giovedì, Settembre 23

Cosa resterà di quegli anni ‘80

0

goodbye-lenin2

 

Una crisi finanziaria prima, economica poi, che non riusciamo a lasciarci alle spalle. Gli Stati Uniti, che l’hanno creata, ora crescono mentre l’Europa ancora soffre. L’Italia tra gli stati più colpiti e rallentati, anche per cause interne. La disparità tra ricchi e poveri è aumentata a dismisura, addirittura aumentando il numero di miliardari. In Italia, secondo il rapporto Oxfam, l’uno per cento più ricco possiede quanto il 60 per cento più povero. I ricchi possono usare i paradisi fiscali per accantonare le proprie ricchezze pagando pochissime tasse. I poveri hanno sempre meno stato sociale a difenderli dalle difficoltà economiche. Il nuovo quarto stato è quello delle partite iva, un tempo sinonimo di discreto benessere.

Il politologo Francis Fukuyama scrisse, forse frettolosamente, il libro “La fine della storia” in cui preconizzava, con il dissolvimento del mondo comunista (ancora non completato), lo sviluppo delle democrazie liberali. Al momento vediamo una tendenza delle fasce sociali più agiate ad accentrare ricchezza a livello internazionale portando sempre più alla miseria quelle inferiori.

Il mondo occidentale, a ben vedere, ha deciso di trovare un compromesso tra iniziativa imprenditoriale e diritti dei lavoratori dopo la seconda guerra mondiale sì, ma con la nascita del blocco comunista. In quel periodo il sogno di una rivoluzione dei lavoratori per il sole dell’avvenire non solo era affascinante ma credibile. Ci sono voluti gli scontri in Ungheria del 1956 per far capire ad alcuni che quel sogno si stava tramutando in un incubo.

Gli stati europei e persino gli Stati Uniti garantirono diritti e welfare, con tasse alte per i ricchi. Poi è accaduto un cambio di paradigma nel mondo economico. In occidente il pluralismo permetteva libertà di ricerca e di dibattito e gli stati investirono in innovazione tecnologica. Se prima i satelliti russi erano più efficaci di quelli americani, poi accadde il contrario, fino allo sbarco sulla Luna con la bandiera a stelle e strisce. Gli anni ’70 e ’80 videro la miniaturizzazione e la digitalizzazione ma il mondo sovietico era sempre meno all’altezza dei tempi: i piani quinquennali e il partito unico di burocrati che soffocava il dibattito hanno creato il declino.

Dopo il 1989 sembrava che le cose dovessero migliorare, invece nei paesi ex comunisti si sta mediamente peggio, nonostante la crescita economica. I predatori di ricchezze hanno compiuto il loro destino, danneggiando quello altrui, assieme all’alta finanza che gioca con i destini del mondo riuscendo a creare crisi finanziarie basate sulla speculazione infinita. Senza più la minaccia di una rivoluzione o di un’invasione comunista il mondo occidentale ha un po’ allentato la corda dei diritti nel mondo del lavoro. In Italia si spaccia un decreto sul lavoro come la soluzione al precariato e alle difficoltà quando invece riuscirà a crearne altre.

In assenza di una minaccia rivoluzionaria anche la democrazia comincia a dare segni di stanchezza. Concentrazione delle ricchezze e miglioramento della democrazia non vanno a braccetto, non a caso alle ultime elezioni Midterm degli Stati Uniti d’America ha votato solo un terzo dei cittadini.

Di quel mondo rosso ormai dissolto possiamo scrivere lunghe pagine di orrori (gli assassinii, i gulag, le polizie segrete, l’oppressione su tutta la società) ma pochi ricordano che quel mondo ha anche ottenuto delle garanzie sociali di un certo rilievo. Mentre da noi le donne stavano a casa a curare la famiglia nei paesi ex comunisti uomini e donne avevano un lavoro quasi garantito. Casa, scuola, salute erano diritti di tutti che venivano attuati.

Possibile che per vedere un progresso dei diritti sociali bisogna cominciare a parlare di nuovo di rivoluzione? A non aver più fiducia nello Stato? Addirittura a rivalutare Marx? Il mondo è oltre, il futuro è possibile, la democrazia perde valore senza valori imprescindibili, il primo dei quali è la dignità di ogni cittadino all’interno della propria comunità e società. La libertà senza dignità sociale agonizza e cessa di esistere, pensavamo fosse una crisalide in attesa della farfalla del benessere, invece è la farfalla dell’arricchimento che vola via lasciando agli altri un bozzolo squarciato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->