giovedì, Maggio 13

Covid-19: Habemus Dpcm, e non chiamatelo lockdown, please La gente segue le indicazioni se si fida, e si fida se chi parla è affidabile, parla chiaro, parla poco e fa molto, dimostrando di non essere né succube, né legato ad interessi particolari. Vi sembra questo il caso in Italia?

0

Mentre leggiamo compunti l’ennesima intervista della virologa-veterinaria-esule Ilaria Capua, alla quale va senz’altro ascritto il merito di essersi battuta per la diffusione delle notizie scientifiche opponendosi al ‘segreto’ nelle stesse, ma ormai una prima donna delle scene italiane televisive e non, il ‘Governo’ (ormai le virgolette sono d’obbligo) e in esso e per esso in particolare Giuseppe Conte – pochette, sempre più avvoltolato in sé stesso, discute sulle chiusure, non chiusure e tratta (sì, avete letto bene, tratta, negozia: la salute si negozia non si garantisce in questo povero Paese) con le Regioni, i Comuni, le Province autonome e non (ma non erano state abolite?) i sindacati, gli imprenditori, i commercianti e, naturalmente e in primis, con Matteo Renzi. Per poi giungere al solito pasticcio verboso e pasticciato.

Quando le facciamo? La sera, la notte, dove, come, chi? tanto non c’è fretta, muoiono solo circa trecento persone al giorno, ma sono per lo più anziani, anzi, vecchi, che non contribuiscono alla produzione e, insomma, non contano.
E poi c‘è Salvini che sentenzia che se si chiude crolla l’Italia, ma non dice quale sia l’alternativa, morti a parte.

E poi a notte fonda, finalmente Conte smette di trattare e firma l’ennesimo Dpcm. Tutto più o meno come previsto. Pasticci, esitazioni, e tante regolette.

Il povero Sergio Mattarella, sempre più avvilito, dietro la mascherina si vede anche a faccia coperta che non ne può più, cerca di fare capire, non a Conte, è inutile, ma agli altri, che bisogna sbrigarsi e, non riuscendo a catturare quella biscia che è Conte e quel girino che è Giggino, parla con Stefano Bonaccini in quarantena, ma con la camicia aperta fino all’ombelico, e … con Giovanni Toti! Toti? E perché Toti, e perché non anche Attilio Fontana (che intanto sta litigando con Giuseppe Sala) o Michele Emiliano? Ahhhh, sì, forse capisco: vuole spiegare a Toti che lui, Mattarella, ha un’età ragguardevole e che, alla faccia di Toti, non ha nessuna intenzione di restarsene chiuso in casa, anche se come casa il Quirinale non è che sia male e meno che mai di morire attaccato a un respiratore. Certo, però, è poco ‘istituzionale’ e quindi per indurre Mattarella a farlo, vuol dire, appunto, che proprio non ne può più e che, lui, i morti li conta.

