lunedì, Aprile 19

Covid-19: la cultura tra sofferenza e creatività Se Musei gallerie e parchi possono riaprire a Maggio, in grave pericolo la stagioni lirica concertistica teatrale di danza e ballo. Il mondo delle spettacolo che ha dato grande prova di coraggio e spirito costruttivo attende risposte concrete alla richiesta dello stato di crisi del comparto

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In tempi di Covid-19, fra le sofferenze dei contagiati, i disagi del personale ospedaliero, delle famiglie colpite dal dolore per i tanti (troppi!) lutti, la paralisi che ha colpito molte delle attività lavorative, un posto particolare occupa anche il mondo della cultura e dello spettacolo,  non solo per il duro colpo economico e relazionale subito, dovuto al blocco delle attività  già in corso o  programmate, ma anche per la confusione e le incertezze che pesano sul prossimo futuro.

Un rapporto del 2018 parlava di oltre 7 i milioni di presenze  nel variegato  mondo dello spettacolo, che va dai teatri al ballo ed ai concerti, senza contare i grandi eventi  musicali live: attualmente, a seguito del coronavirus, si calcola che l’80 per cento di queste attività siano bloccate ( con lo sport e la tv salgono al 100%). Gli ultimi dati Istat evidenziano una ricaduta in negativo di 10 miliardi e 8 sull’intero mondo dello spettacolo (musei, cinema e teatri) e sui relativi operatori. In molti si chiedono: come fronteggiare questa crisi?  Con quali strumenti? Già le rappresentanze di questo  importante settore  (AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo e FEDERVIVO)  si sono mobilitate,  chiedendo al Ministro Dario Franceschini la dichiarazione dello ‘stato di crisi’, poiché il blocco di ogni attività di spettacolo sta generando un impatto economico estremamente negativo, sia per il crollo dei ricavi da bigliettazione che per la drastica riduzione delle paghe degli addetti del settore. Una prima risposta è stata data con il decretoCura Italia’, attraverso il quale Governo e MiBACT hanno  attivato una serie di strumenti per fronteggiare la situazione (indennità straordinarie, tutele per i lavoratori privi di ammortizzatori sociali,contributi previdenziali, assistenziali ed assicurativi per chi gestisce biblioteche, musei, cinema e teatri), altre sono annunciate, come un fondo emergenziale di 130 milioni per l’anno corrente.

Fino a questo momento, l’intero comparto ha risposto con grande senso di responsabilità e con spirito creativo: come le tante iniziative adottate attraverso il web, YouTube, tv (performance di artisti, spettacoli di repertorio, letture poetiche e letterarie, ecc.), ma nel tempo il campo rischia di disgregarsi. E non aiutano il recupero della compattezza le  dichiarazioni di domenica scorsa di Conte, confuse e  imbarazzanti,  che hanno seminato incertezza e suscitato ( benevola)  ironia nei social. Il fatto è che all’ottimismo dei rappresentanti di alcune istituzioni di grande prestigio, in testa le Gallerie degli Uffizi a Firenze, che nonostante la perdita in questi due mesi di 10 milioni di euro per la chiusura, sono riuscite a mantenere ricorrendo allo smart working, il posto di lavoro a tutti i dipendenti, fa da contrappunto la delusione e l’amarezza di quanti hanno visto sfumare un’intera stagione già programmata. Fra ente ed ente c’è grande differenza. E mentre Musei, Gallerie e parchi potranno aprire il 4 maggio, per gli enti teatrali e di spettacolo il tunnel è ancora buio e il futuro incerto.
Quanto siano diversificate le situazioni appare evidente anche dalle notizie che i singoli enti diffondono in questi giorni per comunicare ciò che stanno facendo. Il quadro è ben diversificato.

