domenica, Novembre 28

COVID-19: il ‘pellegrinaggio laico’ del ‘volontariato militante’ Quotidianamente, lo stile e l’efficacia dei volontari contribuisce a immunizzare ed a rendere forti i fragili

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Nei secoli una parte del pellegrinaggio religioso è stato fatto contro le epidemie ed i contagi. Per scongiurare il loro diffondersi e per far cessare queste calamità. Tutti ricordiamo il Papa, in piena e disorientante pandemia, quando, da solo, ha intrapreso un ‘cammino’ in una strada deserta di Roma, nel pericolo del contagio, per significare che si poteva combattere il virus anche in questo modo: riflettendo sulle incongruenze del mondo che generano pandemie e facendo un cammino quasi penitenziale.

La chiesa di S Marcello al Corso era la meta dove si è fermato a pregare per la fine della pandemia, ma era il messaggio di un camminante per un mondo più sostenibile, inclusivo e simbolicamente da rifondare. Il Papa ha rappresentato il pellegrino ‘camminante’ per eccellenza.

Nel tempo, le comunità o le persone singole  hanno fatto pellegrinaggi come pratica di devozione per segnare un itinerario verso la conquista della fede oppure come penitenza per espiare qualche colpa. In seguito, il pellegrinaggio si è trasformato in pratica di comportamento di fede con intarsi ed opportunità di conoscenza di luoghi e abitudini di territori. Si è creato il fenomeno del turismo religioso che in tempo preCOVID valeva 8,6 milioni di presenze in Italia e 330 milioni di viaggiatori nel mondo. La caduta è stata verticale.

Oggi, nel 2021, il senso del ‘pellegrinaggio’ e del ‘cammino’ religioso  lo possiamo declinare in senso laico: simbolicamente, è quello dei volontari che portano a casa la spesa ed i medicinali alle persone fragili che hanno bisogno di mantenere un rigoroso distanziamento sociale; è quello del volontariato di sollievo nel mantenere relazione e amicizia con gli anziani soli.

I volontari accompagnano i disabili a svagarsi o a sbrigare attività amministrative, gestiscono, in automobile, le persone che hanno difficoltà motorie. Vorrei però fare uno zoom su quella   parte dei servizi di accoglienza all’interno degli ospedali e nei centri (‘hub’) di vaccinazione contro il COVID.

Facciamo esempi concreti.

In alcuni ospedali, i volontari svolgono, con continuità giornaliera e organizzata, una pratica di prevenzione contro il COVID che, con eccezione di circa due mesi di black out stretto, non si è mai fermata dal 4 Maggio del 2020.

Infatti, il dato di realtà è che i pazienti, che devono accedere al ritiro del ticket per le visite o per altri servizi di salute, si fermano ad una certa distanza antistante i fast pass ed alle macchine di ticketing; essi vengono accolti da un volontario che chiede come può aiutare e quindi si reca alla ‘fast track machine’, fa touch sul display e riporta il ticket al paziente  con un sorriso e spesso con una frase che ammortizza l’ansia.

In un ospedale, ho osservato questo ‘pellegrinaggio laico’ ed ho fatto ‘due conti’ qualificanti: moltiplicando queste operazioni (dal 4 maggio 2020) per la distanza (4 mt) coperta fra il paziente e la ‘macchina sputa ticket’, si sono fatti ca 160 km di pellegrinaggio e di cammino  contro il COVID (4 volte il pellegrinaggio a piedi da Milano al Santuario di Caravaggio). In che senso?Dietro la narrazione, anche suggestiva, valutiamo i risvolti organizzativi (in gergo, imprenditorialità sociale) nonché gli effetti positivi sanitari e la gestione del principo di precauzione contro il COVID.

Infatti, in questo modo si mantiene il distanziamento sociale perché si riducono le code e quindi si implementa ‘il taglia codeoperativo; il touch sul display delle macchine viene fatto dal volontario che si sanifica (altrimenti ci sarebbero touch di pazienti diversi con eventuali rischi di contagio); si controlla con discrezione, ma con attenzione e determinazione, l’adozione costante delle mascherine; si fanno ‘quattro chiacchiere scientifiche e competenti’ con i pazienti che attendono l’apparire sui televisori del proprio numero identificativo; si accompagnano sulla sedia a rotelle i pazienti che non possono essere accompagnati dai familiari che, ricordo, non possono entrare negli ospedali. Tutte queste sono azioni anti COVID che incominciano con un pellegrinaggio laico giornaliero verso il santuario dei pazienti. Retorica?No, circa 42.000 tragitti in un anno per un totale di 160 km di pellegrinaggio.

Altro esempio: negli hub vaccinali, i volontari hanno un ruolo importante e di snodo del processo di vaccinazione. Dire che il ‘lavoro’ è meritevole è quasi ovvio.

E’un ‘volontariato militante’ che, al di là della retorica, umanizza il rapporto con il paziente che, in attesa di essere vaccinato, ti interroga con gli occhi per cercare di sviare un pò di paura, per condividere con te la soddisfazione di avere una copertura vaccinale che lo rende più forte contro la malattia. Ed è la continuazione della ‘terapia  umanitaria’ che abbiamo incominciato al totem, al fast pass, nelle sale d’attesa di alcuni servizi. Lo stile e l’efficacia dei volontari contribuisce a immunizzare ed a rendere forti i fragili.

Il volontario sorride, ascolta, informa e ‘dirige il traffico’. Il paziente, in alcune realtà, arriva in automobile che deve parcheggiare oppure un famigliare deve accompagnare persona con mobilità limitata: chi ‘dirige il traffico’? Un volontario.

Entra nell’’hub’, chiede (‘devo fare la  vaccinazione’), gli vengono dati i moduli da compilare, a volte ha bisogno di delucidazioni ed attende il suo fatidico numero che serve per entrare nella postazione di vaccinazione. Ma sempre questi passaggi sono gestiti da un volontario che rompe la tensione con una battuta, che ripete i numeri del display e risponde alle domande come uno steward o una hostess  sull’aereo, che regola il distanziamento e fa da collegamento fra la prima linea vaccinale dei medici e degli infermieri con i pazienti ed i familiari che attendono, per poco tempo, il loro accesso. Tutto questo trasforma un aereo di linea vaccinale in un aereo supersonico. Retorica narrativa? Può essere se ci limitassimo a descrivere, ma quando dimostriamo con i numeri il senso del ‘pellegrinaggio laico’, esso diventa realtà.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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