martedì, Maggio 11

COVID-19: ‘vaccinare presto, vaccinare tutti’ con il privato e le imprese

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Senza l’attività vaccinale del circuito privato non si potrà mai raggiungere, in tempi brevi, una condizione di ragionevole salvaguardia (500mila vaccinazioni al giorno) contro gli effetti estremi e letali del COVID-19. Facciamo alcune considerazioni a favore del coinvolgimento del privato sanitario e delle imprese con una premessa: reputo che le big pharma sarebbero disponibili a vendere una percentuale della loro produzione a prezzo libero (peraltro la richiesta, in questo senso, è già stata avanzata e giace sul tavolo EU) aumentando e sviluppando la produzione con investimenti proporzionali e rapidi.

E’ inspiegabile e poco trasparente il fatto che non si sia già fatto un gantt per conoscere i tempi veri di sviluppo di nuove linee di produzione dei vaccini con spin off o terziarizzazione (a fronte di royalties). Su questo il mercato del pharma è opaco.

Le considerazioni sono:

1-Oggi già esiste un’attività privata di somministrazione: i medici di medicina generale ed alcuni ospedali privati convenzionati (prevalentemente IRCCS e fondazioni non profit) già somministrano vaccini. Forse ci si dimentica che i medici di famiglia sono privati. Quindi la collaborazione e la filiera sussidiaria è già in atto;

2-E’ stato firmato, il 6 Aprile, un protocollo nazionale per la realizzazione di piani aziendali per le vaccinazioni. E’ una declinazione del ruolo del privato nella campagna vaccinale. Infatti le imprese private profit e non profit strutturano dei centri vaccinali, con personale qualificato e formato ‘ad hoc’.

I costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, i costi per la somministrazione (personale e strutture) sono a carico del datore di lavoro, mentre i vaccini sono a carico dello Stato. Ora si attende l’ok formale dell’autorità per l’emergenza COVID.

Alcune note a margine:

Gli imprenditori hanno un interesse specifico a vaccinare i propri dipendenti (ed anche, a volte i familiari) per riprendere a pieno ritmo l’attività, sviluppando opzioni organizzative (blended, smartworking o di presenza) i cui ricavi sono decisamente superiori ai costi sostenuti. E’ l’interesse particolare non speculativo e privato che si sposa con l’interesse generale e pubblico.

Il saldo economico sarebbe positivo e si svilupperebbe concretamente il principio di sussidiarietà, nonché la coprogrammazione e coprogettazione sul territorio (art 55-57 del codice del Terzo settore e la sentenza 131 /2020 della Corte costituzionale).

-La mia opinione è che le imprese sarebbero disposte ad acquistare e pagare i vaccini (anche a prezzi di mercato non calmierato) pur di velocizzare l’immunità.

-Ma ci sarebbero lavoratori vaccinati e non, di serie A e serie B. Le grandi imprese hanno tutto l’interesse a vaccinare tutti (fermo restando la ‘non obbligatorietà’) e ampliare questa opportunità per la filiera di approvvigionamento a monte, mentre per le PMI e micro (94% del totale aziende italiane) si possono costituire centri vaccinali gestiti anche dalle Associazioni datoriali e territoriali.

Come già scritto su questo giornale un po’ di tempo fa, molti imprenditori italiani sarebbero propensi a sostenere i costi di vaccinazione anche a fronte dell’art.279 del Testo unico della sicurezza dell’ambiente di lavoro con il quale evitare il rischio di contagio derivante dalla presenza di più persone in un uno spazio limitato.

Qualora lo Stato integrasse il costo delle vaccinazioni acquistate privatamente dagli imprenditori per la sanificazione degli ambienti di lavoro, sarebbe una politica attiva del lavoro che rientrerebbe nel ‘debito buono’ di Draghi. Si pensi all’emersione manifatturiera, sviluppo turistico ed attrattività del sistema Paese.

Le imprese turistiche, aumentando la sicurezza tramite le vaccinazioni dei dipendenti, aprirebbero flussi turistici internazionali.

– Ma le dosi per i dipendenti diminuirebbero le dosi per le fasce anziane ed a rischio. In parte ho risposto precedentemente e reputo che si possa adottare il metodo della ‘vaccinazione sospesa’ (donare una vaccinazione per una persona che non può sostenere il costo e per l’art.32 della Costituzione, garantire ‘cure gratuite per gli indigenti’).

Oggi vaccinare presto, vaccinare tutti è un’esigenza di interesse pubblico e generale. Altrimenti la pandemia e la sindemia diventeranno una costante del sistema.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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