venerdì, Luglio 30

Covid-19: i numeri di Arcuri e il ‘mondo a parte’ dei ‘politici’ Al di là delle chiacchiere e degli scambi di accuse e di insulti, tutto resta com’è. I ‘politici’ vivono nel loro mondo a parte, delle cose reali non parlano, sulle cose reali non agiscono

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In una conferenza stampa nel tardo pomeriggio, ieri, Domenico Arcuri, Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, con voce calma, bassa, scandendo le parole una ad una, forzando proprio sulla lentezza del suo parlare, ha solo dato i numeri della epidemia, il numero dei contagiati, dei ‘tracciati’, delle mascherine distribuite eccetera, per concludere che se non ce ne stiamo il più possibile a casa, la situazione diventa incontrollabile. Ascoltatela, ne vale la pena. Io cito un solo dato: oggi 26.000 contagiati, per ciascuno di essi in media dieci persone incontrate, risultato 260.000 persone da controllare e forse a cui fare il tampone. Gelidi numeri, semplici, chiari. Vogliamo ragionare?

E invece, siamo, purtroppo alle solite. In questo povero Paese non si riesce mai a ragionare con calma, con ponderazione, con argomenti. Forse siamo tutti (ci metto anche me stesso, per carità) presi dalle frenesie della TV, fatte di attacchi, insulti, urla di gente capace di urlare, ma per lo più nemmeno di usare giacca e cravatta come fanno le persone civili, contribuendo così alla diffusione della maleducazione, della indifferenza al diritto di altri di dire e pensare ciò che credono (purché fondato sul ragionamento, non sulla pancia, aggiungo io), dei giudizi superficiali e dozzinali, della totale mancanza di rispetto nonché per gli altri, per le istituzioni, specie quelle con la ‘I’ maiuscola, che diffondono sempre di più e meglio una cultura abborracciata, superficiale, o inesistente, finta, come la lettera che riportavo ieri del Presidente Giuseppe Conte, e che alla fine ‘giustifica’ le sempre più numerose persone che della cultura, del sapere non solo e non tanto se ne fregano -e questi sono i violenti, i fascistoidi, gli arroganti- quanto finiscono per considerarla inutile -e questi sono la maggioranza e la totalità dei politici, letteralmente a mia notizia, nessuno escluso.

In un articolo su ‘Domani’ (sempre più scialbo, purtroppo) parlando delle alate parole di Alberto Zangrillo a proposito di Massimo Galli, il giornalista (Emiliano Fittipaldi) critica il fatto che Zangrillo abbia ‘insultato’ Galli chiamandolo sessantottino. Proprio quello che dicevo prima: si trasformano opinioni normali in insulti e così si diffonde l’idea che il sessantottino è sostanzialmente un delinquente assimilabile ad un grassatore, per cui è insulto darsi sia del grassatore che del sessantottino. Che poi è un atteggiamento tipico delle ‘destre’ più o meno estreme, ignare del fatto che il ’68 è stato prima di tutto un movimento culturale di spessore mondiale. E infatti, Zangrillo insultare voleva, non altro. Peraltro, non voglio farne, per carità, una questione di stato, ma insomma in un giornale che cerca di presentarsi come ‘colto’, cose simili sarebbe meglio non dirle. Così come, meglio sarebbe non attribuire alle fanfaronate di Zangrillo e di Sgarbi ed altri, significati culturali che, francamente non hanno: lo Stato liberale, il laissez faire, ma figuriamoci! Quando poi si oppongono queste presunte ‘idee’ al keynesismo, che, dice Fittipaldi, è la concezione dello Stato che impone regole … sottinteso asfissianti. Mah, a me Keynes sembrerebbe una persona seria, non dedita a fissare regolette surreali tipo Conte!

In una situazione come questa, con una epidemia che avanza in maniera incontrollabile, che dovrebbe mai fare uno Stato se non cercare di fissare delle regole? nella speranza di fermare la devastazione che consegue alla infezione. Sta in fatto che, mi pare, bene diceva quel commerciante milanese, capace evidentemente di pensare, che piuttosto che continuare in questa agonia infinita, meglio tagliare la testa al toro, chiudere tutto e se ne riparla tra venti giorni. Ha ragione. La gente, liberata o meno dalle illuminanti parole di Sgarbi e di Zangrillo, ha ormai paura, e il Governo non c’entra nulla, a meno che quei bei tipi non vogliano intendere che in una situazione di questo genere, si dovrebbero nascondere le informazioni, i dati, il numero dei contagiati e anche solo la preoccupazione. Certo è una cosa che si sente dire spesso da varie persone che ragionano … di destra, cioè di autoritarismo. Diciamocele le cose come stanno. Quei discorsi non sono da campioni del liberalismo, ma da precursori del totalitarismo; e uso deliberatamente il termine famoso usato da Hanna Arendt, perché qui non è (ancora) questione di destra o sinistra, ma questione di autoritarismo bieco, per cui se tu parli della epidemia e proponi soluzioni restrittive dei movimenti e altro, vieni insultato e accusato tu di autoritarismo oinsultatoin quanto sessantottino. Mi piacerebbe conoscere il parere dei vari Sgarbi, Zangrillo e, a questo punto, anche Fittiapldi, circa persone come il professor Giorgio Agamben e i suoi emuli, negazionisti del problema, e sospettosi di complotti internazionali talmente complicati che manco chi li denuncia li capisce. Per conoscenza di Zangrillo e co., credo che Agamben possa essere ‘accusato’ di ‘sessantottismo’: l’età e il pensiero ci stanno, ma escludo che si sentirebbe insultato a sentirsi definire tale. Al massimo si farebbe una risata.

