mercoledì, Ottobre 20

Cossutta, un comunista filo-sovietico field_506ffbaa4a8d4

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Professore, ha nominato Berlinguer. Cosa intendeva Cossutta con il celebre ‘strappo’?

La differenziazione con Berlinguer si accentua poi in particolare sui temi internazionali e quindi il rapporto con l’Unione Sovietica, con il Partito Sovietico. Dobbiamo dire che Cossutta non era un filo-sovietico acritico, per esempio nel ’68 quando c’è l’intervento del Patto di Varsavia in Cecoslovacchia, Cossutta è uno degli estensori del comunicato di condanna diramato dal vertice del Partito. Quindi diciamo che non fosse un filo-sovietico senza riserve, appunto acritico.

Quando però va avanti negli anni della segreteria di Berlinguer, la presa di distanza dall’URSS e una questione sempre più critica del PCI verso l’esperienza sovietica in generale, Cossutta su questo ha delle riserve, ha delle contrarietà, e si arriverà alla fine appunto allo ‘strappo’ all’inizio degli anni ’80, a causa di una serie di prese di distanza verso l’esperienza sovietica, che arriverà poi ad un punto di rottura a seguito della legge marziale in Polonia nell’81. Cossutta criticherà questa posizione di Berlinguer e quindi inizierà una lotta politica anche all’interno del PCI, ed è interessante il fatto che sia tornato, anche a distanza di vari anni, su questa vicenda nel suo libro di memorie, facendo una valutazione in parte anche autocritica osservando che rispetto a lui Berlinguer aveva intuito con maggiore chiarezza il livello di crisi di quelle società, e quindi il suo giudizio sull’esaurimento della spinta propulsiva aveva una base oggettiva.

D’altra parte però Cossutta difende la sua posizione di allora ritiene che quel distacco dall’URSS fosse poi funzionale ad un abbandono dell’identità comunista del Partito. Forse non tanto in Berlinguer, anzi io direi sicuramente non in Berlinguer, che voleva -pur separando il Partito dall’esperienza politica- lasciarlo fortemente ancorato alla sua identità di Partito comunista italiano, con la sua originalità, è probabile che invece da parte di altri settori del gruppo dirigente quello del distacco dall’URSS sia stato usato in funzione diversa, quindi di una ‘decomunistizzazione’ del PCI, e su questo Cossutta, anche a distanza di anni riterrà che la sua battaglia fosse giusta.

 

Nel 2006 Cossutta esce dal Partito dei Comunisti italiani che aveva fondato, non rinnova alcuna tessera e si allontana dalla politica attiva. Perché?

In mezzo c’è tutta l’esperienza di Rifondazione Comunista, perché diciamo che senza Cossutta difficilmente sarebbe nata Rifondazione Comunista, perché il lavoro che Cossutta fa negli ultimi anni della vita del PCI, è un lavoro organizzativo di costruire un’area che sia contraria alla liquidazione del Partito, che poi arriverà con la Bolognina. Quindi questo lavoro organizzativo e politico compiuto da Cossutta darà in qualche modo l’ossatura a Rifondazione, almeno per i suoi primi anni, anche se poi Rifondazione sarà molto plurale, cioè al suo interno ci saranno tante componenti diverse. Però l’ossatura organizzativa sicuramente è frutto del lavoro di Cossutta e dei quadri a lui più vicini.

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