Ad esempio, il Direttore gli Uffizi annunzia l ‘“Immersione totale e realistica del museo nel mondo della realtà virtuale”. La Galleria, avverte Eike Schmidt, si può visitare comodamente e gratuitamente da casa con un semplice clic, entrando in alcune delle sue più belle sale, digitalizzate ad alta definizione, e ammirandone i capolavori proprio come in un tour dal vivo. Sono 10 sale, a partire da quella delle Dinastie,  con i ritratti dei membri più in vista delle due famiglie – i Medici di Firenze e i Della Rovere di Urbino – che nel Cinquecento hanno contribuito alla formazione delle straordinarie collezioni degli Uffizi e le opere più famose opere del Bronzino, come la celeberrima Eleonora da Toledo, vera e propria ‘regina’ di questi spazi, Lorenzo il Magnifico, e il Duca Alessandro de’ Medici, dipinti da Giorgio Vasari, Cosimo il Vecchioe Cosimo I de’ Medici, del Pontormo, Eleonora Gonzaga e suo marito Francesco Maria I della Rovere di Tiziano.

Il tour continua nelle sale verdi della pittura veneta del Cinquecento, che accolgono capolavori quali la leggendaria Venere di Urbino e la Flora, entrambe di Tiziano, la Leda e il Cigno del Tintoretto, la ‘Fornarina’ di Sebastiano del Piombo, il ritratto di Giuseppe da Porto con il figlio Adriano, e Venere e Mercurio del Veronese. Per Schmidt si tratta “non di un percorso evasivo, ma  di un percorso di approfondimento  per una conoscenza più vasta, che può servire anche ai fini della ricerca storica e museologica”.

Con la prevista riapertura il pubblico dei visitatori può tornare a visitare, con le opportune misure di sicurezza, anche il Giardino di Boboli, che è un grande parco nel cuore della città. La  prima Giornata Europea dei Giardini Storici è stata l’occasione per trascorrere una domenica ‘green’ ovviamente virtuale, attraverso la visione su Instagram e sul sito web dedicato al Giardino delle Camelie, di un video in italiano e inglese, nel quale la curatrice dello stesso Bianca Maria Landi, ha raccontato la storia della Limonaia  ( che risale alla fine del ‘700) ed agli agrumi che vi si conservano. Seguiranno altre iniziative, a partire dal 30 aprile,  dedicate alla tradizione del ‘cotto’ dell’Impruneta ( con il quale è stata coperta la Cupola del Brunelleschi) e sono stati realizzati i vasi degli agrumi medicei.

Dunque, la Primavera di Boboli proseguirà anche sul web, perché dice Schmidt “conoscere la ricchezza e la varietà delle specie che vi crescono è fondamentale per approfondire la nostra sensibilità civica ed ecologica, ma soprattutto è una prospettiva per costruire un futuro migliore, basato sul rispetto per la Natura e per i suoi regali generosi”. Nel carniere degli Uffizi è entrata anche un’incisione del 1500, raffigurante una veduta completa della città di Florentia, una delle più antiche giunte attraverso i secoli, realizzata a bulino e acquaforte nel 1557 ad Anversa nella stamperia di Hieronymus Cock e ripubblicata a Parigi nel 1601 da Paul van der Houve. E’ stata rintracciata ed acquistata presso un antiquario della California. L’opera costituisce la seconda più antica veduta di Firenze dopo quella detta ‘della Catena’, attribuita a Francesco Rosselli, e verrà inclusa nella raccolta del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. Questa esperienza virtuale  diverrà quando i Musei  torneranno frequentabili, un utile supporto promozionale e  di approfondimento.

Diverso e ben più arduo appare il compito delle istituzioni teatrali e musicali ( sia grandi che piccole). Fino ad ora hanno sopperito alla forzata chiusura dell’attività di produzione, con la messa on line di concerti ed opere liriche affidate a straordinari interpreti prese dagli Archivi. Ma il piatto forte resta l’attività viva, concertistica  operistica  teatrale non sostituibile. L’Assemblea di ANFOLS (Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche), prendendo atto della situazione, ha concordato la chiusura dei teatri fino alla fine del mese di maggio. Pertanto, saltano gli spettacoli già programmati fino al 31 maggio, che richiedono prove ed allestimenti.

