venerdì, Settembre 17

Covid-19: la libertà individuale nella società tra no-vax e no-green pass Le manifestazioni di piazza di no-vax segnalano come il tema non sia solo in capo al singolo, ma chiamano in causa l’intera costruzione della società, il cui disfacimento economico culturale, sociale accelera pericolose tendenze all’exit, alla fuga dal sociale

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Non crediamo mai abbastanza

a ciò in cui non crediamo

(M. Conte S. 2004)

Avvolto in un caldo bollente (perché è estate, poi a gennaio farà freddo, ma non siamo più così sicuri del clima con 50° gradi nella Columbia Britannica, Canada, quando dovrebbe farne 20° in meno, o zone dell’Artico con 30°! gradi) quassù al Sud provo a dileguarmi nella scrittura riflettendo sulle opinabili azioni umane il cui comandamento sommo pare essere consegnato alla difficoltà di mostrarsi intelligente quando c’è bisogno di capire le cose, quanto più queste siano foriere di ansia, paura, disagio. Così per vaccini e certificati verdi (mi associo ad altri, perché green pass? Per l’ambiente oppure per la sintassi iconica segnica da tutti intuibile, così verde è apertura, possibilità, rosso chiusura e blocco) di cui non parlerei perché come dirò è una perdita di tempo. Dunque dopo tanto fervore, disagio, abbattimento, rabbia, speranza, ripresa pandemica sappiamo che non tutto si aggiusta e proprio per nulla ‘andrà tutto bene’, primo grido di battaglia naïf per una semplice influenza, nell’insindacabile non validata di pseudo libertari no-mask, no-vax, no-cervello che al grido di ‘libertà, libertà’, aizzato nelle piazze per pochi intimi da noti mazzieri di destra (ma con troppi che covano in privato il proprio no senza un dubbio…), insieme a noti dis-onorevoli di destra, tutto di destra, ma anche diversi a sinistra, in nome di un alquanto mitizzato impigliarsi nelle fitte ragnatele di un inappellabile non sapere.

Ché quella che sti soloni d’gnoranza hanno predetto, anzi vaticinato, è essere solo qualche linea di febbre. Oppure la gggente (Funari dixit) in piazza che non si vaccina perché ‘il vaccino non c’è, è una sperimentazione di massa’!! E che doveva essere, se il virus era sconosciuto, se non un percorso scientifico in itinere, in progress, con pochi casi, vero, poco tempo e naturalmente tanto ingolosito profitto. Ah già il profitto, che regola quasi per intero scambi relazioni e dinamiche sociali, dentro un capitalismo liberale o di Stato, in regimi autoritari o dittatoriali. E questi arrivano e non sanno come è fatta la dura sostanza della dinamica del mondo, cadono dal pero, come si dice, sorpresi nella loro ingenua ingenuità dalla constatazione che il mondo è corredato di dominio e sottomissione. Perfino vicino a loro, ma loro vogliono spettare le catene della repressione, anzi no, della ‘dittatura sanitaria’ che li costringerebbe, loro liberi, ad essere soggiogati da perfide dittature! Poi finiscono in terapia intensiva ed alcuno di loro non si spiegano il perché. Paradossi di chi manifesta non solo ignoranza, ché alcuni sono pure laureati, certo, decadute anche i titoli di studio.

E quindi leggi una notizia dell’ultima ora per cui aTorino una cinquantenne viene ricoverata in ospedale con gravi sintomi da Covid che dichiara con forza che «Non vi venga in mente di farmi il vaccino». Episodio accaduto al Pronto Soccorso del Mauriziano così commentato dal primario del Dea «un caso estremo ma sono tanti ad arrivare qui contagiati spiegando le ragioni della scelta di non fare il vaccino». Della serie ognuno è portatore di un’istanza personale con cui manifestare la propria libertà individuale, a cui non opporre nulla. Quindi nel campo incerto storicamente determinato l’adesione ad una propria personale idea di libertà dovrebbe chiudere la discussione. Tutto bene e chiaro? Si può solo dunque registrare il dettato in capo ad ogni umano di manifestare la famosa quanto sbandierata ‘libertà’? Un poco come declamava lo pseudo poeta di ‘Così parlò Bellavista’ dell’arguto Luciano De Crescenzo “a libertà ‘a libertà, anche l’auciello (l’uccello) l’adda pruvà!”. Bene, bravo, grazie, prego! verrebbe da dire con Ettore Petrolini.

