mercoledì, Ottobre 20

Covid-19: ciak si gira, il cinema riparte, ma teatri e musica ancora fermi Set a cielo aperto nel centro di Firenze per il terzo capitolo de ‘L’amica geniale’, regia di Luchetti e a Roma, per il film di Paolo Genovese, protagonista Valerio Mastrandrea. Si allarga la protesta di attori e musicisti per la chiusura dei teatri e dei luoghi di spettacolo, le attrici Daniela Morozzi, Anna Meacci e Chiara Riondino in prima linea

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Ciak si gira: a Firenze ma anche a Roma. Sono iniziate nelle strade e nelle piazze le riprese di alcuni film, suscitando l’interesse dei  passanti, venutisi a trovare di fronte ad attori senza mascherina e dimenticando perciò per un momento pandemia e distanziamenti che sono diventati il nostro modus vivendi  quotidiano.

A Firenze lo scenario è il centro storico, in particolare  Piazza della Signoria, Piazza Santa Croce e Piazza Santissima Annunziata, insieme ad altre location private. Il film è il terzo capitolo della saga ‘L’amica geniale, tratto dal romanzo di Elena Ferrante: una serie HBO-RAI Fiction, diretto da Daniele Luchetti, regista che ha al suo attivo vari film  (‘Mio fratello è figlio unico’, ‘La nostra vita’, ‘Anni felici’, ‘Io sono tempesta’, ‘Momenti di trascurabile felicità’, ‘Lacci). Ambientato negli anni ’70, il film racconta la storia di chi fugge e di chi resta. La scenografia è a cura di Giancarlo Basili, artista noto e pluripremiato ai Nastri d’Argento e ai Ciak d’Oro.

Le riprese sono in corso dal 1 febbraio con il sostegno del Comune e la Collaborazione di Toscana Commission e si protrarranno fino al 20 febbraio. Il Sindaco Dario Nardella non trattiene la propria soddisfazione: il film è segnale di rinascita per Firenze, dopo mesi molto travagliati. Queste riprese precisa  sono un bel messaggio di ripartenza per il cinema e la cultura in generale, ma anche un segnale di rinascita per Firenze dopo mesi molto travagliati. La città ancora una volta torna ad essere set ideale per un film e siamo certi che piazze, monumenti e scorci potranno giocare un ruolo non da semplice comparsa per la pellicola. Altri sottolineano invece il ritorno economico: incremento del cineturismo, professionalità impiegate, comparse scritturate, società di servizi e strutture ricettive coinvolte. LHotel Mediterraneo è la base logistica del film e mette a disposizione le proprie camere e altri spazi, per gli uffici di produzione, il reparto costumi, scenografie, e tutti i vari reparti  tecnici e artistici.

Che la città sia un set cinematografico all’aperto è cosa nota, visto l’alto numero delle produzioni  anche internazionali che in passato hanno ambientato qui i loro film, spesso traendo spunto da personaggi storici ed artistici che ne sono stati protagonisti, come ricordava sulle colonne de ‘La Nazione’ proprio ieri uno storico del cinema come il collega Fabrizio Borghini (‘Dal feroce Hannibal ai biliardi di Nuti, i mille set di Firenze’).

A questa prima parte di riprese ne seguirà una seconda, a settembre, che andrà a coinvolgere di nuovo Firenze e poi la Versilia. Il secondo capitolo della saga aveva avuto come location la città di Pisa, nel 2019 ( titolo: ‘Storia del nuovo cognome).

A Roma, in Trastevere, sono iniziate le riprese di due film, uno dei quali è ‘Il primo giorno della mia vita’ di Paolo Genovese che, dopo aver diretto ‘Supereroi’, di prossima uscita, torna dietro la macchina da presa con una storia sulla forza di ricominciare quando tutto intorno sembra crollare: protagonisti Valerio Mastandrea, Margherita Buy e Sara Serraiocco e un ragazzino (Gabriele Cristini) che, convinti di aver toccato il fondo, incontrano un personaggio misterioso (Toni Servillo) in grado di regalare loro una settimana di tempo per scoprire come potrebbe essere il mondo in loro assenza. E se possibile, trovare la forza di ricominciare e innamorarsi di nuovo della vita. Autore di titoli di successo come ‘Immaturi’, ‘Tutta colpa di Freud’, ‘Perfetti sconosciuti’ eThe Place, Genovese porta sul set un suo soggetto e dichiara: “Tutte le storie hanno un loro destino e se questa arriva proprio adesso, dopo circa quattro anni di scrittura e riscrittura, non é un caso. Penso sia il periodo giusto per fare un film sulla voglia e sulla necessitá di ripartire“. Anche lui, dunque, usa l’immagine della ‘ripartenza’ resa celebre nel gergo calcistico da Arrigo Sacchi.

