venerdì, Luglio 23

Cossutta: un problema di sinistra

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Comunista e antifascista. Una coppia  di aggettivi che ha incantato più di una generazione. Per queste ragioni la recente scomparsa di Armando Cossutta, leader storico del Partito comunista italiano, esponente della Resistenza contro il nazifascismo e dell’ala più filosovietica di quella grande organizzazione quale era appunto il Pci, ha suscitato grande emozione fra quei tanti ‘compagni’ e quelle tante ‘compagne’, come si sarebbe detto una volta, che lo hanno amato ma anche tra coloro che non hanno condiviso le sue idee.
Chi scrive, però, nonostante l’ovvia partecipazione al lutto, che è anche consapevolezza di un tempo che passa inesorabilmente seppellendo tutto, non può non cogliere in questa circostanza l’occasione di dare una lettura più problematica della figura di questo grande dirigente comunista. E questo per più di una ragione.

Partiamo dal presupposto che quel grande partito, quel ‘paese nel Paese’ come lo chiamava Pier Paolo Pasolini, che pure con il Pci aveva avuto qualche problema, è stato certamente un grande valore aggiunto nella zoppicante democrazia italiana del dopoguerra, salvo poi rivelarsi, nella gestione dell’eredità di quel patrimonio politico e culturale, un problema e poi ancor più un disvalore, visto lo stato drammatico in cui si trova una sinistra italiana ridotta al lumicino. Insomma, il forte, e poi, certamente via via sempre più problematico legame con Mosca ma pur sempre legame, non hanno aiutato la democrazia italiana ad evolversi. E questo lo capì bene Enrico Berlinguer, sia pure in un contesto caratterizzato da grandi ritardi in termini di scelte. Per questa ragione la figura di Cossutta, nemico acerrimo del Segretario del Pci, non può suscitare simpatia in chi ha sempre amato quei marxisti e quei comunisti, ma non solo, che avevano avuto l’ardire di mettere in discussione quel modello di socialismo e ne avevano pagato le conseguenze, come insegna l’esperienza del gruppo che diede vita a ‘Il Manifesto’.
Fu giusto da parte di Cossutta, come di tanti altri dirigenti del Pci, mettere in discussione la scelta dell’ultimo Segretario comunista Achille Occhetto quando decise, quel 12 novembre del 1989, di dare il via a quel processo politico che avrebbe portato, il 3 febbraio del 1991, allo scioglimento del Pci. Ma se critica andava fatta al Pci era di essersi distaccato da una casa madre, che peraltro non esisteva più, troppo tardi, uscendo fatalmente ‘da destra’ da quell’esperienza.
In maniera ben diversa sarebbero andate le cose se dopo, per esempio, l’invasione di Praga, il partito, guidato allora da Luigi Longo, avesse tirato le conclusioni sull’esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione d’ottobre, come dichiarò Berlinguer soltanto nel 1981. In questo contesto Cossutta giocò un ruolo certamente di forte freno.
Lo stesso possiamo dire quando, sempre nel 1991, venne fondato il Partito della Rifondazione Comunista (Prc), che mise insieme tutti coloro che non accettarono la scomparsa delle tante anime del comunismo italiano. Cossutta ricoprì un ruolo determinante nella nascita di quel partito, ne controllò la struttura mettendo in un angolo prima il segretario Sergio Garavini e successivamente il gruppo degli ex dirigenti del Pdup (Partito d’unità proletaria per il comunismo) confluiti nel 1984 nel Pci ed entrati in Rifondazione nel 1992, per tutti Lucio Magri e Luciana Castellina, che avrebbero voluto un partito meno identitario e più aperto al resto della sinistra. Nel 92-93 fu proprio Castellina a dirigere il giornale dove lavoravo, ‘Liberazione’. Gli attacchi da parte della componente cossuttiana alla pur sempre testata del partito erano pressoché quotidiani. Fino a quando, nel gennaio 1994, arrivò a dirigere l’allora settimanale del Prc Oliviero Diliberto, fedelissimo di Cossutta, che volle poi, a tutti i costi, la nascita del quotidiano.
Insomma, non fu facile neanche per il sottoscritto convivere in un clima di divisione e scontri, continuati per la verità anche dopo l’uscita di Cossutta. Poi l’ex esponente delle Brigate Garibaldi, come è noto, ruppe con Fausto Bertinotti nel 1998, diventato Segretario nel congresso del 1994, in occasione del ritiro della fiducia al Governo di Romano Prodi, dando vita ad un partito, il Partito dei comunisti italiani (Pdci), che aveva ed ha tuttora nel proprio ‘pantheon’ anche quell’Enrico Berlinguer tanto osteggiato proprio da Cossutta e dai suoi.

Detto questo sarebbe ingiusto attribuire a quest’uomo modesto e gentile, ero stato a casa sua nel 1991 per un’intervista, tutti i mali della sinistra. Non è proprio intenzione di chi scrive questo articolo. Lui, inoltre, e a differenza di tanti altri, è stato coerente. E’ la storia di quest’area politica ad essere stata così complicata e appesantita dall’ideologia, che sbagliare era il minimo. Ma certo un po’ più di laicità e di rispetto degli avversari, ammesso che fossero tali, non sarebbero guastati.

 

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