domenica, Luglio 25

Covid-19: il welfare aziendale vaccinale è un dover essere Il welfare aziendale con le vaccinazioni contro il Coronavirus non è più un extra, un vantaggio, una premialità che accresce il wellbeing dei dipendenti e delle loro famiglie, ma è il presupposto per la vita dei dipendenti e dell’impresa

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La regione Lombardia ha approvato un protocollo con Confindustria, Confapi e ANMA (associazione dei medici competenti) per vaccinare i dipendenti ed i familiari in azienda. Anche Friuli Venezia Giulia, Veneto, Puglia e Trentino Alto Adige sono sulla stessa lunghezza d’onda.

Qualcuno potrebbe dire l’avevo detto, io dico l’avevo scritto che le imprese avrebbero potuto e dovuto attuare una parte della campagna vaccinale.

Senza fare il ‘miles gloriosus’, su questo giornale, in data 15 Febbraio 2021, così scrivevo:

“Inoltre penso che potrebbero giocare un ruolo importante e quasi ‘salvifico’ molti imprenditori italiani che sarebbero propensi a sostenere i costi di vaccinazione per la sicurezza dell’ambiente di lavoro (art.279 del Testo unico della sicurezza) con il quale evitare il rischio di contagio derivante dalla presenza di più persone in uno spazio limitato.

Per lo Stato, qualora integrasse il costo delle vaccinazioni acquistate privatamente dagli imprenditori per la sanificazione degli ambienti lavorativi, sarebbe una politica attiva del lavoro che rientrerebbe nel debito buonodi Mario Draghi. Emersione manifatturiera, sviluppo turistico ed attrattività del sistema Paese.

Per le imprese la campagna di vaccinazione di massa sarebbe un tavolo di verifica dell’orientamento al sociale sia in termini di funzionalità sia in termini di eticità.

La funzionalità è una responsabilità sociale e la buona gestione è il suo presupposto. Il costo dei vaccini è una piccola porzione di quello che stiamo perdendo con i ristori, mancate entrate per lo Stato, mancato sviluppo di fatturato delle imprese.

Ed inoltre lo Stato è in affanno per il ‘debito cattivo’ che continua a crescere. Un approccio sindemico al Covid-19 comporta la combinazione fra campagna vaccinale sempre più veloce, l’uso di una diagnostica complementare, la cura delle malattie non trasmissibili (mnt) che dovrebbero ridurre sensibilmente la mortalità.

In sintesi la proposta è di fare una campagna vaccinale sperimentale (una regione?una città?) con il circuito degli imprenditori che acquistano le vaccinazioni dallo Stato o direttamente dalle imprese farmaceutiche. Si può fare!”

Ora affronto il tema dalla parte della formula imprenditoriale sociale che tutte le imprese dovrebbero adottare. Ed il welfare aziendale è un caposaldo di questa impostazione non più procrastinabile, pena l’implosione del sistema socio-economico in generale e, nello specifico, la drammaticità dei 300 morti quotidiani. Se anche si salvasse solo una persona a fronte della velocizzazione di massa, si sarebbe pagata la differenza di prezzo dei vaccini pagata da Israele (che a giorni raggiunge l’immunità di gregge) rispetto al prezzo pagato dall’UE che a giorni supera ogni quantità di morti delle guerre e delle catastrofi della storia.

Quando alla fine degli anni ‘70 ero coinvolto negli studi di Analisi Costi e Benefici (ACB) in sanità, il tema della valutazione del valore della vita umana si considerava una ‘bestemmia in chiesa’; forse, oggi, si è fatta la scelta di dimenticare il valore della vita sacrificandola sull’altare degli asset economico-finanziari di sistema e della  convenienza economica. Affermazione d’effetto,populista e retorica?

Non credo perché gli investimenti sulla conversione di siti produttivi generici in siti produttivi di vaccini avrebbero dovuto essere attivati senza risparmio pur incrementando il ‘debito buono’. Ma è possibile avere un ‘gant’ per capire quanto tempo ci vuole per la conversione dei siti produttivi? O per attivare nuovi siti?

Siamo sdraiati sul ‘forse’, ‘potrebbe’, ‘dipende’, ‘magari’, ‘presumiamo’: il condizionale è sempre d’obbligo ed è il leit motive di tutti gli esperti che discutono del piano vaccinale. Una ‘cifra’ di incertezza, non di dubbio. Una situazione complessa che si sta complicando. Ma la programmazione industriale non è un virus imprevedibile; è una scienza abbastanza prevedibile e composta da programmi affidabili.

Il ‘modello Israele’ ritorna con Aditya Goenka, Professore di economia dell’Università di Birmingham che afferma: «La posizione di Israele è che il prezzo totale pagato per i vaccini è il costo di due giorni di blocco e, quindi, vale la pena pagare un prezzo più alto».

La vaccinazione dei dipendenti diventa la punta di diamante del welfare aziendale (WA) che in questi i ultimi due anni è stato protagonista di spontanee dinamiche imprenditoriali (WA unilaterale) e della contrattazione collettiva (WA contrattuale). Il 45-50% dei 17.000 contratti di secondo livello prevede il WA. I providers di WA sono un centinaio circa .

Una definizione, fra le tante, dice che il WA è l’insieme di benefit e di servizi non monetari erogati e promossi dalle imprese al fine di incrementare, migliorare e sostenere la vita economica e sociale degli stakeholder interni ed anche esterni.

Lo Stato, a fronte dell’indebolimento del welfare state, è intervenuto sul welfare aziendale tramite agevolazioni fiscali e tramite il Ministero del Lavoro allocando risorse per progetti specifici.

Il WA con le vaccinazioni tiene insieme il valore della vita connesso ai risultati produttivi/occupazionali dell’impresa ed alla dimensione comunitaria/sociale per valorizzare le risorse e le potenzialità dei territori dove vivono le imprese.

Quale migliore e purtroppo drammatica occasione per sviluppare il forte legame fra welfare aziendale e CSR (Corporate Social Responsability)? Questi concetti sono due facce della stessa medaglia. Se parliamo di welfare si enfatizza l’aspetto dei benefit che l’azienda propone rivolto direttamente ai dipendenti e alle loro famiglie, se parliamo di responsabilità sociale d’impresa poniamo l’accento sull’esigenza sociale e sanitaria di questi benefit e servizi.

Il welfare aziendale con le vaccinazioni contro il COVID-19 non è più un extra, un vantaggio, una premialità che accresce il wellbeing dei dipendenti e delle loro famiglie, ma è il presupposto per la vita dei dipendenti e dell’impresa. Il WA vaccinale è un dover essere.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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