martedì, Maggio 18

Covid-19: ecco come lo combatte Shanghai Intervista all'avvocato italiano Giandonato Marino che opera nel settore della Giurisprudenza sportiva nella città cinese di Shanghai. Una lotta contro il virus con luci ed ombre

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Secondo la agenzia stampa cinese Xinhua alla data del 13 aprile Shanghai registra nella giornata di domenica 13 aprile 11 casi di Covid-19 secondo i dati resi pubblici della Commissione Municipale alla Sanità. Tra di essi, si segnalano 9 casi importati provenienti dalla Russia e gli altri due provenienti da Stati Uniti e Regno Unito. In tutti i casi si tratta di cittadini cinesi. Un totale di 90 soggetti in stretto contatto con i pazienti confermati sui voli sono stati posti sotto quarantena. La Commissione Municipale alla Sanità afferma che un totale di 279 casi importati sono stati registrati a Shanghai fino alla giornata di Domenica 13 aprile mentre 36 casi importati sospetti si trovano ora in quarantena. Domenica non sono stati segnalati nuovi casi trasmessi localmente e otto pazienti COVID-19 sono stati dimessi dagli ospedali di Shanghai dopo il pieno recupero. Fino a domenica, la Municipalità di Shanghai ha segnalato 339 casi confermati trasmessi localmente, tra cui sette morti.

Intervistiamo quest’oggi Giandonato (Gianni) Marino, nato a Cerignola (FG), il quale frequenta Shanghai per motivi di lavoro dal 2017. Svolge il lavoro di avvocato, attualmente nella posizione di consulente per uno studio legale cinese operativo nell’ambito del Diritto dello Sport Internazionale. Il team di cui fa parte fornisce assistenza legale a società di calcio cinesi, nonché ad altre istituzioni sportive. In precedenza, ha studiato/lavorato a Roma, Nijmegen, Madrid, Sao Paulo e Den Haag.

 

Poiché in territorio cinese si è sviluppato il primo ‘step’ della diffusione del virus Covid-19, proprio per queste motivazioni il Governo centrale cinese ha introdotto per primo metodiche di governo della materia sanitaria e della cosa pubblica che sono diventate paradigmatiche in Italia prima e nel resto dell’Unione Europea successivamente. A traino, con pari tentennamenti, imprecisioni, incertezze, si sono poi aggiunti gli Stati Uniti, come i dati ed i fatti storici fin qui ci hanno mostrato. Può raccontarci, in che modo, l’habitus mentale, popolare prima ancora che strutturale-giuridico ha consentito alla Cina di affrontare questa vera e propria emergenza sanitaria oggi considerabile a livello mondiale?

Prima di entrare nel merito delle misure adottate dal Governo cinese, vorrei fare una premessa. Cerco di attenermi per quanto possibile ad un’analisi sobria degli avvenimenti che ho vissuto in prima persona o di ciò che ho compreso durante la mia esperienza in Cina. A tal proposito, vorrei chiarire che il mio giudizio – nonché quello della stragrande maggioranza della popolazione locale – sulle misure adottate fino ad ora qui in Cina è estremamente positivo, a prescindere da qualsiasi polemica relativa ai numeri di contagi e decessi divulgati. A mio modo di vedere, anche se stessimo parlando ad esempio di 50.000 decessi (invece dei meno di 4.000 dichiarati ufficialmente), a fronte dei numeri registrati nel resto del mondo e rispetto alla popolazione cinese, si tratterebbe comunque di un successo. Per comprendere a fondo l’efficacia delle misure adottate, bisogna chiarire alcune caratteristiche del ‘mondo Cina’, proprio come suggerisce nella tua domanda. E’ un mix di cose: da un lato, vi è il Governo centrale che svolge un ruolo di leader e che è intervenuto prontamente nelle dinamiche locali (specialmente nella provincia del Hubei) per correggere alcuni errori commessi dalla classe politica locale. La struttura della macchina governativa ha permesso una capacità di reazione quasi immediata durante le varie fasi dell’epidemia. Dall’altro lato, vi è la società cinese che ha seguito pedissequamente le istruzioni del governo e che ha dimostrato in alcuni frangenti una capacità di coesione e un senso di collettività poco comuni nelle democrazie occidentali. Come si potrà ben immaginare, qui le misure governative vengono semplicemente applicate e raramente discusse.

