giovedì, Maggio 13

Cottarelli caos totale Spunta l’ipotesi Andreotti: il fatto che sia morto è dettaglio trascurabile

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Cottarelli prende tempo (di concerto con Mattarella). La simpatica coppia ‘Carlo&Sergio’, che ha preso il posto del dinamico duo ‘Luigi&Matteo’, incontra difficoltà a portare a compimento il proprio numero sulla pista del ‘Circo Gran Barnum Italia’. Per quanto sia scontato il non ottenimento della Fiducia da parte delle Camere, un risultato addirittura umiliante quale quello di praticamente nessun voto positivo alla sua compagine governativa rischia di rappresentare un’umiliazione eccessiva per lui e per il suo dante causa sul Colle. Con conseguenze devastanti. «La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Parole di Antonio Gramsci (da una nota scritta in carcere nel 1930) con cui si conclude ‘Mattarella e l’11 settembre della democrazia italiana’, L’Editoriale de ‘L’Indro’  di ieri, lunedì 28 maggio (2018). ‘Antivedente’, nel breve periodo giudicando il nascere e l’affermarsi del fascismo mussoliniano, nel lungo prefigurando i tempi e i giorni nostri. Proprio questi ultimi, e gli immediatamente futuri, sembrerebbe. E in ‘Governo: dopo Cottarelli il diluvio’ (‘L’Indro’ lunedì 28 maggio 2018) spiegavamo quanto si sta effettivamente realizzando. Il caos totale.

Adesso, di fronte al rinvio comunicato sbrigativamente dal Quirinale c’è il fondato rischio che ‘la guerra lampo del soldato Mattarella’ possa non essere poi così lampo. Non tanto nella chiusura di questa pagina infinita, quanto nelle conseguenze a breve e medio termine. Figuriamoci a lungo. Intanto il buon caro vecchio spread ha rifatto capolino nelle nostre televisioni e nelle nostre conversazioni, rendendo peraltro nuovamente tutti gli italiani grandi esperti di un argomento peraltro in sé niente affatto semplice. Su ‘buon’ e ‘vecchio’ si può discutere, quanto a ’caro’ è fuor di dubbio che caramente ne paghiamo l’impennata, che di questo passo in qualche incubo punta a quota mille. Cottarelli stesso, dopo aver appreso che neppure il Partito Democratico gli voterebbe la fiducia (al massimo si asterrebbe) ha preso tempo. A questo punto c’è il rischio di elezioni anticipate ancor prima dell’autunno. Addirittura domenica 29 luglio come chiede il PD: lo scioglimento dovrebbe avvenire ad horas per permettere un tale approdo, ma qui siamo nella più folle fantapolitica. E quindi, visto quello che sta succedendo di ora in ora, pure questa è ipotesi che ha una proprio fondamento. Come quella che sia Paolo Gentiloni a guidare il Paese al voto, con un ulteriore clamoroso colpo di scena. O magari risaltano fuori Di Maio e Salvini e pure, hai visto mai, l’’infetto’ Savona (Paolo). O magari un uomo di Governo di lungo corso e sicura autorevolezza come Giulio Andreotti. Il fatto che sia morto nel 2013 rappresenta a questo punto un dettaglio marginale, come si sostiene autorevolmente in ambienti del Quirinale, ricordando la sua guida di ben sette Governi, ed in momenti di grave tensione come quelli del terrorismo apicale e del rapimento ed omicidio di Aldo Moro.

E’ vero che in politica una settimana è un tempo molto lungo, ma in questo italico hellzapoppin’ anche mezza giornata diventa tempo infinito. Come in ogni Circo che si rispetti, dopo le tigri vengono i pagliacci, come ora. Mentre diventa totalizzante la folle egemonia di Marx (Groucho), unico elemento certo in questo pazzotico scenario. Marx affermava recisamente: «Non mi iscriverei mai ad un club che mi accogliesse tra i suoi soci». Per qualcuno dei suoi seguaci, evidentemente, sarebbe insopportabile far parte di un Governo che ne avesse bisogno come Ministro.

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