sabato, Dicembre 4

Covid-19: vaccinazioni di massa, da pandemia sanitaria a pandemia organizzativa? Ci avviciniamo a lunghi passi verso il nodo organizzativo e gestionale della somministrazione anche da parte del privato perché lo Stato non è in grado di reggere la vaccinazione di massa, come obbligo esigibile dalla distribuzione pubblica

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‘Forse’, ‘magari’, ‘presumiamo’, il condizionale d’obbligo, sono il leit motive di tutti gli esperti che discutono del piano vaccinale. Tutto molto aleatorio ed in attesa di studi controllati. Dati, dati, dati: ma chi li raccoglie e li elabora?Avevo fatto la proposta di un ‘think tank’ di volontari per ogni ospedale per avere sotto controllo il tormentone ‘dati’. Una ‘cifra’ di incertezza, non di dubbio. Una situazione complessa che si sta complicando.

Nel frattempo prevalentemente ipotesi: sia sul versante degli approvvigionamenti (cortocircuito degli approvvigionamenti), sia riguardo all’organizzazione della campagna vaccinale. Ho già scritto piu’ volte che il volontariato potrebbe essere una carta valida per accogliere, orientare, fare triage leggero per la vaccinazione di massa. Un punto critico sarà come gestire l’arrivo dei vaccinandi. Per rispettare i tempi di vaccinazione di massa si dovrà adottare anche un po’ di ‘tempi e metodi’. Riesumiamo il ‘taylorismo’? La pandemia sanitaria si sta incistando in una pandemia organizzativa.

Il mercato dei vaccini è un affare da 40 miliardi di dollari nel mondo; Moderna ha moltiplicato il valore delle proprie azioni del 700 per cento con un fatturato che è aumentato a 62 miliardi partendo da un fatturato di 60 milioni (quasi da non credere e da verificare). Non credo proprio che la criticità stia nella produzione, ma piuttosto  nel mercato dei vaccini; in parte si stanno allocando alcune quantità alle nazioni che pagano un prezzo più alto (si legge che Israele abbia pagato il doppio rispetto a USA ed EU). Un mercato parallelo.

Si pensi anche che Astra Zeneca-Oxford ha dichiarato di non fare profitto, ma vuole prezzare in autonomia il vaccino a partire dal 2021. Una via per incrementare la produzione è la sospensione totale dei brevetti per attivare una licenza obbligatoria per produrre il vaccino. Ed Israele avrebbe accelerato le consegne del vaccino anche con questa minaccia giuridica. E  raggiungerà l’immunità di gregge alla fine di marzo acquistando prevalentemente da Pfizer con un ritmo di somministrazione di 170.000 vaccinazioni al giorno che, rapportate all’Italia, vorrebbe dire vaccinare circa 1 milione di persone al giorno.

Qualche giorno fa in Gran Bretagna si sono somministrate 600.000 dosi di vaccino ed inoltre in questa nazione si è creato un consorzio di aziende per produrre le dosi di vaccino.

Quanto più si somministrano vaccini tanto più si raggiunge la percentuale dell’immunità di gregge e si ‘riparte’ a pieno ritmo. Questa proposta è percepita come ‘il diavolo e l’acqua santa’, ma qualche articolazione anche di governance per accelerare la produzione e la disponibilità dei vaccini si deve valutare e implementare.

Sorge un nodo importante da sciogliere: si può lasciare al libero mercato la gestione di una  pandemia epocale? Una proposta è quella di estrarre le produzioni dei vaccini delle imprese farmaceutiche dal punto vista economico (uno spin off produttivo; un ramo d’azienda) e farle confluire in una Impresa Socialeveicolo’ con distribuzione di utilicappare con tetto’ e tale da sviluppare linee di investimento costanti per produrre di più e per calmierare i prezzi di vendita che non devono massimizzare in assoluto gli utili, ma in modo relativo. E investimenti di ricerca mirati che, peraltro, risulterebbero essere stati sostenuti in parte cospicua dagli Stati.

Secondo la fondazione internazionale Kenup (basata a Malta), 83,5 miliardi di dollari sono stati investiti dagli Stati per la ricerca dei vaccini (33% da parte degli USA, 24% dall’UE ed il 13 % da parte di Giappone ed Corea del Sud).

Penso che molti imprenditori italiani sarebbero propensi a sostenere i costi di vaccinazione per la sicurezza dell’ambiente di lavoro (art.279 del Testo unico della sicurezza) con il quale evitare il rischio di infezione derivante dalla presenza di più persone in un uno spazio limitato.

Presumo che sarebbero propensi a donare ‘vaccinazioni sospese’ alle comunità di riferimento in modo proporzionale alle vaccinazione fatte.

Il costo dei vaccini è una piccola porzione di quello che stiamo perdendo con i ristori, mancate entrate per lo Stato, mancato sviluppo di fatturato delle imprese. Ed inoltre lo Stato è in affanno per il debito che continua a crescere.

Un approccio sindemico al Covid-19 comporta la combinazione fra campagna vaccinale sempre più veloce, l’uso di una diagnostica complementare, la cura delle malattie non trasmissibili (mnt) che dovrebbero ridurre sensibilmente la mortalità.

In sintesi la proposta è di fare una campagna vaccinale sperimentale (una regione? una città?) adottando il modello della vaccinazione ‘sospesa’ e con una rete distributiva ‘ad hoc’.

Ci avviciniamo a lunghi passi verso il nodo organizzativo e gestionale della somministrazione anche da parte del privato perché lo Stato non è in grado di reggere la vaccinazione di massa, come obbligo esigibile dalla distribuzione pubblica (sia per l’ex ante di procurement e forniture sia per l’apparato distributivo in itinere). Tutto questo, ovviamente, deve essere supportato da una campagna di comunicazione efficace e percepita. Da pandemia sanitaria a pandemia organizzativa? Speriamo di no!

 

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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