sabato, Aprile 10

Covid-19: Alessio D’Amato e le strane vaccinazioni nel Lazio L’assessore alla sanità del Lazio non vuole estendere la validità del vaccino Astrazeneca agli over-55, nonostante il via libera di tutte le organizzazioni sanitarie mondiali, europea e italiana. Risultato? Nella regione un’intera categoria dai 55 anni in sù fino presumibilmente ai 69 resta senza vaccino

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C’è dello strano nel Lazio. Infatti l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, fortemente voluto dal governatore Nicola Zingaretti, è partito oggi con un piano di vaccinazioni under-55 che sta scatenando reazioni di fastidio in molta gente.

D’Amato infatti non vuole estendere la validità del vaccino Astrazeneca agli over-55 sebbene sia l’OMS l’abbia raccomandato over-65 che l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, abbia rettificato il precedente comunicato che ‘consigliava’ l’utilizzo del vaccino agli under-55.

Ma, come al solito, D’Amato non capisce o finge di non capire e dice che «c’è troppa confusione», purtroppo affermazione vera, ma la confusione la fa solo lui.

Risultato? Nel Lazio un’intera categoria dai 55 anni in sù fino presumibilmente ai 69 resta senza vaccino. Una classe sociale particolarmente ampia e a rischio che si sente gabbata e che non trova riscontro nelle parole dell’Assessore di fatto incomprensibili visto che ora c’è il via libera di tutte le organizzazioni sanitarie mondiali, europea e italiana.

D’Amato è stato in passato al centro di numerose polemiche a partire da un processo 15 anni fa per truffa, con coinvolta una associazione pro-Amazzonia, che è finito in prescrizione. Ma poco tempo fa la Corte dei Conti ha ritirato in ballo la questione per ‘danno erariale’ pari a 270.000 €.

Ma l’Italia, come noto, è un Paese alla rovescia. Se sei processato e vai in prescrizione per truffa e poi sei indagato per danno erariale diventi e resti assessore. Su questo, lo scaltro Zingaretti tiene la bocca ben cucita, anche perché ora è sotto l’occhio del ciclone dopo che le ‘compagne’ del Pd sono rimaste senza rappresentatività nel governo Draghi, nonostante le tante sviolinature fattele da Zingaretti stesso.

Un’altra ‘perla’ del duo fu sul tampone rapido che venne vietato incomprensibilmente ai privati, con tanto di ricorso al Tar. Era settembre scorso e la decisione di D’Amato – Zingaretti provocò le famose scene di 36 ore di coda in macchina, senza poter andare ai bagni, a gente anche malata. Ci fu una rivolta popolare e alla fine il duo cedette.

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