Tutto slitterà a chissà quando?  Di questo se ne dolgono i vertici dei vari teatri sia lirici che di prosa. Per il sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino Alexander Pereiranon ci sono oggi purtroppo le condizioni per aprire il teatro e andare in scena. Per quanto riguarda la programmazione lirica tutte le recite programmate, a cominciare da ‘Lo sposo di tre, e marito di nessuna’ – opera rara inaugurale dell’edizione 2020 del Festival scelta per rendere omaggio a Luigi Cherubini e alla città di Firenze– diretta da Diego Fasolis e con la regia di Cesare Liev e a seguire con l’’Otello’, di Giuseppe Verdi, diretto da Zubin Mehta con la regia di Valerio Binasco, e di ‘Jeanne Dark’ l’opera contemporanea in prima mondiale di Fabio Vacchi  – regia di Valentino Villa e direzione di Alessandro Cadario, non andranno purtroppo in scena. Ma  saranno riprogrammate appena possibile (Metha ha confermato la sua presenza).    Mi dispiace anche tantissimo di annunciare che le due recite del ‘Fidelio’ e anche tutto il ciclo in cinque concerti delle nove sinfonie di Beethoven, dedicate al compositore tedesco nel 250° anniversario della sua nascita, non verrà più eseguito. Anche per il maestro Mehta è un grande dispiacere il dover cancellare i suoi numerosi e importanti impegni nel Festival”.

Questo lo stato delle cose. Certo,  il Maggio non si arrende e il 1 maggio offre al pubblico in streaming sul sito e sui social del teatro,  un concerto di canto in diretta alle 21 di artisti di caratura internazionale, ognuno dei quali si  esibirà da casa propria, come se fosse sul palco del Maggio. “Vogliamo portare un po’ di vita al teatro, ci sarà un po’ di follia, ma ci serve per avere e trasmettere energia!”. Così Pereira.  Il Maggio non si ferma qui. Seguiranno altri appuntamenti fino a luglio con serate dedicate a Verdi, Puccini, Mozart. Certo è che  grande è la preoccupazione per la programmazione di giugno e luglio e sarà difficile andare in scena in estate con  gli altri  titoli.  Da quanto esposto ( cui si deve aggiungere il mondo del teatro di prosa del ballo e della danza)  è chiaro che le misure adottate fino a questo momento non bastano.  Un serrato dibattito si è aperto fra i diversi rappresentanti della cultura, con una petizione  lanciata da  Federculture, firmata da 3 mila persone, e di varie Associazioni per la creazione di un Fondo  Nazionale per la Cultura. Anche gli assessori  comunali alla cultura delle diverse città chiedono lo strato di crisi per l’intero comparto,  altri propongono una sorta di culturebond.  La fragilità dei settori culturali  richiede politiche e misure all’altezza della situazione.

Il mondo dell’arte – ricorda il Cultural manager  Alfredo Giachetto ( che opera nel Gargano e prima nel centro arti visive di Taormina ), sta svolgendo la sua parte: “Abbiamo riletto ‘I promessi sposi’ di Manzoni e il ‘Decameron’ di Boccaccio, straordinariamente attuale a quasi sette secoli di distanza; abbiamo scoperto ‘La peste’ di Camus e ‘Cecità’ di Saramago, abbiamo visitato online le collezioni di musei d’oltreoceano, che forse mai avremmo varcato in vita nostra, abbiamo ripreso in mano vecchi film sui nostri lettori multimediali, o ne abbiamo visti di nuovi, abbiamo ascoltato su Facebook o Instagram i nostri cantanti preferiti, Infine, abbiamo udito dai nostri balconi alle 18 il Nessun dorma dalla Turandot di Puccini, che i massimi teatri italiani hanno riproposto sul web per risvegliare i nostri animi. Mi sento di dire, pertanto, che se questa passione rinata per le arti perdurerà anche alla fine di questa crisi, andrà davvero tutto bene”. 

Ma a questo mondo così rilevante per la vita e il nutrimento dell’anima del Paese, devono essere date risposte concrete e in tempi rapidi, facendo tesoro dell’enorme fucina di  idee scaturite durante questa drammatica crisi.

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