E quindi, intanto, si continua a vivere alla giornata, con decisioni approssimative, parziali, sballate e inconcludenti.
Lasciando spazio all’altissimo pensiero di uno come Matteo Renzi che borbotta a ‘Repubblica’ frasi profonde come la seguente, alla domanda su cosa non va nel dpcm ultimo: «Il decreto è tecnicamente sbagliato perché non poggia su dati scientifici, ma sulle ansie di alcuni ministri preoccupati. È un decreto che non riduce il numero dei contagiati, ma aumenta il numero dei disoccupati. Fomenta le tensioni sociali di un Paese diviso tra garantiti e non, crea un doppio binario sui ristori economicamente insostenibile nel medio periodo. L’utilità del dpcm dal punto di vista sanitario è tutta da dimostrare, mentre è certo sia dannoso a livello economico e sociale. E inoltre tradisce una visione ottocentesca della cultura vista come mero divertimento di cui si può fare a meno e non come pilastro – anche economico – della nostra identità: preoccuparsi dei cinema e dei teatri senza aver fatto funzionare trasporti e tamponi è umiliante». Frasi senza dimostrazione, quali sarebbero i ‘dati scientifici’ di cui parla, e di puro effetto quando dice che le decisioni sono fondate sulle ansie. Quanto alla cultura, mah, stendiamo un velo pietoso, in bocca a Renzi, altro che … Poi, certo, l’utilità del dpcm è tutta da dimostrare, mi pare ovvio, è stato appena emesso!

Piuttosto ci sarebbe da domandarsi se, una volta di più, il Governo non abbia dimostrato di non essere assolutamente all’altezza del compito e della situazione … ma, se non sbaglio, di questo Governo Renzi e i suoi fanno parte, e non fanno altro che bloccarlo e intralciarlo, ma, a quanto pare, non a fare proposte operative e utili, magari, appunto!, sulla cultura. E già: parla anche della scuola dove non si è fatto ciò che si doveva, dice Renzi oggi. Ma perché non lo ha detto prima? Ricorderò male, la buffonata dei banchi a rotelle è stata fortemente criticata da commentatori vari (me compreso), ma non dai politicanti alla Renzi, che, poi, rivendica il bello della politica, nella quale implicitamente si definisce un professionista, offeso dall’accusa di ‘fare giochini’ perché lui ‘fa politica’, e cioè? Votare una scelta e poi criticarla?, chiedere posti grazie ad un partito e poi farne un altro? accettare una legge elettorale e poi mettere i bastoni fra le ruote dicendo che ‘non è il momento questo per parlare di leggi elettorali’?
Se questa è la politica, caro Renzi, se la tenga!

O forse c’è di peggio? Uno apre il giornale una mattina, un po’ assonnato, preoccupato perché la suocera ha un po’ di febbre e il cane deve andare a fare pipì, e … trova una lettera di Giggino che, dopo avere ricordato il suo silenzio di un paio di giorni (deve essere stata una sofferenza!), spiega: «I vandali vanno fermati, ma le piazze vanno ascoltate. Sono un segnale che il governo non può trascurare. Anche gli umori hanno un peso in una situazione come questa. Non possono essere ignorati, bensì vanno condivisi e devono essere compresi. Non basta liquidare le proteste come se le proteste fossero tutte uguali, perché tutte uguali non sono» e va avanti con una frase di fronte alla quale io (chiedo scusa, forse perché sono vecchio) sono rimasto allibito: «Dobbiamo essere sinceri prima di tutto con noi stessi. C’è una maggioranza che continua a pestarsi i piedi giorno dopo giorno, le opposizioni che non perdono occasione per soffiare sul fuoco del conflitto e c’è chi riesce a contestare un decreto che ha contribuito a realizzare», il manuale del populismo e del veltronismo, completo di copia, nel caso di Veltroni dello slogan di Obama e nel caso di Giggino con la regolamentare citazione di una frase di Pietro Nenni, ritrovata su Google da Taccuino del 1942, la solita banalità decontestualizzata: «ci sono nella vita delle testimonianze da rendere alle quali non ci si può sottrarre» (ci vorrebbe una virgola, ma insomma…), forse ne parlava in Tribunale? Come è bella la politica e come è facile! Ha però trascurata un’altra frase di Nenni più adatta a lui: «In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano» eh, Giggino, che ne dici?

Ma alla fine, come al solito, al di là delle chiacchiere e degli scambi di accuse e di insulti, tutto resta com’è. I politicivivono nel loro mondo a parte, l’ho appena mostrato citando i due galletti insulsi, una dimensione tutta loro, nella quale ‘si’ parlano con linguaggi criptati per le persone normali. Ma delle cose reali non parlano, e specialmente sulle cose reali non agiscono. E sono anche inconsapevoli, talvolta, che proprio la loro doppiezza e la loro superficialità, li condanna anche quando credono di ‘gettare soldi al popolo’ come scrivevo l’altro giorno.
Sentivo qualcuno di costoro dire l’altro giorno, tutto contento, che il Governo rimborserà una parte del fatturato non realizzato e si stupiva perché i commercianti protestano lo stesso. Caro politicante, prova un momento a ragionare: il rimborso di una parte del fatturato, presuppone che vi sia un fatturato, perché quello in nero non si può rimborsare; restituire il costo dell’affitto del locale, presuppone che il locale sia affittato con regolare contratto che riporti la cifra vera dell’affitto, e così via.
Questo, alla fine, era e continua ad essere, il più grande problema di questo Stato, forse anche perché, preso dal fascino dei zangrillidi, lascia libertà a tutti: suvvia, dichiarare al fisco quanto guadagno è una violazione della mia sacrosanta libertà, per non parlare della privacy, chiedetelo a Trump.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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