione a marzo 2012: «Il Presidente Obama è un membro adottivo della tribù Crow, e il suo appoggio a un progetto come il Keystone, che profana siti e reperti sacri indiani, è un vero tradimento e una delusione per tutti i suoi congiunti nativi americani». Durante questa protesta, indetta a Cushing, Oklahoma, i nativi furono forzati dalle autorità locali a manifestare dentro una gabbia, un insulto alla libertà di parola.

Xl pipeline

L’Eminent Domain. E’, in sostanza, una azione che il Governo degli Stati Uniti può compiere per espropriare un terreno, impossessarsi di una proprietà privata o dei diritti privati del  cittadino in cambio di una compensazione monetaria. Ma senza il consenso del proprietario. La proprietà può essere presa per uso del Governo o per cederla a terze parti per uso pubblico o urbano, o per sviluppo economico, e in genere viene utilizzata per utilizzi pubblici, per autostrade o ferrovie, o anche per questioni di pubblica sicurezza. In Italia corrisponde alla ‘espropriazione per pubblica utilità’ (D.P.R. n.327 of 2001, emendata con il  D.Lgs. n.302 del  2002). Il Quinto Emendamento della Costituzione statunitense, rafforzato  dal Quattordicesimo Emendamento, limita l’esercizio dell’Eminent Domain: deve essere per pubblico uso e utilità e deve essere pagata una compensazione. Viene conosciuta come la dottrina della ‘incorporazione selettiva’, e ogni Stato ha una sua specifica procedura sui propri territori: la interpretazione di pubblico uso e pubblica utilità può essere alquanto vasta.

Nel 2005 fece scalpore la decisione della Corte Suprema in merito al caso Kelo v. City of New London,( 545 U.S. 469 ): a New London, nel Connecticut, venne espropriata una proprietà privata per trasferirla a un ente privato per un dollaro all’anno di compenso; lo scopo era solo incrementare le entrate municipali. Tale decisione, ampiamente dibattuta e contestata, fece tanto clamore che molti Stati decisero , o sono oggi sul punto di decidere, di limitare il potere dell’Eminent Domain.

Oggi la partita tra proprietari terrieri e tribali è in gran parte giocata sull’Eminent Domain e sulla capacità -e volontà di usarle- delle leggi dei singoli Stati. Diversi candidati alle prossime elezioni del Senato intervengono a favore dell’XL Keystone, che creerebbe migliaia di posti di lavoro. Come Cory Gardner, candidato repubblicano del Colorado, secondo cui i nuovi posti di lavoro sarebbero migliaia solo nel suo Stato. Secondo gli studi, i posti di lavoro complessivi sarebbero 42.000, di cui almeno 30.000, però, solo temporanei.  A fronte di un serio aggravamento del riscaldamento globale, a cui la amministrazione Obama sta dedicando molta attenzione nel 2014. Cosa deciderà il Presidente Obama? Probabilmente aspetterà fino a dopo le elezioni di novembre del Senato.

Barack Black Eagle.  Lo scorso giugno 2014 Obama è andato in visita ufficiale alla Standing Rock Sioux Tribe, in Sud Dakota, la sua prima visita da presidente nelle riserve indiane.  Nel maggio del 2008, durante la sua prima corsa al seggio presidenziale, l’allora senatore Barack Obama visitò la riserva Crow, in Montana, dando un chiaro segno di interesse verso i nativi americani: fu il primo candidato presidenziale a visitare una Nazione Indiana. In quell’occasione, Obama fu adottato nella tribù Crow da Hartford ‘Sonny’ Black Eagle e la moglie Mary. Gli fu dato il nome Crow ‘Awe Kooda bilaxpak Kuuxshish’, che significa  ‘one who helps people throughout the land’ ovvero ‘che aiuta la gente ovunque’. 

Disse Obama nel suo discorso ai Crow: «Pochi sono stati ignorati così a lungo da Washington, come i Nativi Americani, i primi Americani. Questo cambierà quando sarò Presidente degli Stati Uniti». Mi disse in seguito Mary Black Eagle, madre adottiva di Obama: “Quando lo adottammo, gli chiesi di ricordarsi di noi se fosse arrivato alla Casa Bianca. E lui mi disse: Mamma, sarai là con me“. Obama fu fedele alla sua promessa: la famiglia Black Eagle ha visitato la Casa Bianca in molte occasioni.  

E’ il momento della verità: Obama sarà in grado di tramutare in solido aiuto la sua amicizia -e parentela-con i Nativi Americani, schierandosi contro l’ultima fase dell’XL Keystone? Probabilmente no. L’obiettivo fondamentale purtroppo lascia poche speranze: la indipendenza degli Stati Uniti dal petrolio straniero è un target molto, molto importante nel panorama internazionale.

 

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