giovedì, Settembre 23

Cosa significa benessere? field_506ff510725be

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Il concetto di benessere può essere affrontato da diversi punti di vista. Quello economico è stato lungamente considerato il principale parametro per promuovere il benessere delle persone. Guadagnare bene era considerato sinonimo di benessere anche personale. «È molto meglio essere giovani, belli, ricchi e in buona salute, piuttosto che essere vecchi, brutti, poveri e malati». Lo diceva Max Catalano in un vecchio programma televisivo di un certo successo.

Ma oggi, nei meandri delle nostre società nate dal benessere, si celano forme di insoddisfazione che il denaro non riuscirebbe a tacitare. Nemmeno se si ricominciasse a guadagnare come vent’anni fa. Certo, il denaro non fa la felicità. Ma nemmeno essere poveri. Dunque si tratta di cercare il giusto equilibrio, individuale e generale, anche quando si pensa alla ricchezza delle nazioni.

Scopriamo dalle dichiarazioni 2013 che oltre 10 milioni di contribuenti non pagano Irpef, perché rientrano nelle soglie di esenzione. Dai dati del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) si ricava inoltre che nei primi 4 anni dalla crisi (2008-2012) 350.000 lavoratori dipendenti hanno perso il lavoro, 32.000 imprenditori hanno smesso di lavorare e sono aumentati i lavoratori autonomi (128,000). Ma chi sono questi imprenditori? Perché dichiarano poco, cioè meno di 17.000 euro di reddito annuo? In larga misura sono ditte individuali, tra le quali ci sono anche molte partite IVA che non sono nate in ossequio a una volontà imprenditoriale di qualche genere, ma nascondono situazioni di estrema precarietà. 

I significati del benessere e le sue diverse specificità vanno dunque dal reddito alla realizzazione personale, dalla presenza di misure di welfare pensate a partire dal secondo dopoguerra per attutire i nefasti effetti sociali di eventuali licenziamenti, per provvedere alle pensioni e alle assicurazioni che coprissero gli incidenti sul lavoro o per consentire alle persone di lavorare fuori casa fornendo servizi di accompagnamento e cura (asili nido, forme di assistenza per gli anziani e i disabili etc.). 

Ricapitolando: per vivere bene occorre un reddito, un sistema di welfare capace di supplire a una serie di esigenze, venendo incontro soprattutto alle fasce più disagiate della popolazione, ma anche un clima socioculturale propizio. 

Gruppo Abele e Libera fanno una proposta complessiva ai decisori politici, tramite i 10 punti della campagna Miseria Ladra Ricostituire il fondo sociale e il fondo per la non autosufficienza, una moratoria sui crediti bancari e di Equitalia, accelerare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni nei confronti dei creditori privati sono le prime tre idee. La campagna coinvolge realtà sociali, sindacali, studentesche, comitati, associazioni, movimenti, giornali e singoli nell’elaborazione di una serie di proposte per la redistribuzione dei redditi e il contrasto della disuguaglianza. In questo caso, come nella gran parte delle attuali campagne di promozione del benessere partecipato, il coinvolgimento delle singole persone nelle azioni strategiche che li riguardano è fondamentale.

Anche nella costruzione del BES (Benessere Equo e Sostenibile) elaborato da CNEL e Istat conta questo aspetto. L’indice si inserisce nel dibattito internazionale per il superamento del PIL, nella convinzione che effettivamente i parametri di sostenibilità e di benessere non si possano misurare se non si tiene conto anche dei fattori socio ambientali, dalla misura dell’eventuale disuguaglianza sociale e dei fattori che aiutano la realizzazione degli individui nella società. A questo stesso scopo mira l’indice di benessere economico sostenibile (ISEW – Index of Sustainable Economic Welfare), pensato già alla fine degli anni Settanta come possibile alternativa al PIL. L’ISEW integra accanto alle spese del prodotto interno lordo anche fattori ‘non direttamente misurabili’ in termini economici come il deperimento dell’ambiente e delle risorse naturali o la distribuzione del reddito o la presenza delle disuguaglianze. La valorizzazione del tempo libero (non si dice che il tempo è denaro?) contribuisce alla formazione di questo indice.

Il Genuine progress indicator e l’Indice di sviluppo umano sono due altri indici che misurano la questione del benessere sotto il profilo dello sviluppo umano e del progresso, non semplicemente in rapporto a ricchezza economica e benessere complessivo. Lo stesso concetto alla base del più famoso Indice di felicità lorda

A partire da questo paradigma esistono poi numerose classifiche. Quella pubblicata annualmente da “Il Sole 24 Ore” è una classifica sulla qualità della vita che include parametri quali il tenore di vita, la qualità dell’ambiente, la disponibilità di lavoro ma anche l’ordine pubblico (dunque la sicurezza) ed elementi come l’indice di sportività, la disponibilità di sale cinematografiche o di librerie, il numero di ristoranti e bar. La classifica riguarda il benessere delle province italiane. Nella classifica 2013 i primi due posti sono occupati da Trento e Bolzano. 

Manca un elemento: mancano i protagonisti, gli individui, le persone. Perché non farli contribuire alla discussione? Ed ecco che dal concetto di ‘wellness’ (equilibrio, moderazione, buona alimentazione e attività fisica), settore che apparentemente risente poco della crisi in atto (35.000 imprese e 21 miliardi di volume d’affari nel 2012, secondo i dati di Rimini Wellness), nascono modelli di coinvolgimento e di partecipazione.

Il 9 gennaio è partito il progetto Web-COSI. Finanziato dalla Commissione Europea – DG CONNECT con i fondi del settimo programma quadro FP7, il progetto è coordinato da ISTAT in partenariato con OECD (Wikiprogress). Sono coinvolte due ONG: i-genius è una comunità di imprenditori orientati all’impresa sociale e si estende in 200 Paesi; Lunaria è un’associazione di promozione sociale che svolge ricerca nel campo della formazione e della comunicazione su temi economici, del terzo settore, immigrazione e tendenze globali.

Web-COSI rilancia il dibattito sul superamento del PIL attraverso lo studio e la proposta di un modello di rilevazione che intende creare un coinvolgimento del settore pubblico e dei privati, offrendo ai decisori politici una serie di nuove informazioni elaborate attraverso processi partecipativi. Le aree di attività spaziano dalla salute alla formazione, trasporti e politiche di contrasto alla povertà, semplificazione degli start up d’impresa. I risultati del progetto saranno disponibili tra due anni. 

 

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