mercoledì, Settembre 29

Costa d’Avorio, le verità scomode della Francia

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«L’attacco resta per me un mistero. Il 4 novembre 2004 le forze militari ivoriane lanciano una offensiva contro i ribelli di Ouattara nonostante che fossero all’interno del governo di unità nazionale, infrangendo gli accordi di pace di Marcoussis. Due giorni dopo i loro caccia attaccano i nostri soldati a Bouakè. Non aveva senso provocare gratuitamente la Francia. Non era nell’interesse di Gbagbo». Molti osservatori africani affermano che l’attacco fu pilotato dalla Francia. Le Lidec non lo chiarisce nelle sue memorie ma ammette che non si spiega come mai il comando francese abbia potuto permettere la fuga dei piloti ivoriani catturati dopo l’attacco che si rifugiarono in Togo. Non si spiega nemmeno come mai Parigi non abbia fatto alcun tentativo di arrestarli in Togo, altra Repubblica delle Banane francese in terra africana.

I tranelli francesi tesi a creare la seconda guerra civile ed abbattere l’imprevedibile Gbabgo risalgono agli accordi di pace. L’attacco alle truppe francesi serviva solo per creare un ambiente favorevole in madre patria. «I negoziati e gli accordi di pace Marcoussis contenevano tutti i germi della crisi del 2011. Furono organizzati nella più totale precipitazione e pochi compresero i veleni inseriti da Villepin…» informa Le Lidec.

Dopo la nomina dei due presidenti, uno legittimo (Gbabgo) e uno voluto dalla Francia (Ouattara) il Paese sprofonda in una crisi costituzionale e vuoto amministrativo fino alla fine di marzo. Durante questi tre mesi varie sono le iniziative di negoziazione intraprese da Nazioni Unite, Europa e Francia. Tutte però volte a costringere Gbagbo ad abdicare nonostante che l’esito elettorale fosse stato a suo favore. Le negoziazioni servirono a prendere tempo, armare le forze ribelli al nord ed organizzare l’offensiva finale. Il 28 marzo i ribelli riuniti sotto una nuova sigla, Forze Republicane della Costa d’Ivorio RFCI (sigla ideata dalla FranceAfrique per donare una sorta di legittimità alla ribellione) lanciano un’offensiva militare di ampio respiro. In pochi giorni e con l’aiuto di mercenari della Burkina Faso, prendono il controllo delle principali città fino ad arrivare presso la capitale, Abidjan il 31 marzo 2011.

«Per contenere l’offensiva ribelle Gbagbo ci aveva chiesto il nostro intervento. Una richiesta ignorata nonostante che sul terreno avessimo oltre 5.000 militari e uno Stato Maggiore composto da due Generali a due stelle e 50 Colonnelli. Il nostro esercito serviva ai ribelli» ci spiega Le Lidec. Nonostante il mancato aiuto francese e la potenza di fuoco dei ribelli le forze rimaste fedeli a Gbagbo resistono nella capitale. Per quattro volte convogli dei Caschi Blu dell’ONU vengono presi a cannonate dall’esercito regolare. I media occidentali dipinsero gli attacchi come barbari attentati ad una forza di pace neutrale. In realtà i convogli ONU venivano attaccati per impedire il regolare rifornimento di armi e munizioni ai ribelli. Rifornimenti camuffati da aiuti militari, proprio come è successo nel 2014 quando in Sud Sudan è stato intercettato un carico d’armi  destinate alla ribellione di Rieck Machar, all’interno di un convolgio umanitario.  Anche il quartiere generale della forza di pace ONU viene bombardato in quanto centro vitale del sistema di comunicazioni dei ribelli.

Dopo una settimana di violenti scontri le forze ribelli sono fiaccate dalla resistenza governativa mentre Gbagbo disperatamente tenta di organizzare rinforzi arruolando nel sud del paese e chiedendo aiuto a mercenari africani. Gli strateghi francesi comprendono che il tempo gioca a favore del presidente eletto democraticamente e decidono di mantenere il controllo dell’aeroporto facilitato dalla loro base vicina di Port-Bouët, per impedire un rapido arrivo dei rinforzi. Il 5 aprile Ouattara lancia un’ennesima offensiva che viene respinta dalle forze governative che stanno ricevendo rinforzi per via terrestre. Il rischio di una sconfitta dei ribelli si fa reale. È in questo frangente che intervengono I 5.000 soldati francesi attaccando le postazioni tenute dai governativi provati da una settimana di feroci combattimenti.

Elicotteri da combattimento francesi bombardano le postazioni governative permettendo ai ribelli di penetrare le difese. Nonostante la copertura aerea i governativi resistono e i ribelli vengono nuovamente respinti. Parigi decide di inviare le truppe terrestri. I soldati francesi coperti da blindanti e carri armati si ingaggeranno in violenti combattimenti urbani contro quello che resta dell’esercito regolare. Sconosciuto il numero dei caduti da parte Francese. Il 11 aprile i soldati francesi riescono a sconfiggere la resistenza e a catturare il presidente Gbagbo. I media occidentali pubblicheranno la favoletta dei ribelli vittoriosi nascondendo l’intervento coloniale francese che, secondo il diritto internazionale, corrisponde ad una invasione di un paese sovrano senza nemmeno aver dichiarato lo stato di guerra, dichiarazione che dovrebbe passare al voto del parlamento francese.

Il presidente assieme a sua moglie viene mantenuto per vari mesi prigioniero in una località segreta fino a quanto verrà consegnato al Tribunale dell’Aia che su ordine della Francia (suo maggior finanziatore europeo assieme alla Germania) aveva aperto un procedimento giudiziario per crimini di guerra. Durante la prigionia Gbabgo viene ripetutamente torturato e sottomesso a trattamenti degradanti. Dal Novembre 2011, estradizione di Gbagbo all’Aia, rimarrà in carcere nel Paese europeo senza processo per tre anni. Un processo che inizierà il prossimo 10 novembre. Questo ritardo giudiziario è dovuto dalla difficoltà riscontrata dalla Corte Penale Internazionale di processare Gbabgo senza coinvolgere l’altro criminale di guerra: l’attuale presidente Ouattara.

Nel suo ultimo rapporto la Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH) condanna senza mezzi termini la dittatura instaurata da Ouattara e accusa al Corte Penale Internazionale di “giustizia parziale”.  Il 92% dei responsabili della guerra civile del 2011 imprigionati appartengono al campo di Gbabgo. Incriminato anche Pascal Affi N’Guessan attuale presidente del Fronte Popolare Ivoriano. Il procedimento giudiziario intentato contro di lui mira ad eliminare un pericolo rivale alle imminenti elezioni presidenziali. Un candidato non gradito alla Francia. FDIH afferma che solo due imputati pro Ouattara sono finiti sotto processo. Trattasi del capo delle milizie ribelli Amadé Ouérémi  e Ahmed Sanogo un comandante di alto rango del famoso “Commando Invisibile” autore di atrocità inaudite contro la popolazione del sud ed addestrato dai Commandos francesi. Altri dieci comandanti delle Forze Repubblicane della Costa d’Avorio rei di crimini contro l’umanità non si sono nemmeno presentati davanti al giudice e mantengono alte cariche nelle attuali forze armate.

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