Ma di quale libertà si va straparlando oggi? Due antefatti ci vengono in ausilio. Il primo è che giovani snowboarders da anni si dilettano sulle loro tavole a surfare sulla neve fresca invece di piste meno pericolose e battute da professionisti alpini e ‘gatti della neve’. Risultato? Quando andava bene, in vite umane, i responsabili alla ricerca di una libertà senza confini e regole dopo aver provocato valanghe, un evento distruttivo più efficienti in natura, e costretto decine di soccorritori con cani non da tartufo alla ricerca dei superstiti, mezzi di soccorso, elicotteri attrezzati a cercarli, venivano salvati da morte per soffocamento sotto tonnellate di neve fresca dunque friabile in grado di smottare ‘agitandola un poco’ con danni ingenti aggravati dall’arrivo di tonnellate di neve che si riversavano su baite e piccoli centri abitati di montagna. Esito? Si è incominciato ad introdurre il principio, senz’altro autoritario e figlio di una ‘dittatura’ che cova in coloro i quali salvano vite, che chi si rende ir-responsabile di una cosa bellissima da togliere il fiato, e sovente anche la vita, poi si accollasse i costi ingenti per tutta una macchina dei soccorsi protesa a salvare degli incoscienti, liberi di andarsene dove gli pare. Quel sopruso di volerli salvare con modalità da ‘dittatura sanitaria’ essendo un abuso ed una palese violazione dei propri diritti umani a far ciò che mi pare. Giusto, ma allora te lo paghi da te o resti sommerso a morire sotto cumuli di bellissima neve che hai stupidamente con spirito libertario egoistico provveduto a smuovere per la sola tua libertà.

Secondo antefatto. La vita umana chiede di essere salvata. Sempre. I Testimoni di Geova, altri provvidi umani, non contemplano nella propria fede di poter ‘infettare’ un proprio simile adepto praticandogli in caso di grave pericolo per la sua vita una trasfusione di sangue. Meglio morire con una religione di divieti ed astensioni piuttosto che contravvenire a ‘valori’ molto disvaloriali in assoluto. Senza aprire un dibattito (no, il dibattito no!! Ne abbiamo già troppi da insulsi portatori insani di stupidità ignoranza fanatismo), ricordo che un Tribunale italiano obbligò i genitori ad accettare una trasfusione di sangue su un bambino pena la sua morte, in un’opposizione radicale in cui i genitori erano assolutamente certi e convinti nel proprio fanatismo religioso. Infine, di pochissimo tempo fa, un ragazzo di 17 anni ha dichiarato in un Tribunale, dove si regola la vita civile con leggi e norme, di volersi vaccinare, contro il volere contrario di genitori no-vax. Il Giudice gli ha dato ragione. Altro atto dittatoriale.

È lo stupore narcisistico di persone che scoprono l’esistenza di norme ed apparati normativi, regole e limiti, che fa scandalo al grido afasico di ‘vogliamo essere noi a decidere’, avendo con evidenza mai avuto sentore che se non l’appartenenza, che si nega, almeno la mera coabitazione con altri in un agglomerato sociale denominato società comporta la declinazione di una libertà de-limitata dall’esistenza di altri. Il mero vociare di un virus null’altro che influenza sarebbe per costoro sufficiente a dichiarare che tutto l’oltre è un sopruso. Viene curiosità per cercare di capire chi sono, che cosa fanno, dove e se lavorano, con chi, facendo che cosa e se mai hanno opposto il loro rifiuto per altre vicende di tale rilevanza della vita. Se leggono qualcosa, se hanno un minimo di conoscenze scientifiche, se insomma partecipano in modi vari ad una comunità civile.

