mercoledì, Dicembre 8

Covid-19: Musei chiusi? Ultime oasi di cultura e bellezza I Direttori accettano con rassegnazione le misure anti-covid e si preparano al ‘dopo’

0

Ormai pare certa la chiusura  o, come qualcuno  preferisce definirla, la sospensione per un mese dell’attività dei musei. Riferendosi alle misure da adottare su tutto il territorio nazionale, il Premier Giuseppe Conte, davanti al Parlamento lunedì scorso era stato generico:  ‘chiuderemo musei e mostre’.  Qualcuno aveva pensato che potesse riguardare solo i fine settimana, periodo di maggiore frequenza nei musei.  Ma La bozza del decreto presidenziale  precisa  che  la chiusura o sospensione  è totale: ‘sono chiusi i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42’. Lo stesso aggiunge  chesono sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso”.

Quali le reazioni  a questa nuova misura restrittiva? Innanzitutto di composta e rassegnata accettazione, senza alcuna vistosa protesta da parte dei direttori dei vari musei nazionali, che pure fino a pochi momenti prima del diffondersi della notizia stavano inaugurando  nuove Mostre. E’ il caso, ad esempio, della Galleria degli Uffizi,  raggiunta dalla decisione governativa mentre il Direttore Schmidt stava presentando alla stampa  la Mostra ‘Imperatrici Matrone Liberte, volti e segreti delle donne romane’ (30 opere in tutto, fra busti e ritratti di marmo, stele funerarie, epigrafi, disegni, corniole e monete che ci illustrano la posizione della donna nei primi due secoli dell’Impero. Più o meno da Augusto a Marco Aurelio), che avrebbe dovuto inaugurarsi  oggi 3 novembre.  Alle Gallerie degli Uffizi –  dichiarava a caldo – non abbiamo visto assembramenti di nessun tipo, particolarmente  in questo ultimo periodo. Tuttavia, a quanto capisco, le misure prospettate non si riferiscono a quanto avviene nei luoghi stessi,  ma piuttosto all’attrattiva che costituiscono per la gente come ragione per uscire di casa. Nell’ambito di una considerazione di questo genere seguiremo le indicazioni del ministero della salute e della presidenza del consiglio.”

Che i musei, non fossero particolarmente frequentati e, quindi, potessero essere risparmiati dal decreto, lo rimarca anche uno studioso come Paolo Brusasco, archeologo  noto per le sue campagne di scavo in Medio Oriente, il quale  in un suo post, scriveva di aver visitato il 13 ottobre il Museo Egizio di Torino.  “ Era praticamente deserto, come immagino la gran parte dei musei italiani.” La chiusura dei musei decretata oggi con un dpcm del governo è senza senso. Rivela una mancanza di visione e di comprensione della realtà. A cosa serve chiudere un museo già svuotato dalla paura? E il cui accesso sarebbe comunque scaglionato? La cultura è un bene di sopravvivenza in questo mondo senza speranza.”

Dello stesso tenore anche il commento di Cecile Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia di Firenze, celebre per il David e  lle altre opere michelangiolesche: “Dal punto di vista morale siamo molto dispiaciuti per la chiusura dei musei, perché la cultura e la bellezza aiutano a sopportare tante cose. Noi infatti fin dalla riapertura a giugno avevamo appositamente abbassato il prezzo del biglietto di ingresso proprio per incentivare le visite. Ma questa nuova chiusura ce l’aspettavamo,  visto anche quello che è accaduto a livello internazionale, dove i musei sono chiusi da giorni in molti Paesi.”  Come affrontare questo nuovo periodo di chiusura?  Noi ne approfitteremo per portarci avanti con i lavori e i grandi cantieri, come ad esempio  la ristrutturazione della sala del Colosso, con al centro il Ratto delle sabine del Giambologna. Seguiremo con tranquillità e serenità questi lavori per rendere il museo più funzionale e più bello di quanto non lo sia già.”

Altri Musei, in questa fase di sospensione,   accentueranno la loro attività espositiva in streaming come hanno fatto durante la prima fase epidemica. L’attività non si fermerà, proseguirà con altre modalità,  nella speranza di poter di nuovo aprire i portoni al grande pubblico almeno prima di  Natale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->