Ormai siamo alla follia istituzionale. Palazzo Chigi e dintorni è diventata più affollata di un suk di Venerdì, le pizzette e i cornetti vanno e vengono … giustamente, sono da asporto. Ma le conclusioni sono ancora incerte, fumose, buie.
Per parte mia, già un po’ (tanto a dire il vero) traumatizzato da Toti, sono particolarmente perplesso, avvilito, incerto, insicuro … la sensazione che dei tizi di dubbia capacità e di dubbia attendibilità stiano decidendo se stasera posso o meno andare a cena con la mia fidanzata, mi dà un senso di instabilità e di insicurezza davvero ineguagliato. Per carità, sia chiaro, che in un Paese normale sia il Governo a prendere certe decisioni, è assolutamente normale, starei per dire ovvio. Ma, appunto, la differenza sta in quel ‘normale’. Qui uno si domanda cosa ci sia mai di ‘normale’. Perché oltre alle frenetiche trattative (le commissioni, i gabinetti, le cabine e gabine di regia e sciocchezze del genere), abbiamo anche i virologi o sedicenti tali: taluni ‘entrati’ (o scesi) in politica a complicare le cose, o meglio a rendere ancora più inaffidabili le cose che dicono. E ce ne sono a dozzine, ormai, tutti contattati via skype, tutti sentenziosi, tutti che dicono il contrario di tutti.
Direte, beh in democrazia uno dice ciò che pensa, è giusto. Sì, ma il fatto è che se sei uno scienziato, la verità è una. Certo la ‘tua’ verità, cioè le tue conclusioni e i tuoi suggerimenti, può essere diversa da quella di un altro, ma le basi, i fondamenti sono gli stessi: i dati. Ma quando li senti che si insultano rinfacciandosi dati diversi, di provenienza diversa e dandosi reciprocamente del cretino, sia pure con un linguaggio un tantino più paludato, io, vi confesso mi sento in grande disagio.
Questo lo potrebbero capire anche pochette e perfino Grillo: in un qualunque Paese, la certezza e la affidabilità -e anche, lasciatemelo dire, la serenità- di chi decide e dispone sono fondamentali, se si vuole che un Paese sia tranquillo, ma specialmente che segua le indicazioni che gli vengono date. Posto che non si sia in un regime autoritario -e con buona pace di Giggino e dei Mattei, passando per pochette, non lo siamo ancora- la gente segue le indicazioni se si fida, e si fida se chi parla è affidabile, parla chiaro, parla poco e fa molto, dimostrando di non essere né succube, né legato ad interessi particolari.

Ditemi francamente: vi sembra questo il caso in Italia? Quante volte lo ho scritto: la ‘app’ Immuni non ha avuto successo per il semplice motivo che la gente non si fida dei politici, proprio di quelli al potere oggi.
Ma poi, permettetemelo, con quasi quattrocento morti al giorno: pochette si videoconferenza con vari personaggi e cincischia, un tipo con la barba incolta come usa adesso (una cosa orrida) ci dice di stare tranquilli perché tutte le strutture sono attivate (?), ma ci raccomanda di non andare subito al pronto soccorso. Giusto. Una domanda al barbudo: ha provato a telefonare al medico di base e chiedere una visita?

Poi, ci si mettono anche i vescovi a diffondere idee strampalate, che suggeriscono a Donald Trump, su complotti sanitari mostruosima che aspetta il Papa a spretarli certi vescovi, come quello che ha la faccia di dire che l’aborto è più grave della pedofilia? Che purtroppo, però, è un connotato atavico della religione cattolica, quando attribuisce ai peccati un numero diverso di ‘Ave Maria’ a seconda della ‘colpa’: chi sa se un giorno questo grande Papa, non deciderà di parlarne e di mettere raziocinio, ‘discernimento’. Ma certo, anche questo non aiuta a stare sereni, tanto più che l’economia va a rotoli e il Governo non sembra preoccuparsene troppo, confermandomi così nell’idea che alla fine ci sia un accordo di fondo tra Governo e imprenditori per vendere il vendibile e poi chi vivrà vedrà.
Conte, che dovrebbe essere il più interessato a dimostrare che esiste, non sembra averlo capito che deve fare almeno finta di esistere. Tanto più che i suoi progetti avveniristici, di prendersi il Quirinale insomma, rischiano di infrangersi contro lo stesso PD, poco propenso a mettere in mano a questo dottor tentenna, nientemeno che il Quirinale, ma specialmente perché è sceso in campo un altro temibile avversario, subdolo, defilato, ambiguo, ma temibile. No, non Draghi, non ci credo proprio, mi riferisco al grande ex politico, grande ex documentarista, grande ex regista, grande ex giallista e grande scrittore, ‘Uolter’ per gli amici, che l’altra sera da Lilli Gruber, con un’aria stanca e avvilita, senza cravatta, ha spiegato che questa politica non ne fa una giusta, che bisogna tenere ben presenti gli interessi di quellima anchedi quegli altri, eccetera: un manifesto elettorale, ora si tratta solo di copiare un buono slogan e il gioco è fatto … sempre che Mattarella non accarezzi l’idea di restare dov’è.
Credetemi, è l’unica persona, ora come ora, che sembra capace di ragionare. Da democristiano, certo, ma mica si può avere tutto a questo mondo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->