giovedì, Settembre 23

Così Marte ha tinto di rosso la Luna Ma su Marte c’è un lago di acqua scoperto da ricercatori italiani

0

Venerdì scorso le congiunzioni astrali ci hanno regalato uno spettacolo che nemmeno la migliore emittente commerciale avrebbe potuto proporci: quando nel 1950 il cantante Giorgio Consolini presentò per la prima volta la canzone “Luna rossa” alla Festa di Piedigrotta al Teatro Augusteo di Napoli, i suoi autori Vincenzo De Crescenzo e Antonio Vian avrebbero forse immaginato che il pezzo sarebbe stato un successo mondiale ripreso da tantissimi interpreti e addirittura da Frank Sinatra, da M’Barka Ben Taleb, Claudio Villa, Joséphine Baker e poi da ultimo straordinariamente arrangiato da Renzo Arbore ma difficilmente si sarebbe potuto pensare a una scena “dal vivo” del nostro piccolo e importante satellite naturale. Ma è stato così. La nostra Luna, meta di romanticismo e di inesauribile curiosità del genere umano per una notte allineata alla Terra e al Sole: inoltre essendo in congiunzione con Marte all’opposizione si è tinta magicamente di rosso: e speriamo che questo non abbia fatto indignare quelli che lo scorso 7 luglio si sono infuriati per le “magliette rosse” che ricordavano tutte le stragi che si stanno perpretando nel Mediterraneo. Non dovrebbero esserci attinenze tra i due episodi. Tendiamo a crederci.

Cosa è accaduto il 27 luglio?

Il nostro pianetino –responsabile delle maree, di tanti influssi sconosciuti e anche complice negli appuntamenti galanti- si è tinto di color purpureo oscurandosi per poi riapparire, impettito quasi a voler competere con Marte, protagonista di tante storie di abitazioni extraterrestri rivelatesi poi cattive interpretazioni di immagini e di linguaggi, che in quella notte è stato così tanto vicino a noi da far chiedere agli scienziati: dove andiamo prima, sul satellite tinto di rosso o sul pianeta che questo colore lo rivendica da un pezzo? Chi rappresenterà la futura frontiera della tecnologia per il solo fatto di calpestarne il suolo?

Non si sa quali saranno concretamente gli indirizzi funzionali del prossimo futuro: l’amministrazione di Barak Obama guardava Marte con particolare attenzione,affermando che sulla Luna gli Stati Uniti avevano già mostrato il meglio di sè. Il presidente Donald Trump sembra più possibilista allo sfruttamento economico del satellite, che per altro è una piattaforma ideale -e a nostro avviso indispensabile- per le partenze interplanetarie.

L’Europa, troppo impegnata a non risolvere i suoi problemi sul fenomeno della trasmigrazione delle popolazioni africane lungo l’emisfero boreale non ha dato una visione univoca del futuro della ricerca spaziale, con tutto che il Vecchio Continente ha un’agenzia che impiega 2.200 persone e che ogni anno stanzia poco meno di sei miliardi di euro sulla base di criteri di ripartizione geografica, ovvero investendo in ciascuno stato membro un importo pressoché equivalente al contributo di quel paese, mediante contratti industriali. La spesa spaziale pro-capite di ciascun cittadino europeo -tengono a far sapere da Parigi, sede storica dell’ESA- è pari circa al prezzo di un biglietto per il cinema mentre negli Stati Uniti, gli investimenti nelle attività spaziali civili ammontano a quasi il quadruplo della somma continentale. Però, come abbiamo scritto lo scorso giovedì, è europeo un successo molto importante della scienza, pubblicato su una rivista di credibilità indiscussa: su Marte si è accertata verosimilmente la presenza di un grande bacino idrico allo stato liquido grazie all’intuizione di uno scienziato italiano, Giovanni Picardi e dalle rilevazione di Marsis, un apparecchio realizzato fondamentalmente in Italia. Marsis, a bordo della sonda europea Mars Express ha fatto indubbiamente un buon lavoro, ma è stato il gruppo di scienzati guidati da Roberto Orosei dell’Inaf con altri ricercatori appartenenti all’ASI e ad altri poli tecnologici e università, che hanno elaborato la teoria confermando che sotto la superficie di Marte c’è acqua, probabilmente acqua salata e poiché il radar ha dato segnali che lo stato è liquido, c’è da supporre che il grado di concentrazione salina sia molto elevato dato che il giacimento è profondo e vive in temperature molto basse. Naturalmente i dati di una sonda posta a un migliaio di chilometri dal suolo sono sempre il risultato di analisi da interpretare e non sono il frutto di contatti diretti ma il grado di affidabilità può garantire la certezza di numerose risposte.

La parte più complessa del lavoro -apprendiamo dallo studio- è stata l’esame quantitativo dei segnali radar per arrivare a determinare lo strato riflettente ed identificarne la natura con un tempo lungo circa quattro anni. E dunque, si tratta di una ricerca che dà un contributo sostanziale all’indagine scientifica, perché la presenza di acqua ha valenze importanti su qualsiasi corpo celeste e in effetti le faglie -che sono fratture gigantesche- presenti su Marte o la Luna, sono la prova degli scontri prodotti durante lo spostamento dei pianeti con la generazione di una immensa nuvola di vapore proveniente da una parte dell’atmosfera del Sole che non fu disintegrata durante la collisione. Eventi ipotizzati che trovano sempre più conferme e certezze in queste scoperte. In tanto argomento, è da più di 50 anni che molti studiosi ipotizzano l’esistenza di ghiaccio in prossimità del polo sud lunare e se prima mancavano gli elementi che potessero validare l’idea, poi con le osservazioni realizzate dalla sonda Lunar Prospector della Nasa negli anni Novanta, si sono avute conferme della presenza di idrogeno al suolo. E quindi uno dei componenti dell’acqua veniva accertata.

Lo scorso anno un gruppo di ricercatori dell’università delle Hawaii, utilizzando i dati di un’altra sonda della Nasa, l’orbiter LRO lanciato il 18 giugno 2009 con un Atlas V da Cape Canaveral, ha identificato aree più luminose e più fredde di altre in prossimità dello stesso polo, che indicano la presenza di ghiaccio molto vicino alla superficie: «Abbiamo scoperto che i luoghi più freddi sono anche i più brillanti dell’area e potrebbero indicare la presenza di brina vicino alla suolo superficiale», ha affermato Elizabeth Fisher, autrice principale del lavoro pubblicato su Icarus, un altro “testo sacro” della pubblicistica scientifica internazionale. Risultati che concordano con quanto aveva già messo in luce un altro gruppo di ricerca nel 2015 che si era basato sullo studio delle temperature del suolo utilizzando i raggi ultravioletti e che pur in diversità sostanziale, lasciano intendere che le future generazioni potranno considerare sia Marte che Luna delle piattaforme inesauribili per compiere una ricerca spaziale indipendente dalla Terra sia per l’uso di propellenti che per un impiego razionale delle condizioni geofisiche dei nuovi ambienti, ovvero assenza o rarefazione più spinta di atmosfera e dimensione dei globi che ne facilitano l’allontanamento. Si tratta di ricerche impegnative che pretendono la continuità degli investimenti e la fiducia nei propri scienziati e nella macchina organizzativa che determina i successi. “Sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”. Cosa aggiungere a tanta delicata essenzialità?

Ah. Per completezza di cronaca ricordiamo che nel testo di “Luna Rossa” si racconta della tristezza di un innamorato che vagando di notte, spera che la sua donna si affacci dal balcone, ma è la Luna che gli risponde «Qua non c’è nessuno». Non è mica un assunto governativo, no?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->