domenica, Luglio 25

Covid-19: librerie, avanti a singhiozzo, facendo finta d’esser sani Solo poche regioni accolgono il decreto del governo, tra queste la Toscana ma è una ripartenza con riserva e molte difficoltà. Voci contrastanti tra i librai storici

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Quello di ieri, martedì 14 aprile, all’indomani delle  festività pasquali, doveva essere il giorno della riapertura  al pubblico per alcune specifiche categorie commerciali: librerie, cartolerie, negozi di abbigliamento per bambini e neonati. E in parte, in piccola parte, piuttosto frammentaria, lo è stato. Per il Ministro dei Beni e delle attività culturali e del Turismo Dario Franceschini, questo doveva essere un segnale di ripresa, di attività legate – il riferimento è alle librerie – alla cultura, alla conoscenza, una spinta alla lettura, e un provvedimento – quello del Governo – motivato dal fatto che  il libro è un bene essenziale.  

Ma questo nobile intento, da taluni definito demagogico, si è scontrato con una realtà diversa e, per taluni aspetti, ostile. Innanzitutto  il No di alcune regioni, come Piemonte, Lombardia, Trentino, Campania (il sì solo per due giorni ai negozi di abbigliamento bimbi),   il sì parziale del  Veneto (due giorni a settimana), dell’Emilia-Romagna (ok con esclusione per le zone rosse), e del Lazio (ok per le librerie con slittamento di una settimana). Riapertura totale ma con una  serie di vincoli solo per Liguria, Friuli e Toscana. Se il no delle Regioni del Nord Italia fosse motivato dai rischi che una maggiore mobilità di persone certamente comporta, tantopiù che si tratta di aree ove il coronavirus ha mietuto il doppio delle vittime di tutto il resto del Paese (oltre 10 mila), non ci sarebbe niente da obbiettare.

Ma quando è apparso evidente che gli industriali premevano (e premono) per ripartire dai settori dell’automobile, della moda e dei metalli, piuttosto che dalle librerie, o dai prodotti per l’infanzia ci si rende conto di come la difesa non sia solo quella della salute pubblica. Il braccio di ferro fra Governo e Regioni, nonostante le rassicurazioni di facciata, è tuttora in corso e si suppone lo sarà per la gestione dell’intera fase 2. Fra le Regioni che hanno adottato per intero il nuovo provvedimento governativo, la Toscana è quella che per storia, tradizione e tessuto culturale, offre uno spaccato fra i più significativi.

Ebbene, qui com’è andata?  Intanto c’è da rilevare che per consentire la ‘ripartenza’ il Presidente della Regione Enrico Rossi aveva posto una serie di condizioni inderogabili per tutte e tre le categorie interessate: la sanificazione dei locali, mascherine, guanti e gel per il personale e i clienti, elementi protettivi di divisione fra pubblico e dipendenti e il mantenimento di una distanza l’uno dall’altro di almeno 1 metro e 80 cm., ingresso regolamentato, uno alla volta.

E comunque, la stessa Regione ha provveduto in questi giorni alla consegna gratuita, porta a porta, a tutta la popolazione delle mascherine. Restano ferme tutte le altre disposizioni riguardanti la mobilità, la sicurezza e la distanza di 200 metri circa dall’abitazione. C’era di che scoraggiare chiunque. E in effetti, le grandi catene di distribuzione libraria hanno dato, almeno per il momento, forfait, come le librerie Feltrinelli. Ha riaperto invece la catena del Libraccio Ibs, in via Cerretani, è rimasta chiusa Todo Modo che preferisce la consegna a domicilio, hanno riaperto l’Alzaia presso l’Istituto Stensen e altre librerie storiche  o di media dimensione, che ci hanno provato fin dal primo giorno e che costituiscono punto di riferimento preciso nel quartiere in cui operano. Tra queste la Libreria Gioberti, che è la più antica della città, essendo figlia della Libreria Salesiana fondata da Don Bosco al tempo di Firenze Capitale.

Stamani” – mi dice Angelo, il direttore, che con Maurizio gestisce il settore narrativa, mentre Benedetta e Cristina si occupano del settore giovanile – “ c’era già la fila lungo il marciapiede in attesa della disinfestazione, sapevano i nostri affezionati clienti che avremmo riaperto appena possibile, e non sono voluti mancare all’appuntamento. Certo, la sosta  all’interno si è dovuta limitare come durata, ma la nostra assenza era stata evidentemente avvertita. Particolare attenzione è andata verso i libri e strumenti visivi per i ragazzi. Per ora apriamo solo al mattino. Poi vedremo. Consideriamola una prova, un’apertura sperimentale anche se consideriamo positivamente  l’iniziativa.

Meno soddisfatto Mauro, titolare della storica Libreria Salvemini, nel popolare quartiere di S.Croce. “Si è riaperto ma sembra di essere nel deserto dei tartari. Si è aperto per risistemare i libri negli scaffali, fare la disinfettazione, con particolare attenzione per i libri del settore antiquario, che potrebbero danneggiarsi. Certo, due sanificazioni al giorno non sarebbero possibili. Quanto alle presenze, la nostra libreria è una sorta di salotto, ci si incontra si presentano libri e iniziative culturali, e con queste limitazioni ciò non è possibile. L’altro grosso limite è dato dal fatto che le persone non possono allontanarsi dalle loro case, pena severe multe. E la nostra clientela, appassionata di libri di antiquariato, risiede anche in zone lontane…. e nessuno osa rischiare grosse multe! Per quanto poi riguarda la popolazione del quartiere, non hanno certo atteso i giorni della segregazione in casa per acquistare i libri. Dato il carattere stratificato della zona (studenti, molti stranieri, turisti, artisti e popolo minuto), molti pensano alla pancia e ai giorni duri che ancora ci attendono….”

Dunque?Non so se chiuderemo di nuovo, certo è che la riapertura andrebbecollegata ad altre misure più elastiche.La rassegna potrebbe continuare osservando le caratteristiche di altre librerie fiorentine, alcune delle quali specialistiche – come Marabuk – che dedicano spazio e attenzione a piccole case editrici locali come L’Orma, la Sur, l’Ipoerborea, Clichy, che nella grande distribuzione hanno una visibilità ridotta. Qui ci si vanta di avere un target particolarmente colto: ‘Volo non ha fatto il boom’ e l’impegno è quello di far conoscere qualcosa di nuovo. Librerie piccole ed importanti che fanno grandi sforzi e che la situazione penalizza. Si fa presto a dire riapriamo! Anche se il tentativo è considerato positivamente, e va perseguito, qualcuno commenta questo procedereverso la fase2 citando il Gaber del ‘Far finta di essere sani’.

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