Covid-19: vaccinazione di massa, imprese farmaceutiche e ruolo degli imprenditori Potrebbero giocare un ruolo importante e quasi ‘salvifico’ molti imprenditori italiani che sarebbero propensi a sostenere i costi di vaccinazione per la sicurezza dell’ambiente di lavoro

Non credo che il problema critico della vaccinazione di massa sia la produzione insufficiente che si può incrementare usando siti produttivi di imprese farmaceutiche non impegnate nel vaccino. Peraltro è di qualche giorno fa la disponibilità di Novartis e Sanofi per Pfizer ed ora Bayer per Curevac.

Mi si permetta di dire che è stupefacente che uno  dei maggiori ed accreditati fornitori di vaccino abbia avuto una progressione di tagli delle forniture con queste evidenze: accordo (ufficioso?ufficiale?) di fornitura di 16 milioni di dosi circa, dopo due settimane taglio a 8 milioni e dopo una settimana a 3.6-4 milioni di dosi per problemi di programmazione di produzione; se così fosse tutto il management di questa impresa deve essere allontanato per incapacità ed ignoranza dei fondamentali di gestione: mi sembra impossibile!

Anche questa mancanza di capacità di gestione è irresponsabilità sociale. In Italia si dice che bisogna avere pazienza e che la produzione di vaccini ha bisogno di bireattori. In un primo momento la risposta di Farmindustria è stata: «Ci sono pochi stabilimenti con bireattori»; scusate, ma si può sapere quanti sono? Anche perché, se non ho capito male, non hanno la stessa diffusione e quantità delle ‘chiavi inglesi’ e quindi si possono contare. «Ma quando c’è il bireattore» passano dai 4 a 6 mesi per attivare la produzione: bene, ma se mai partiamo mai arriviamo!

In un secondo momento la considerazione è stata: «esistono bireattori,ma non sono compatibili con il Covid-19». Nel frattempo e durante questo stallo di conversione è entrata in pipe –line per l’approvazione da parte dell’Ema (Agenzia Europea per i medicinali) entro marzo il vaccino di Johnson&Johnson che per l’Italia rappresenterebbe 27 milioni di dosi senza richiamo. E’ un mercato strano!

Il mercato dei vaccini è un affare da 40 miliardi di dollari nel mondo; Moderna ha moltiplicato il valore delle proprie azioni del 700 per cento con un fatturato che è aumentato a 10 miliardi partendo da un fatturato di 60 milioni (con una capitalizzazione a 60 miliardi). Nel mercato dei vaccini si stanno allocando alcune quantità alle nazioni che pagano un prezzo più alto (si legge che Israele abbia pagato il doppio rispetto a  USA ed UE). Un mercato parallelo.

Si pensi anche che Astra Zeneca-Oxford ha dichiarato di non fare profitto, ma vuole prezzare in autonomia il vaccino a partire dal 2021. Una via per incrementare la produzione è la sospensione totale dei brevetti per attivare una licenza obbligatoria per produrre il vaccino.

Questa proposta è percepita come ‘il diavolo e l’acqua santa’ dal settore farmaceutico, ma qualche articolazione anche di governance per accelerare la produzione e la disponibilità dei vaccini si deve valutare e implementare.

Per esempio Israele avrebbe accelerato le consegne del vaccino anche con questa minaccia giuridica. E raggiungerà l’immunità di gregge alla fine di marzo acquistando prevalentemente da Pfizer con un ritmo di somministrazione di 170.000 vaccinazioni al giorno che, rapportate all’Italia, vorrebbe dire vaccinare circa 1 milione di persone al giorno.

Tutto questo sarebbe compatibile e attuerebbe gli accordi TRIPs (The Agreement on Trade Related Aspects – 1994) di Marrakech ove si contempla che in caso di situazioni di gravità eccezionale e per tempi limitati si può derogare alla protezione brevettuale. Fatto incontrovertibile in Covid-era.

Qualche giorno fa in Gb si sono somministrate 600.000 dosi di vaccino ed inoltre in questa nazione si è creato un consorzio di aziende per produrre le dosi di vaccinoQuanto più si somministrano vaccini tanto più si raggiunge la percentuale dell’immunità di gregge e si ‘riparte’ a pieno ritmo.

Sorge un nodo importante da sciogliere: si può lasciare al libero mercato la gestione di una  pandemia epocale? Una proposta di tipo giurico organizzativo è quella di estrarre le produzioni dei vaccini delle imprese farmaceutiche (uno spin off produttivo: un ramo d’azienda con contabilità separata, una business unit autonoma) e farle confluire in una Impresa Socialeveicolo’ con distribuzione di utili cappata e con tetto’ e tale da sviluppare linee di investimento costanti per produrre di più e per calmierare i prezzi di vendita che non devono massimizzare in assoluto gli utili, ma in modo relativo. E investimenti di ricerca mirati che, peraltro, risulterebbero essere stati sostenuti in parte cospicua dagli Stati.

Inoltre penso che potrebbero giocare un ruolo importante e quasi salvificomolti imprenditori italiani che sarebbero propensi a sostenere i costi di vaccinazione per la sicurezza dell’ambiente di lavoro (art.279 del Testo unico della sicurezza) con il quale evitare il rischio di contagio derivante dalla presenza di più persone in un uno spazio limitato.

Per lo Stato, qualora integrasse il costo delle vaccinazioni acquistate privatamente dagli imprenditori per la sanificazione degli ambienti lavorativi, sarebbe una politica attiva del lavoro che rientrerebbe nel ‘debito buono’ di Mario Draghi. Emersione manifatturiera, sviluppo turistico ed attrattività del sistema Paese.

Per le imprese la campagna di vaccinazione di massa sarebbe un tavolo di verifica dell’orientamento al sociale sia in termini di funzionalità sia in termini di eticità.

La funzionalità è una responsabilità sociale e la buona gestione è il suo presupposto. Il costo dei vaccini è una piccola porzione di quello che stiamo perdendo con i ristori, mancate entrate per lo Stato, mancato sviluppo di fatturato delle imprese.

Ed inoltre lo Stato è in affanno per il ‘debito cattivo’ che continua a crescere. Un approccio sindemico al Covid-19 comporta la combinazione fra campagna vaccinale sempre più veloce, l’uso di una diagnostica complementare, la cura delle malattie non trasmissibili (mnt) che dovrebbero ridurre sensibilmente la mortalità.

In sintesi la proposta è di fare una campagna vaccinale sperimentale (una regione?una città?) con il circuito degli imprenditori che acquistano le vaccinazioni dallo Stato o direttamente dalle imprese farmaceutiche. Si può fare!