venerdì, Settembre 17

Costa d’Avorio, le verità scomode della Francia

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Il popolo ivoriano esce traumatizzato dalle due guerre civili pilotate dalla Francia dopo aver subito la feroce dittatura di Félix Houphouët-Boigny, amico dell’Eliseo e successivamente caduto in disgrazia quando Parigi decise di sostenere Laurent Gbagbo.  La Costa d’Avorio sta conoscendo un sostenuto boom economico esclusivamente a favore degli imprenditori francesi che ora minacciano di reclamare indennizzi per le proprietà distrutte durante la guerra civile provocata dal loro governo. La popolazione vive nella più assoluta miseria e la principale possibilità occupazionale per le giovani donne rimane prostituirsi alle truppe di occupazione francese. Reporters sans frontières ha recentemente classificato la Costa d’Avorio uno tra i peggiori paesi africani per la libertà di stampa ed espressione.

Il governo tenta di rassicurare gli investitori e la Comunità Internazionale che ha sotto controllo la gestione del paese e che assicurerà libere e trasparenti elezioni. La realtà contraddice la propaganda governativa. Dal 2014 le manifestazioni popolari sono in costante aumento così come la repressione violenta delle forze dell’ordine composte dai ex ribelli, comandati dagli ex criminali di guerra del circo di Ouattara. Da tre anni i tentativi di alcuni reparti militari rimasti fedeli a Gbagbo di organizzare una ribellione sono resi vani in quanto non sostenuti da potenze continentali o straniere. Le elezioni presidenziali si terranno il prossimo 31 ottobre. L’opposizione ivoriana, raggruppata nella Coalizione per il Cambiamento (CNC), sabato 27 giugno 2015 ha contestato l’eligibilità del presidente Ouattara come candidato. Serie le possibilità che l’opposizione ivoriana decida di boicottare le elezioni.

E che dire dell’entourage del presidente Ouattara?  La maggior parte sono politici corrotti e generali criminali di guerra. A titolo di esempio ecco come l’ex ambasciatore Le Lidec descrive Guillaume Soro il numero due del potere ivoriano, presidente del parlamento e beniamino del presidente francese Francois Hollande: «Trattasi di un arrivista, molto intelligente e con una grande capacità di convincere. Era al fianco di Gbagbo per poi tradirlo e montare sul carro dei vincitori. Non c’è affare nel paese che non veda la sua partecipazione».  Due risposte date da Le Lidec al giornale francese Marianne durante una recente intervista riassumano egregiamente il concetto di giustizia internazionale della CPI e l’attuale situazione del paese africano.

«Trovo profondamente ingiusto la giustizia attuata dalla Corte Penale Internazionale verso la Costa d’Avorio. È profondamente ingiusto che Ouattara non sia indagato per essere stato a capo di criminali che dal 2011 hanno creato nel Nord uno Stato nello Stato fondato sulla violenza e il terrore. Rifiutandosi di aprire un procedimento giudiziario contro Ouattara la CPI non migliora di certo la sua immagine, già irrimediabilmente compromessa in tutto il continente. La Costa d’Avorio è migliore dopo Gbagbo? Sul piano della sicurezza e della stabilità non ne sono sicuro. Il contingente militare francese Liocorne rimane padrone del paese come la Quarantatreesima Divisione Bima. Alla fine della mia missione avevo raccomandato la loro partenza in quanto deleteri per la stabilità del Paese. Eppure sono ancora là».

 

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