venerdì, Luglio 30

Covid-19: Alessio D’Amato, confusione e indagini C’è da chiedersi come mai una persona con questo passato sia stato poi scelta da Zingaretti per rivestire un ruolo apicale nella stessa Regione per cui è stato sottoposto a processo per truffa e per cui ora è indagato penalmente per le vicende delle nomine e poi rischia il processo da parte della Corte dei Conti

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L’Indro si era già occupato di Alessio D’Amato, assessore alla sanità alla Regione Lazio, qualche giorno fa.

Inoltre, c’è pure un’altra indagine penale in corso su di lui insieme a Nicola Zingaretti: è infatti indagato dalla procura di Roma per abuso di ufficio riguardo alle nomine dei dirigenti ASL.

Quindici anni fa D’Amato fu sotto processo per truffa ai danni della Regione Lazio, ma andò in prescrizione. La vicenda riguardava 270.000 euro di fondi pubblici destinati a ‘Iniziative di conoscenza, solidarietà e difesa della cultura delle popolazioni Indio-Amazzoniche’ che invece furono usati per altro.

Adesso la Corte dei Conti del Lazio ha ipotizzato un presunto danno erariale per la stessa cifra e la stessa vicenda ed è in attesa delle sue controdeduzioni per decidere se rinviarlo a processo.

Alessio D’Amato è la persona che sta gestendo il piano vaccinale nel Lazio come Assessore alla Sanità. Intanto c’è da chiedersi come mai una  persona con questo passato sia stato poi scelta da Zingaretti per rivestire un ruolo apicale nella stessa Regione per cui è stato sottoposto a processo per truffa e per cui ora è indagato penalmente per le vicende delle nomine e poi rischia il processo da parte della Corte dei Conti.

È possibile che non ci fossero persone migliori? Poi c’è da dire che il piano vaccinale nel Lazio si svolge in grande confusione a causa dell’eccessivo protagonismo dell’Assessore che ha voluto anticipare il ministero con il risultato che ora, dopo il via libera del Ministero stesso alla commiserazione del vaccino AstraZeneca anche agli over 55, ha pasticciato le classi d’età perché, come noto, il meglio è nemico del buono.

D’Amato, insieme a Zingaretti, erano quelli che hanno ritardato per mesi la concessione di fare i tamponi ai privati con il risultato di esporre i cittadini ad estenuanti file in auto (anche 36 ore).

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