mercoledì, Settembre 22

Covid-19: vaccini tra capitalismo e avidità I virus precedenti non minacciavano l'economia dei Paesi sviluppati nella stessa misura del Covid-19. Dunque ora avevamo bisogno dei vaccini per salvare le economie. E i vaccini sono arrivati, diversi, e in velocità

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Boris Johnson, lo scorso marzo, nel corso di una riunione privata con i parlamentari conservatori, ha affermato «La ragione per cui abbiamo il successo del vaccino è a causa del capitalismo, a causa dell’avidità, amici miei», ovvero che il successo del programma vaccinale Covid nel Regno Unito è stato dovuto alcapitalismo‘ e all’avidità‘.

Poi il Primo Ministro ha ritirato subito i suoi commenti, e contestualmente i suoi collaboratori hanno precisato che Johnson si riferiva alla motivazione del profitto che spinge le aziende a sviluppare nuovi prodotti, elogiando il lavoro svolto dalle grandi compagnie farmaceutiche durante la pandemia.

Johnson «ha torto: l’idea che l’ingegnosità privata e la pura concorrenza abbiano prodotto i vaccini è una fantasia», sostiene David Whyte, docente di studi socio-legali all’Università di Liverpool.

Prima COVID-19, il mercato dei vaccini era lento, ci volevano dai cinque ai 15 anni per sviluppare un potenziale vaccino. «Per le aziende farmaceutiche, gli incentivi sono scarsi. Nell’aprile 2018, molto prima che emergesse il coronavirus, un rapporto degli analisti di Goldman Sachs ha sostenuto che fornire una curaone shotper le malattie non potrebbe mai essere unmodello di business sostenibile‘».
Il rapporto ‘
The Genome Revolution‘ del 10 aprile 2018, di Goldman Sachs, affrontando il tema della ‘terapia genica‘ -i vaccini anti-Covid-19 classificati RNA fanno parte di questa categoria- sostiene: la possibilità di fornirecure one shot‘ è uno degli aspetti più attraenti della terapia genica, e però,malgrado «questa proposta abbia un enorme valore per i pazienti e la società, potrebbe rappresentare una sfida per gli sviluppatori di farmaci genomici alla ricerca di un flusso di cassa sostenuto». Citando a titolo esemplificativo i trattamenti contro l’epatite C, questi hanno raggiunto tassi di guarigione superiori al 90%, esaurendo gradualmente i bacino di pazienti curabili, «curare i pazienti esistenti riduce anche il numero di portatori in grado di trasmettere il virus a nuovi pazienti, quindi anche il pool di incidenti diminuisce … Dove un pool di incidenti rimane stabile (ad esempio, nel cancro) il potenziale per una cura pone meno rischi per la sostenibilità» del businesss.
Le aziende farmaceutiche «seguono i soldi», sottolinea
David Whyte. «Nel 2019, la dimensione del mercato globale dei vaccini era di 47 miliardi di dollari. Nello stesso anno, le vendite di soli quattro farmaci terapeutici corrispondevano a questo volume di vendite (Humira, usato per trattare l’artrite reumatoide; Keytruda, il trattamento del cancro; Revlimid, usato per trattare il mieloma multiplo; e Imbruvica, farmaco contro il cancro)».

Contro i coronavirus Sars e Mers non ci sono vaccini, il vaccino contro Ebola è stato approvato nel 2019, 16 anni dopo il primo brevetto e 6 anni dopo l’inizio dell’epidemia in Africa occidentale.

«Non ci sono dubbi sul fatto che il capitalismo razziale e l’economia globale abbiano plasmato la nostra risposta a questo virus. I virus precedenti non minacciavano l’economia dei Paesi sviluppati nella stessa misura. I costi dell’Ebola per i Paesi dell’Africa occidentale sono stimati in oltre 50 miliardi di dollari. Il costo della Sars è stato significativo per l’economia asiatica, attestandosi tra lo 0,5 e il 2,0% del PIL. La ricaduta economica di Mers è stata in gran parte limitata all’economia sudcoreana. La maggior parte delle economie avanzate rischiano di perdere almeno il 4,5% del PIL a causa di questa pandemia. Quindi avevamo bisogno dei vaccini COVID-19 per salvare queste economie». E i vaccini sono arrivati, diversi, e in velocità.
«
Il motivo per cui i vaccini COVID-19 sono arrivati a una tale velocità è che il modello di rischio è cambiato dall’oggi al domani e i normali rischi associati allo sviluppo del vaccino sono stati quasi completamente rimossi dagli investitori. Prima di questa pandemia, il capitalismo non era molto bravo a fornire vaccini per le malattie infettive.