In che modo il dato esperienziale precedente (SARS, Dengue, Aviaria…) hanno consentito di dare una risposta più ‘mirata’ da parte cinese soprattutto nelle Istituzioni governative nazionali?

Non credo che le esperienze precedenti siano state cruciali durante quest’epidemia, poiché si è trattato di un fenomeno del tutto diverso. In ogni caso le passate epidemie avranno sicuramente aumentato il bagaglio di conoscenze del governo, più preparato da un punto di vista prettamente sanitario/scientifico che da un punto di vista relativo alla risposta amministrativa all’emergenza. Anche se, a mio modo di vedere, quest’epidemia ha evidenziato una delle carenze del processo di crescita economica del Paese: il sistema sanitario. Soprattutto all’inizio dell’epidemia e in città non di primo livello (quali Beijing, Shanghai, Shenzhen) le strutture sanitarie non si sono rivelate all’altezza dello sviluppo e della potenza economica del Paese. Probabilmente quest’esperienza servirà da monito al Paese, che nel futuro investirà di più nella Sanità.

Qual è lo stato delle cose attuali? 

Attualmente si vive in un limbo, poiché il Governo è molto cauto nelle riaperture, ad esclusione delle attività lavorative. C’è timore di una seconda ondata di ritorno, anche se per il momento i numeri sono confortanti. Personalmente sono fortunato. Mi trovo a Shanghai e, vivendo in centro, vivo senza particolari restrizioni. Si gira con la mascherina per strada, in metro e in ufficio (anche se non c’è più obbligo di indossarla per strada ‘da soli’). L’accesso a qualsiasi edificio è regolato da un codice che viene assegnato da una App sul telefono, gestita dalle più grandi società del settore tecnologico cinese, che hanno accesso ad una serie di dati personali. L’accesso è garantito soltanto con il codice di colore verde. Bar e ristoranti sono aperti e anche le strutture sportive hanno riaperto. Rimangono chiusi teatri, cinema, sale concerti, discoteche, scuole e università (riapriranno entro un mese) e eventi pubblici in genere sono vietati. Però in altre zone della città, nonché in altre città cinesi, le restrizioni sono ben diverse: limite massimo di ore fuori di casa, limite massimo di persone per unità abitativa fuori di casa, qualsiasi tipo di attività ricreativa chiusa. Quindi dipende dalla situazione a livello locale, nonché di area della città in cui ti trovi. Inoltre, gli spostamenti all’interno della Cina, specialmente per gli stranieri, sono limitati.

Vista la sua particolare specializzazione (giurisprudenza nel mondo dello Sport) può spiegarci cosa è stato attuato in ambito sportivo e se vi è stato un qualche dibattito particolare in merito?

Le manifestazioni sportive sono sospese da gennaio scorso, incluse le competizioni professionistiche. Tuttavia, non vi è ancora una data certa per la ripresa dei campionati (ad esempio, mancano circa 10 incontri oltre ai playoff per il campionato di basket, mentre il campionato di calcio non è iniziato, dato che la stagione sportiva in Cina segue il calendario solare). Al di là di valutazioni relative alla sicurezza per la ripresa dei campionati (come ho detto in precedenza, le strutture sportive come stadi di quartiere e palestre in genere hanno riaperto), credo ci sia una valutazione politica alla base della mancata ripresa dei campionati. Lo sport in Cina ha un valore sociale diverso rispetto all’Europa, meno rilevante. Qui non è visto come una priorità, nè come una forma di “sostegno morale” alla popolazione durante un momento di difficoltà. Dal punto di vista professionale, al momento il tema caldo è quello relativo alle trattative per la riduzione delle retribuzioni per atleti ed allenatori.

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