Del caso, piena libertà, ma lontano da tutti gli altri, in autoisolamento, così al manifestarsi di sintomi non sia poi l’insieme della società a dover pure pagare per terapie intensive che costano decine di migliaia di euro, a persona. Ciò che emerge è che da una pandemia di cui nessuno ha conoscenze assolute, ma mentre io mugugno dubbioso c’è chi non con una laurea in discipline umanistiche, bensì biologiche e mediche, studia e sperimenta, come è stato fatto, percorsi diagnostici e terapie che salvano. Si chiamano vaccini, pharmacon ovvero veleno, con cui studiandone i princìpi attivi si salvano miliardi di persone. Certo più nel ricco Occidente, scandalo immorale dentro una pandemia biologica, che non nei Paesi poveri che non hanno neanche ottenuto una sospensione brevettale, fonte di ingenti profitti, ma solo una alquanto ambigua ‘solidarietà’ nel donare i vaccini. Si chiama capitalismo, che da almeno due secoli determina il modo di governare il mondo, in tutte le sfere della vita economica e sociale. E che scoprono i cavalieri del No? Che è una cosa brutta, non sapendo poi come realmente innervano le proprie vite di un pensiero critico riguardo ad una modalità di esistenza che li schiaccia, li usa e li sfrutta. Ma di ciò nessuno manifesta alcun interesse. Non è dunque solo ignoranza, è molto di più, è la forma estremizzata di un individualismo virata verso un egoismo che pone l’individuo, il singolo oltre i limiti di una comunità.

Tutto ciò a mio avviso è il segnale di un disfacimento di qualsiasi forma di patto sociale per cui le leggi e le norme vengono applicate, dovrebbero vero, allo stesso modo, senza comode eccezioni, anche se spesso per i potenti sì, ma questa è un’altra questione che attiene le forme della disuguaglianza, sfruttamento o dominio per cui io mi chiamo fuori perché so, voglio credere, che sarà sempre così. Questi fenomeni enunciano in modi e forme che ci disturbano che la crisi dei legami sociali tra individui e Stato è ad un tornante molto pericoloso. Dietro agisce il tema della fiducia, su cui lavoro da molto, con i suoi fattori costitutivi: le norme, la reciprocità, i valori condivisi. Proprio ciò viene rifiutato ed agito contro. Quella reciprocità fondativa di fiducia in quanto variabile imprescindibile con la quale soddisfare le aspettative reciproche che gli agenti sociali comunicano e negoziano in una relazione sociale, nelle sue manifestazioni normative-predittive, dialogiche-espressive, negli spazi relazionali privati o nell’area pubblica. Fiducia che opera ad un duplice livello: quale «risorsa insostituibile nella vita sociale che incorpora una funzione integrativa, in virtù del fatto che con l’apertura all’altro i referenti della relazione decidono con l’apertura negoziale di reciprocare le rispettive aspettative e dunque, se si accetta di reciprocare lo scambio di qualsiasi natura, si circoscrive la quota di interesse egoisticoSignifica entrare nell’orizzonte dell’altro che, insieme al nostro, fonda il confine, il limite, entro il quale negoziare la propria quota di autonomia e libertà individuale in un viraggio che proietta una dipendenza connaturata all’instaurazione delle azioni reciproche» (M. Conte, 2009, 2012, 2014).

Come ci ricorda Émile Benveniste importante linguista, studioso e propugnatore di un ’Vocabolario delle istituzioni indoeuropee’, in latino e greco l’uomo libero o (e)leudheros «si definisce positivamente per il suo appartenere a una ‘famiglia’, a una ‘stirpe’… Al suo appartenere al gruppo l’individuo deve non solo l’essere libero, ma anche l’essere sé stessopoiché ogni membro scopre ‘sé stesso’ solo nel suo’ essere con gli altri». Questi dettami molto chiari non sono mere congetture quanto il concreto agire reciproco individuo/società, dalle formazioni sociali amicali familiari fino al mondo anonimo collettivo di sfondo. Poi c’è chi intende chiamarsi fuori, sì da determinare un corto circuito le cui conseguenze vanno attentamente registrate.

Poiché «Eleútheros, liber: questa coppia illustra in modo chiaro l’origine della nozione di ‘libertà’. In latino come in greco si presentato dai primi testi tutte le accezioni… di ‘libero’… Il senso primitivo non è, come si sarebbe tentati di pensare (i no vax, mio), ‘liberato da qualche cosa, è quello dell’appartenenza a una razza etnica». Solo così si riproduce libertà personale in un bilanciamento instabile tra la propria autonomia ed uno stato di dipendenza, senza di che non si dà società e non si condivide alcun legame sociale. Ovvero non si dà né si riceve fiducia, che è il gioco di rischio sociale. Le manifestazioni di piazza di no-vax segnalano come il tema non sia solo in capo al singolo, ma chiamano in causa l’intera costruzione della società, il cui disfacimento economico culturale, sociale accelera pericolose tendenze all’exit, alla fuga dal sociale. Trincerati in se stessi, soli, contemplano, assistiamo a pericolose forme di estraniazione dalla società, percepita solo come estranea.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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