domenica, Settembre 26

Covid-19: parte il Recovery Fund, ma la Sanità è ultima Con che criteri si è decisa questa ripartizione? In piena pandemia, la logica e la razionalità vorrebbero invece che la Sanità fosse al primo posto

0

Siamo in piena pandemia, terza o forse quarta ondata, e il governo è alle prese con il famoso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

I dati sono questi:

Totale investimenti: 221,5 miliardi di euro

di cui:

Fondi UE del Recovery: 191,5 miliardi di euro e Fondo europeo complementare nazionale: 30 miliardi di euro

Così ripartiti:

Rivoluzione verde e transizione ecologica: 57 miliardi di euro (30%)

Digitalizzazione: 42,5 miliardi di euro (22%)

Istruzione e ricerca: 31,9 miliardi di euro (17%)

Infrastrutture 25,3 miliardi di euro (13%)

Inclusione e coesione: 19,1 miliardi di euro (10%)

Salute: 15, 6 miliardi di euro (8%)

Al primo posto, con il 30% delle risorse, c’è l’Ambiente mentre la Salute è all’ultimo posto con l’8% delle risorse.

Ma come è possibile che con l’emergenza planetaria Covid-19 la Salute sia all’ultimo posto? E soprattutto perché nessuno ne parla? Con che criteri si è decisa questa ripartizione?

Visti i problemi atavici dei nostri ospedali, decimati dai tagli degli anni scorsi, dalla carenza storica di posti in terapia intensiva, dell’assoluto bisogno di personale medico con una pandemia che non sembra passeggera, ma probabilmente diverrà endemica, come è possibile stanziare la cifra più bassa proprio al settore chiave della lotta contro il virus?

Con tutto il rispetto, come si può pensare –ad esempio- che l’’inclusione e coesione’ sia più importante della Salute?

Una sfilza di domande su un argomento incredibilmente poco dibattuto e su cui non è stata date alcuna risposta.

Ieri sono stati presentati i dati a ‘Porta a Porta’, ma Bruno Vespa non ha fatto alcun accenno all’anomalia mentre la Ministra Gelmini si è affrettata a dire che alla sanitò andrà anche qualche euro della digitalizzazione con la telemedicina. Briciole di un vero tesoro.

La logica e la razionalità vorrebbero invece che la Sanità fosse al primo posto di questa classifica. Qualcuno ci può dare una risposta?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giornalista professionista e scrittore. Laureato in Fisica. E’ stato anche deputato della Repubblica.

End Comment -->