martedì, Aprile 20

Costa d’Avorio: elezioni a rischio violenze

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Dakar – Nell’immaginario collettivo europeo la Costa d’Avorio è un verde Paese famoso sopratutto per la sua nazionale di calcio che spesso sale alle cronache per le sue vittorie nella coppa d’Africa, l’ultima nel 2014, o per i suoi talentuosi calciatori che ricalcano i nostri campionati. Inoltre il Paese è famoso per le sue lussureggianti piantagioni di cacao che hanno permesso di diventare il primo produttore ed esportatore mondiale dei preziosi semi. Poche persone, però, sanno che questa ricchezza non ha permesso al Paese di vivere una vita tranquilla. Per diversi decenni sul Paese è calata la questione etnica che ha causato due guerre civili, morte e divisione.

Nel continente africano il periodo delle elezioni troppo spesso è un perioso instabile e pericoloso, come è successo recentemente in Burkina Faso e sopratutto in Burundi. Questo è un periodo dove i diversi clan, i diversi gruppi etnici o semplicemente i grandi imprenditori, aggiustano i loro conti con chi si oppone. Troppo spesso, viene utlizzata la tattica di Giulio Cesare, ‘Dividi et impera’ che in questi Paesi porta i candidati a soffiare sui carboni semi spenti dell’etnicità, rischiando ogni volta di far divamapare un incendio. La Costa d’Avorio non è esente da questa cosuetudine e le elezioni politiche che sono alla porta stanno già portando le prime manifestazioni e i primi morti. Il tentativo di ritrovare stabilità politica ed economia sta proseguendo su un crinale ancora molto ripido ed incerto. Il dualismo tra l’attuale Presidente Alassane Ouattara e l’ex Presidente Laurent Gbagbo sta riavvivando le tensioni del Paese che si sperava fossero sopite con la fine della guerra civile e l’arresto di Gbagbo per crimini contro l’umanità.

C’è stato un periodo in cui il Paese non si trovava su una polveriera, ma era relativamente benestante e avviato sulla strada dello sviluppo economico e sociale. Nel 1999 il primo golpe della storia del Paese, ad opera, come spesso succede, di una fazione dell’Esercito guidata da Robert Guei, portò nel Paese l’instabilità e la morte a causa della modifica del codice penale attuata dall’ex Presidente distituito Konan Bédié che introdusse il concetto dell’ivorietà che di fatto iniziò a dividere il Paese nel nord musulmano e nel sud cristiano.
Una ribellione popolare portò al potere Laurent Gbagbo, successore designato di Bédié, e costrinse i golpisti a rifugiarsi nel nord del Paese. Ne scaturì una sanguinosa guerra civile, la prima di una lunga serie.
Nel 2011 la violenza tornò protagonista causa la vittoria alle elezioni politiche del nordista Ouattara, che molti accusarono e accusano ancora adesso di essere in combutta con la Francia e di aver inquinato le elezioni. Gbagbo, sindacalista e socialista ed ex Presidente, si rifiuta di cedere il potere, causando una violenta guerra civile, dove da ambo le parti vengono impiegati bambini soldato. Solo l’intervento francese permetterà a Ouattara di prendere il potere.

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