martedì, Aprile 13

Costa d’Avorio, soldati ancora in rivolta

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A distanza di quattro mesi dalla precedente rivolta dell’esercito, la città di Bouake ritorna ad essere l’epicentro delle proteste dei soldati che vertono sul pagamento dei salari. Bouake è la seconda città della Costa d’Avorio collocata nella Valle del Bandama, regione di Cbeke a 50km dal lago Kossou. Bouake ospita l’industria tessile del Paese e dista 350 km dalla capitale Abidijan.

Venerdì 12 maggio vari reparti dell’esercito si sono ammutinati prendendo il controllo della città che nella guerra civile del 2002 era stata trasformata nel quartiere generale della ribellione guidata da Allessane Ouattara, attuale presidente della Costa d’Avorio. I soldati ammutinati hanno occupato la città di Bouake, maltrattato i residenti, attaccato la sede del partito di Alassane Ouattara, i Rally of Republicans Party, ed accerchiato il quartiere generale regionale della polizia. Sabato 13 maggio a Bouake si sono registrati violenti combattimenti tra i soldati ammutinati e reparti inviati dal Presidente. L’esito degli scontri dovrebbe essere stato favorevole ai ribelli visto che la città è tutt’ora sotto il loro controllo.

Dopo gli scontri, il governo ha deciso di aprire delle negoziazioni. Il Capo delle Forze Armate, il Generale Sekou Toure, ha minacciato gli ammutinati di lanciare una decisiva offensiva militare per liberare la città in caso le negoziazioni dovessero fallire. La rivolta da Bouake si è estesa alla capitale Abuja e nelle principali città tra cui Korhogo e Daloa. A Korhogo i ribelli hanno violentemente represso una manifestazione popolare di protesta contro l’ammutinamento. i reparti ammutinati hanno il pieno controllo di Daloa, capitale della produzione del cacao.

Gli ammutinati hanno presentato le stesse rivendicazione della precedente ribellione avvenuta giovedì 5 e venerdì 6 gennaio 2017. Come allora i reparti ribelli appartengono alla ex guerriglia Forze Repubblicane della Costa d’Avorio – FRCI la ribellione che, assieme all’intervento militare francese, ha messo con la forza alla Presidenza Ouattara durante la guerra civile scoppiata dopo le elezioni dell’ottobre 2010 vinte dal ex presidente  Laurent Gbagbo, ora sotto processo presso la CPI Tribunale dell’Aia. Come lo scorso gennaio, i ribelli reclamano il premio promesso per il sostegno ad Ouattara. Il premio rivendicato per singolo ribelle si aggira sui 12 milioni di Franchi CFA (circa 18.000 euro). La ribellione dello scorso gennaio era stata contenuta dalla promessa del Presidente di pagare il premio di fedeltà. Promessa non mantenuta che ha originata questa seconda ondata di ammutinamenti.

Al momento la ribellione all’interno dell’esercito non sembra puntare ad un cambiamento di regime. «Vogliamo i nostri soldi promessi da Ouattara, nulla di più. Non c’è nulla da discutere. Pagateci e rientriamo nelle caserme» afferma un portavoce dei ribelli ai media nazionali. Il governo in queste ultime settimane ha dimostrato la sua cattiva fede nel risolvere pacificamente la vertenza economica all’interno delle forze ribelli FRCI integrate nell’esercito regolare. La scorsa settimana il governo ha organizzato una cerimonia pubblica presenziata da Ouattara dove 8.400 ex guerriglieri hanno chiesto perdono per l’ammutinamento dello scorso gennaio affermando che rinunciavano al premio promesso. Dubbi circolano sulla genuinità della cerimonia. Notizie circolano nel Paese che gli 8.400 ex guerriglieri radunati non sarebbero mai stati integrati nell’esercito ma ringraziati per i servizi resi durante la guerra civile e reintegrati nella società.

Al contrario nessun ex ribelle integrato nell’esercito ha ricevuto il premio di guerra promesso. Gli ex ribelli FRCI sarebbero circa 8000 su un totale di 22000 uomini che compongono l’esercito. Alte le possibilità che il governo riesca a contenere l’attuale rivolta solo se accetta di pagare degli anticipi del premio promesso. Una soluzione tampone che potrebbe risolvere l’attuale pericolo alla sicurezza nazionale, lasciando però irrisolto le problematiche originarie di questa serie di ammutinamenti sempre più ravvicinati nel tempo.

Prendere tempo con il pagamento di un anticipo permetterebbe anche di studiare le migliori tattiche per modernizzare l’esercito per renderlo più efficiente. Una modernizzazione che dovrebbe passare attraverso il ringraziamento di circa 10.000 soldati quasi tutti ex ribelli della FRCI. Un chiaro tentativo di liberarsi dei guerriglieri che hanno permesso a Ouattara di accedere alla Presidenza ma divenuti scomodi e pericolosi causa il mancato rispetto degli impegni finanziari. Un mancato rispetto che non trova spiegazioni economiche. Nonostante la caduta del prezzo internazionale del cacao la Costa d’Avorio gode di una economia in crescita. Possibile che non si riescano a trovare i fondi necessari per gli ex ribelli? Dovrebbe essere una priorità per evitare lo scoppio di una guerra civile. Invece il governo continua a temporeggiare. Ad ogni rinvio si rafforzano le condizioni per una ribellione di massa con l’obiettivo di abbattere il governo Ouattara. Attualmente manca un leader carismatico in grado di convogliare la rabbia degli ex guerriglieri in un piano politico per la presa del potere. Se le richieste economiche non verranno esaudite è solo questione di tempo per l’ascesa di un leader carismatico.

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