lunedì, Agosto 2

Covid-19 nelle carceri, giustizia è (s)fatta La riforma ‘rivoluzione’ garantista di Marta Cartabia. L’Unione Europea ce lo chiede (finora invano), da cinque anni: la giustizia italiana deve avere un approccio più garantista ed equo

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Il Covid-19 nelle carceri: i detenuti contagiati sono, secondo le cifre ufficiali fornite, 576; per 17 di loro è stato necessario il ricovero. Non è comunque azzardato pensare che si tratti di dati parziali e inferiori rispetto alla situazione reale. In Lombardia, la regione con più casi, i detenuti affetti da Covid -19 sono una novantina; gli istituti penitenziari più colpiti sono quelli di Catanzaro con cinquanta detenuti infettiseguito da Pesaro con 46, ed Asti con trentanove. I poliziotti penitenziari contagiati, invece, sono 790. La Regione che vede più contagi è l’Emilia-Romagna con 92 positivi, seguita dal Lazio con ottantanove; gli istituti con più poliziotti penitenziari contagiati sono quelli di Bologna (23 infetti), e Venezia Santa Maria Maggiore (22). Il piano vaccinale continua con difficoltà con solo 11.200 poliziotti penitenziari avviati alla prima somministrazione, e con regioni, come il Molise, in cui nessuno poliziotto è stato ancora vaccinato. Ancora peggio per i detenuti: solo 2.500 su un totale di circa 54.000.

Giustizia è (s)fatta:  l‘ex calciatore Beppe Signori assolto dal tribunale di Modena, in primo grado, dall’accusa di aver preso parte al calcioscommesse.  A Modena l’ipotesi di combine era legata a due match: Modena-Sassuolo e Modena-Siena, entrambi del 2011. Il giudice assolve ‘perché il fatto non sussiste’.  Un mese fa Signori è stato assolto anche a Piacenza dall’accusa di aver truccato il risultato della gara tra Piacenza e Padova (giocata il 2 ottobre 2010, e terminata 2-2). Nel filone principale dell’inchiesta del calcioscommesse che lo ha coinvolto, quella condotta dalla Procura di Cremona tra il 2010 e il 2011, il processo per lui si è concluso con un proscioglimento per prescrizione.

  Per ricapitolare: vicende che risalgono a dieci anni fa. Si concludono “perché il fatto non sussiste”; con un’assoluzione e per prescrizione.

  Domanda semplice semplice al ministro della Giustizia, al Consiglio Superiore della Magistratura, ai vertici della magistratura associata: niente da dire? Questi dieci anni di ‘attesa’, per fortuna non in carcere, ma con ‘contorno’ di amarezza, fama e credibilità messe in discussione, spese processuali, ecc., tutto ciò: chi paga questo ‘conto’, chi risarcisce e come Signori?

  La riforma ‘rivoluzione’ garantista di Cartabia. L’Unione Europea ce lo chiede (finora invano), da cinque anni: la giustizia italiana deve avere un approccio più garantista ed equo. E’ una Direttiva che risale al 2016: «Sul rafforzamento di alcuni aspetti della presunzione di innocenza e del diritto di presenziare al processo nei procedimenti penali».

  Spetta al ministero della Giustizia elaborare le norme di applicazione; Marta Cartabia, titolare del dicastero, si è impegnata con i partiti di maggioranza a fare presto. Non dovrebbe accadere, insomma, quel che successe ai tempi del governo di Paolo Gentiloni: norma votata dal Parlamento, poi decaduta perché mai pervenuti gli allegati tecnici.

  Le indicazioni della Direttiva sono esplicite: «La presunzione di innocenza sarebbe violata se dichiarazioni pubbliche rilasciate da autorità pubbliche o decisioni giudiziarie diverse da quelle sulla colpevolezza presentassero l’indagato o imputato come colpevole fino a quando la sua colpevolezza non sia stata legalmente provata. Tali dichiarazioni o decisioni giudiziarie non dovrebbero rispecchiare l’idea che una persona sia colpevole».

  Cartabia ha fama di persona diplomatica e al tempo stesso di fermi valori. Vedremo come saprà e potrà sbucciare questa patata più che bollente. Nell’ambito della stessa maggioranza si sono già manifestate una pluralità di posizioni, spesso tra loro in stridente contraddizione. Trovare una quadra accettabile non sarà facile.

  C’è comunque un principio dal quale non si dovrebbe derogare: il garantismocioè il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, è scolpito nella nostra Costituzione. Le pratiche sono spesso diverse. Diffondere spezzoni di intercettazioni, con virgolettati, video o audio, senza che ci sia stato un vaglio al dibattimento, non dovrebbe essere consentito e ammissibile.

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