domenica, Aprile 18

Covid-19: il virus galoppa in carcere In una settimana siamo passati da 395 detenuti contagiati a 537. Gli operatori in carcere positivi al Covid-19 sono 737, di cui 669 agenti

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C’è un ministro che, nonostante l’emergenza Covid-19 che si aggiunge alle innumerevoli ‘ordinarie’ emergenze, sembra essere letteralmente e sostanzialmente sparito: il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Non se ne ha più notizia; non si sa cosa faccia, cosa abbia fatto, cosa intenda fare. L’altra ipotesi (a cui meno si crede) è che faccia e abbia fatto, e i mezzi di comunicazione non ne diano notizia. Ma proprio tutti, unanimi, in corale complicità? Improbabile.

  Data la situazione, dallo stile giornalistico cifra del tradizionale articolo, si passa a quello del volantinaggio; lo scopo è pubblicizzare fatti e situazioni ignorate e taciute. Per non essere complici dei complici.

  Primo ‘volantinaggio’: dalla mezzanotte del 10 novembre Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale e di ‘Nessuno tocchi Caino’, inizia uno sciopero della fame rivolto a Governo e Parlamento affinché affrontino quanto di drammatico sta avvenendo nelle carceri. Quel che è certo è che è irresponsabile il comportamento del Governo e del Parlamento di fronte all’espandersi della pandemia negli istituti penitenziari. Amnistia, indulto, liberazione anticipata speciale (proposta di legge del PRNTT e di NTC presentata da Roberto Giachetti anche sotto forma di emendamento al DL ristori), modifiche sostanziali del decreto ristori che ristora ben poco detenuti e detenenti, ma qualcosa – subito – lo devono fare. Secondo Bernardini per prima cosa occorre che la popolazione detenuta diminuisca sensibilmente: “In una settimana siamo passati da 395 detenuti contagiati a 537. Gli operatori in carcere positivi sono 737, di cui 669 agenti. Il virus è entrato perfino nel 41-bis (ma non era il luogo più sicuro?) del carcere di Opera. Scegliere, agire, combattere. Vivere, far vivere, con le armi della nonviolenza.  

  Secondo ‘volantinaggio’: Daniela De Robert, componente del Collegio Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale,  ci ricorda che sì, “rispetto alla prima ondata siamo più preparati, ma si deve fare di più. La ripresa dei contagi interessa inevitabilmente anche gli istituti di pena italiani. Le 54.809 persone oggi detenute sono attualmente ristrette nei 47.187 posti realmente disponibili, e in questo contesto gli isolamenti precauzionali, attuati per coloro che entrano in carcere, incidono numericamente in maniera consistente.

  De Robert fa il punto della situazione ai microfoni di ‘Vaticannews’: Abbiamo individuato la presenza di focolai. Parliamo di numeri a due unità, dai dieci in su, che in realtà non offrono un quadro omogeneo perché in alcuni istituti sono presenti strutture sanitarie che raccolgono dati provenienti da altre carceri. Quindi può verificarsi che a San Vittore (struttura polo) si registri un numero alto, ma in realtà si tratta della somma di pazienti residenti in diverse case di reclusione“. La situazione, dice De Robert, è ancora sotto controllo e tutti gli istituti sono dotati di reparti di isolamento. I nuovi arrivati trascorrono un periodo di quarantena di 14 giorni per evitare il rischio che possano portare da fuori il virus. Sono presenti, inoltre, i dispositivi di sicurezza e vengono garantite le misure precauzionali sia per i ristretti, che per il personale che viene da fuori. Si può fare di più, perché le carceri sono ancora luoghi sovraffollati e negli spazi angusti si vive male e non è possibile fare prevenzione.

  Terzo ‘volantinaggio’: l‘Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane “rivolge al Parlamento l’invito a emanare l’amnistia e l’indulto, parole oggi impronunziabili, ma istituti disciplinati dagli artt. 151 e 174 del Codice Penale e regolamentati, nella loro applicazione, dall’art. 79 della Costituzione“. Le ragioni di tale appello si giustificano nei dati allarmanti sulla diffusione del virus nelle carceri: “Una crescita esponenziale non può attendere oltre una immediata soluzionesostengono i penalisti che monitorano gli istituti di pena.Secondo uno studio del Consiglio d’Europa sugli effetti a medio termine della pandemia sulla popolazione carceraria, l’Italia è tra i Paesi europei che hanno segnalato il più alto numero di persone contagiate dal Covid-19 tra le mura delle prigioni.

  Il Governo, sottolineano gli esponenti dell’Osservatorio Carcere UCPI, nel dividere l’Italia in base alle singole criticità regionali ha emanato un provvedimento “che pone problemi di costituzionalità, perché incide su diritti fondamentali dei cittadini”, ma lo ha dovuto fare per evitare di “infliggere il colpo mortale all’economia del Paese“. Perché, chiedono, non prevedere anche per il carcere misure eccezionali in risposta alla drammaticità della situazione? “I provvedimenti adottati sino a ora appaiono totalmente inadeguati ad affrontare la nuova ondata del virus, che si presenta molto più pericolosa e cruenta della prima“. Si discuta, dunque, di amnistia e indulto: “I due istituti rispondono alla necessità di un migliore funzionamento della macchina giudiziaria, riducendo, da un lato, i procedimenti penali pendenti in numero troppo elevato e consentendo, dall’altro, la diminuzione del sovraffollamento negli istituti di pena dove, in molte realtà, la detenzione si concretizza in trattamenti inumani e degradanti e oggi costituisce un concreto pericolo per la sopravvivenza. Possono sembrare di fatto provvedimenti di “resa” dello Stato, che non riesce a portare a termine il percorso di accertamento del reato ovvero di punizione del colpevole. In realtà essi possono rappresentare il vero acceleratore del funzionamento di un sistema in realtà impantanato“.

  I cahiers de doléances sono nutriti e corposi. Chissà se e quando il ministro Bonafede comincerà a sfogliarli.

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