mercoledì, Settembre 22

Cosa sta succedendo in Somalia? Lo scontro elettorale è diventato crisi politica e costituzionale, con spaccature all'interno delle Forze Armate, con alcuni soggetti che si sarebbero ammutinati. Alla base c'è lo scontro tra due visioni opposte di quello che dovrebbe essere lo Stato somalo, di come il federalismo dovrebbe essere e funzionare in Somalia

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Dopo mesi di crisi politica, iniziata a metà dello scorso anno, e dopo la decisione del Parlamento, lo scorso 12 aprile, di prorogare di due anni il mandato del Presidente, Mohamed Abdullahi Mohamed (Farmajo), scaduto l’8 febbraio, con l’elezione universale nel 2023, la Somalia è precipitata nel caos. Tanto che oggi si palesano anche spaccature all’interno delle Forze Armate, con alcuni soggetti che si sarebbero ammutinati.

Ieri, una serie di scontri nel corso della giornata tra uomini armati, sostenitori dell’opposizione che chiedono le dimissioni del Presidente, e forze somale a margine di una manifestazione degli oppositori del Presidente.

Oggi, scontri a fuoco tra uomini delle forze armate che si sono ammutinati per protestare contro l’estensione del mandato del Presidente Farmajo, e truppe regolari si sono verificati a Mogadiscio.
Nelle stesse ore, secondo le agenzie, dirigenti dell’opposizione l’ex presidente Hassan Sheikh Mohamud e un altro dirigente dell’opposizione, Abdirahman Abdishakur Warsame, hanno detto che loro case sono state attaccate da forze filo-governative. Sotto accusa ci sarebbero soprattutto i corpi speciali Gorgor, adddestrati in Somalia dall’Esercito turco.

Stando al portale online dell’emittente Radio ‘Garowe‘, militari hanno disertato ieri in alcune basi nella regione di Medio Scebeli, nei dintorni della capitale, e dopo aver preso controllo di almeno due villaggi hanno fatto rotta verso Mogadiscio. Nella capitale gli ammutinati si sono scontrati con truppe fedeli al governo federale.

Secondo alcune fonti di stampa, spari e colpi di mortaio sono stati sentiti anche nei pressi del palazzo presidenziale. Secondo il portale ‘Caasimada Online‘, sostenitori dell’opposizione sarebbero scesi nelle strade della capitale nelle stesse ore per protestare contro il governo.

In un comunicato il Ministero dell’Interno ha affermato che l’Esercito somalo ha ‘sventato‘ ed ‘eliminatomilizie che volevano crearepaura e panicotra i cittadini di Mogadiscio.
Secondo ‘Al Jazeera‘, i combattenti dell’opposizione somala hanno preso posizione in alcune parti della capitale. Testimoni hanno riferito che uomini armati e veicoli montati con mitragliatrici erano di stanza nelle roccaforti dell’opposizione, mentre le strade principali della capitale erano bloccate.
Catherine Soi di ‘Al Jazeera‘ ha affermato che, le forze di opposizione hanno mantenuto le loro posizioni nella capitale, e che sembra che ci sia molta diplomazia della navetta poiché nessuno è entusiasta di una guerra vera e propria. I diplomatici stanno cercando di portare le parti al tavolo dei negoziati, dicendo che devono allentare le tensioni. Tutti chiedono calma.

Nei giorni scorsi, il Presidente, a seguito del pronunciamento del Parlamento, aveva firmato una legge che ne permette una proroga di due anni a fronte del mancato raggiungimento di un accordo sulle elezioni, che si sarebbero dovute tenere nel 2020. Il provvedimento è stato criticato sia dalle opposizioni che da diversi Paesi stranieri. I sostenitori di Farmajo citano la legislazioneapprovata il 26 settembre 2020, che afferma che le attuali istituzioni governative rimarranno in vigore fino alla formazione dei successori, per sostenere le loro affermazioni che rimarrà in carica legalmente, spiegano da Crisis Group. L’opposizione ribatte che questa proroga fino alle elezioni viola la Costituzione provvisoria. Notano anche che mentre Hassan Sheikh Mohamud, che è stato Presidente dal 2012 al 2017, è rimasto in carica più a lungo del suo mandato costituzionale, una differenza cruciale è che l’Amministrazione ha esercitato solo poteri limitati dopo la scadenza del suo mandato -opzione che Farmajo ha finora rifiutato.