Ricerca e sviluppo, combinati con sussidi diretti,sono stati mobilitati su vasta scala per questa pandemia. I governi hanno utilizzato fondi pubblici per effettuare enormi ordini anticipati di vaccini che hanno rimosso tutti i rischi di mercato dalle vendite future. Sono queste due cose che hanno spinto un investimento monofunzionale senza precedenti nel settore. Questo investimento, ovviamente, sarà seguito da profitti senza precedenti».
Oltre 12 miliardi di dollari sono stati investiti dai governi nella ricerca e sviluppo (R&S), nelle sperimentazioni cliniche e nella produzione di sei vaccini COVID-19 candidati di punta: AstraZeneca / Oxford University (oltre 1,7 miliardi di dollari), Johnson & Johnson / BiologicalE ( 1,5 miliardi di dollari), Pfizer / BioNTech (2,5 miliardi di dollari), GlaxoSmithKline / Sanofi Pasteur (2,1 miliardi di dollari), Novavax / Serum Institute of India (quasi 2 miliardi di dollari), Moderna / Lonza (2,48 miliardi di dollari). I governi poi hanno stipulato accordi di acquisto anticipato per 24 miliardi di dollari, inclusi 21 miliardi di dollari stimati nel 2021 per il vaccino Pfizer, le cui vendite dovrebbero generare un margine di profitto del 60% -80%.

«Lo sviluppo dei vaccini COVID-19 fa quindi parte di un vasto sistema di sovvenzioni pubbliche che può indurre le persone a pensare che sia il capitale privato a salvarci dal virus, grazie alla sua capacità di ‘innovazione’». Non è così, afferma Whyte. C’è «un altro sussidio a quelle aziende che rimane nascosto: le università. Le università forniscono scienziati qualificati e una base di conoscenza che emerge nel corso di centinaia di anni. È nelle università che vengono sviluppate le regole per la ricerca clinica e sono i ricercatori universitari che pubblicano i risultati nelle riviste accademiche a fornire quella base di conoscenza. Le università danno il maggior contributo sociale alla verifica e alla diffusione delle scoperte scientifiche. È la conoscenza che abbiamo in comune. In termini economici, questa produzione di conoscenza conta come unaesternalitànel modello di business: un sussidio invisibile che non compare mai nel bilancio aziendale, perché le aziende non devono mai pagarle.
L’infrastruttura che ha prodotto i vaccini COVID-19 è stata coltivata in università finanziate con fondi pubblici, istituti pubblici e laboratori privati fortemente sovvenzionati. Un processo che sembra guidato dall’ingegno privato e dalla pura concorrenza, in realtà è guidato dalla conoscenza scientifica che fa parte deicommons‘ e per questo dovrebbe essere di proprietà di tutti sul pianeta», conclude Whyte.

E’ stato su questa linea il tentativo, in sede di Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) di sospendere temporaneamente i brevetti dei vaccini anti-Covid, in modo da consentire a più Paesi l’accesso a vaccini, farmaci e tecnologie mediche necessarie per prevenire, contenere o trattare il Covid-19. La proposta era stata avanzata da Sudafrica e India, sostenuta poi da quasi 100 Paesi in via di sviluppo, decine di ONG internazionali, diverse agenzie delle Nazioni Unite e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’opposizione in particolare da Paesi che ospitano grandi aziende farmaceutiche -Usa, Regno Unito, Commissione Ue e altri 27 Stati membri, tra i quali l’Italia- ha portato a un nulla di fatto.

Sulle oltre 806 milioni di vaccinazioni somministrate in tutto il mondo, quasi il 90% è in capo ai Paesi ad alto e medio reddito. «Un mondo diviso in ricchi e poveri non riuscirà a tenere sotto controllo la pandemia e la disuguaglianza globale aumenterà in assenza di sforzi per espandere la copertura vaccinale nei Paesi a reddito medio-basso», affermano gli analisti del Center for Strategic and International Studies (CSIS). CSIS che lo scorso 14 aprile ha presentato un dettagliato intervento per illustrare l’urgenza che gli Stati Uniti si mobilitino per assicurare che i vaccini velocemente raggiungano i Paesi a reddito medio e basso, in caso contrario gli sforzi vaccinali compiuti dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi a reddito alto e medio saranno stati vani.
Così
Boris Johnson potrebbe non avere torto; il suo cinismo ha anzi messo il dito nella piaga: i vaccini, la loro disponibilità o non disponibilità ha a che fare e come con il capitalismo e l’avidità, soprattutto la non disponibilità. 

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