La sceneggiatura del film, da cui nel 2018 é stato tratto il secondo e omonimo romanzo del regista edito da Einaudi, é scritta dallo stesso Genovese insieme a Paolo Costella, Rolando Ravello e Isabella Aguilar. Il primo giorno della mia vita é una coproduzione Medusa Film e Lotus Production, prodotta da Marco Belardi per Lotus Production, una societá di Leone Film Group, distribuito da Medusa Film.

Chi si  gode dalla finestra di casa tutte le fasi ‘minuto per minuto’ del montaggio del set cinematografico e del primo ciak è Antonello Venditti, il grande cantautore che tra una performance e  l’altra con Francesco De Gregori,  segue con curiosità e interesse gli avvenimenti che si stanno svolgendo sotto le sue finestre. “E’ bello vedere la gente che lavora e con entusiasmo in questo meraviglioso angolo di città che è un set naturale, sono contento perché anche questo somiglia alla vita normale, insomma qualcosa si sta muovendo, nel segno della creatività che cinema e musica e  spettacoli sono in grado di produrre e offrire.” L’altra produzione è di Netflix e il titolo è ‘Luna Park’.

Ma se le produzioni cinematografiche e televisive  sono ripartite, almeno come attività di produzione e con tutti gli accorgimenti richiesti, quello che  manca all’intero comparto dello spettacolo è il rapporto diretto con il pubblico, consentito sia pure da pochi giorni a musei e gallerie (a proposito: da ieri anche la street art è entrata nelle collezioni della Galleria degli Uffizi, attraverso la donazione di un autoritratto a tecnica mista dell’autore inglese Endless).  Dunque musei e ristoranti aperti, sale di spettacolo  ancora chiuse. La cosa non va giù  a un mondo di persone prive da mesi di sostegno e di prospettive. Vale a dire attori, musicisti,  comparse, danzatori, personale di servizio e di sorveglianza, organizzatori,  che ora non stanno più zitti. Si muovono  e organizzano le proteste un po’ dappertutto. Sia utilizzando spazi televisivi che  manifestando nelle piazze d’Italia. A Firenze, ad esempio, tre donne, tre attrici, Daniela Morozzi, Anna Meacci e Chiara Riondino, hanno fissato quattro di appuntamenti (ogni domenica a partire dal 7 scorso), per una lettura in quattro tappe, davanti  ad altrettanti teatri cittadini (Puccini, Cestello, Niccolini e Rifredi), de ‘Le ragazze di San Frediano’ di Vasco Pratolini. Sedute su una sedia si passano il microfono per leggere e interpretare le pagine di  questo classico della letteratura Novecentesca molto amato a Firenze ( e non solo).

“ Le attività commerciali sono ripartite” – dichiara la combattiva Morozzi (la ricordiamo, come agente, nella serie tv dei vari ‘Distretti di polizia’, o in ‘Ovosodo’ di Paolo Virzì e in tanti altri lavori) – “anche l’Ikea, ma sono ancora chiusi tutti i luoghi che prevedono una circolazione d’idee: teatri, cinema, circoli. E’ per via delle code all’ingresso, ma queste ci sono dappertutto. E allora perché loro sì e noi no? Fare teatro  – diceva Giorgio Strehler-  è fare un servizio pubblico.” Ma questo non sembra sia stato ancora compreso nel nostro Paese. Chiara Riondino aggiunge che questa scarsa considerazione viene da  prima della pandemia: “ siamo sempre stati la Cenerentola dei bilanci dello Stato” è chiaro che manca una visione.

Ma il trio Meacci-Morozzi-Riondino non è solo. Già si è tenuta, nonostante la pioggia,  unamanifestazione all’aperto, dal titolo L’arte è vita, alla quale hanno aderito cantanti d’opera, attori, rapper, ballerini, musicisti, in tutto 200 persone con cartelli per sensibilizzare l’opinione pubblica sul disagio economico della categoria e  sulla grave privazione, oggi più di ieri, della presenza  artistica nel nostro viverre quotidiano. Per concludere, lasciamo ancora la parola a Daniela Morozzi: “Se mai c’è stato un tempo in cui il mondo ha avuto bisogno dell’arte tutta, questo tempo è ora. Le idee radicali di artisti e intellettuali, le loro visioni, le loro indagini e prospettive, le loro intuizioni, il loro dissenso, la loro forza narrativa  sono indispensabili per la ricostruzione di una società sempre più depressa e frammentata. Vogliamo rimettere l’umano al centro della discussione. Non neghiamo che la salute fisica sia prioritaria su tutto. Ma quella dell’anima?

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