La Somalia è entrata inacque inesplorate‘. Le elezioni parlamentari e presidenziali non potevano essere tenute a causa di disaccordi politici tra il Governo federale della Somalia (FGS) e i suoi Stati membri federali (FMS). I colloqui politici e le trattative tra FGS e FMS sono falliti e da qui la proroga che ha dato luogo a una crisi politica e costituzionale con ripercussioni imprevedibili e altrettanto imprevedibili conseguenze. Insomma, il Paese sembra aver nuovamente imboccato la strada dell’inferno, ben conosciuta.

Dietro la crisi elettorale c’è una crisi politica e di identità. «La Somalia si trova a un punto critico nei suoi sforzi di costruzione della Nazione, tra i crescenti attacchi terroristici di al-Shabab e la frammentazione delle élite politiche», sottolineano gli osservatori.

Alla base dell’attuale crisi somala c’è lo scontro tra due visioni opposte di quello che dovrebbe essere lo Stato somalo, due visioni diverse e contrastanti di come il federalismo dovrebbe essere e funzionare in Somalia.

Da una parte c’è Farmajo, dall’altro Puntland e Jubuland, da quando Farmajo è stato eletto nel 2017, il Presidente è ai ferri corti con il Puntland, lo Stato federale più accanito oppositore della Somalia che sta tentando di costruire Farmajo. Puntland e Jubuland operano come regioni semi-autonome mentre il Somaliland funziona come uno stato indipendente de facto, la Somalia non riconosce l’autoproclamata indipendenza del Somaliland.

Il sistema di governo federale è stato imposto in Somalia attraverso i calcoli politici dell’allora Tigray People’s Liberation Front (TPLF), al potere in Etiopia. Il Puntland, così come Jubaland,immaginano un sistema federale in cui gli Stati federali hanno le proprie forze armate e persino tengono le proprie elezioni senza la supervisione del Governo federale centrale. Questo modello di confederazione camuffato da federalismo è stato bocciato dall’elezione di Farmajo.
Farmajo è un nazionalista che immagina una Somalia in cui gli Stati federali siano subordinati al Governo centrale e il Governo federale abbia l’esclusiva dell’uso della forza, come nella maggior parte degli Stati federali.

Quest’anno ricorre il 30 ° anniversario della guerra civile somala scoppiata nel 1991 -guerra che ha visto protagonisti i clan-, il 2021 potrebbe anche essere l’inizio di una nuova fase nella prolungata instabilità politica della Somalia: la lotte di potere centro-periferia.

Il Governo centrale di Mogadiscio ha il diritto politico e la sovranità di esercitare i suoi poteri in tutto il Paese, come fanno tutti gli stati moderni, manca della capacità e dei mezzi per farlo.
L’insubordinazione federale e uno Stato debole sono alla base dell’attuale naufragio politico.

Le opzioni al momento sono tutte aperte, ma se la violenza dovesse avere la meglio e il sistema federale crollasse, ildoposarebbe labalcanizzazionedella Somalia.
Gli osservatori sottolineano come il popolo somalo, già stremato dal terrore di al-Shabab
e dalle minacce del COVID-19, sia indifferente agli scontri tra le élite politiche, anche quando di mezzo c’è il sentimentalismo dei clan. A livello subconscio, ogni somalo, i giovani in primo luogo, capisce che la politica dei piccoli clan ha portato alla guerra civile e li ha privati del loro futuro.

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