domenica, Aprile 18

Cosa porterà al Golfo la ‘Modinomics’ GCC e India, relazioni commerciali fra passato e futuro

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L’elezione del nuovo primo ministro indiano Narendra Modi, alla guida del partito nazionalista Bharatiya Janata Party (BJP), è stata accolta con acceso interesse da parte della leadership economica del Golfo. Nel corso della campagna elettorale Modi non ha mai esposto un programma strutturato per quanto riguarda la politica estera, lasciando alla libera interpretazione degli osservatori le previsioni sui primi passi che il nuovo governo sarebbe andato ad intraprendere oltreconfine. I Paesi del Golfo si aspettano un rafforzamento della cooperazione bilaterale con l’India in campo economico e commerciale, confidando nel noto intuito imprenditoriale e finanziario nel nuovo primo ministro indiano.

La provincia di Gujarat, amministrata da Modi dal 2002, ha vissuto negli ultimi cinque anni una crescita economica senza precedenti. L’India necessita di un grande piattaforma di investimento per poter completare il progetto di rinnovamento della rete infrastrutturale nel Paese entro il 2018; e la convinzione generale è che Modi cercherà di applicare il modello di Gurajat all’intera nazione. I Paesi del Golfo, da questo punto di vista, rappresenterebbero il principale bacino di importazione. Se da un lato le prospettive di una maggiore collaborazione in campo economico fra l’India e i Paesi del Golfo sembrano essere in ascesa, dall’altro l’incertezza relativa alle effettive intenzioni in politica estera di Modi potrebbe frenare gli investitori arabi.

Non soltanto un’agenda estera poco chiara potrebbe frenare gli entusiasmi del Golfo, quanto anche un approccio alla politica interna di stampo fortemente nazionalista. Il partito guidato da Modi, infatti, è stato accusato di favorire la dispute che intercorrono fra la popolazione di etnia hindu e i musulmani, tendenzialmente poco graditi. Nella stessa provincia di Gujarat, che viene appunto presa come modello per cercare di individuare le possibili mosse del nuovo governo, si sono verificati numerosi episodi di violenza che hanno coinvolto la comunità musulmana durante l’amministrazione Modi.

Sono quindi diversi i fattori da tenere in considerazione guardando alle relazioni economiche che l’India intraprenderà nel prossimo futuro. In primo luogo, la gestione della politica interna nei confronti della porzione musulmana della popolazione. Se l’impronta nazionalista del nuovo governo dovesse dimostrarsi troppo dura, i paesi arabi del Golfo potrebbero nutrire delle riserve anche sul piano economico. C’è da considerare, però, che gli affari sono affari. Sicuramente, l’impatto dell’elezione di Modi sui paesi del Golfo sarà più economico che politico.

Con l’emergere dell’India come grande attore economico asiatico, e la simultanea crescita della regione del Golfo dal punto di vista imprenditoriale, le relazioni bilaterali fra queste entità hanno preso via via a rafforzarsi. La regione indo-pakistana, offre alle economie del golfo un potenziale di manodopera enorme, considerando che in paesi come il Qatar più della metà della popolazione è composta da lavoratori migranti. India, Bangladesh e Pakistan sono le prime mete di origine. D’altro canto, l’India è dipendente dalle importazioni del greggio del Golfo.

Un recente studio condotto dal Gulf Research Centre di Dubai, indica l’India come uno dei grandi attori geopolitici dell’area asiatica dopo la Guerra Fredda. Da più di tremila anni, la regione indo-pakistana ha occupato una posizione strategica fondamentale per i commerci dei paesi del Golfo. Al momento, quasi cinque milioni di indiani vivono nel Golfo, suddivisi fra lavoratori senza esperienza, collaboratori domestici, lavoratori qualificati e professionisti.

Con il passare degli anni, gli accordi legati all’esportazione di petrolio dai Paesi del Golfo all’India sono stati via via rafforzati. A partire dal 1991, epoca in cui l’India attivò una politica di liberalizzazione dei commerci, il Golfo ha accresciuto in modo esponenziale la sua proiezione su Nuova Delhi. Oggi, i paesi GCC rappresentano il terzo partner commerciale per l’India, con un mercato totale di petrolio e affini che è cresciuto da 7.8 miliardi di dollari nel 2003 a 31 miliardi di dollari nel 2007. Gli Emirati Arabi Uniti, fra i sei membri GCC, è il paese con una maggiore percentuale di attività commerciali con l’India, seguito poi in ordine da Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Oman e Bahrain.

L’India esporta dal Golfo diversi prodotti, non solo legati al petrolio e ai suoi derivati. Un settore in crescita è quello delle materie prime per la confezione di articoli di alta gioielleria, come metalli preziosi, oro e diamanti. Ma anche ferro e derivati, polimeri di etilene e strumenti per la tecnologia delle telecomunicazioni. Sicuramente, comunque, il mercato energetico costituisce un pivot economico per le relazioni bilaterali future fra India e Golfo. Come sappiamo, il Golfo è il primo fornitore di petrolio e dei suoi lavorati, grazie alla vicinanza geografica e l’assenza di altri grandi esportatori di petrolio nelle vicinanze.

Gli accordi legati alle forniture energetiche, certamente, andranno ad implementarsi. Così come l’export di materiale tecnico per le infrastrutture nazionali, che sarà una finestra di mercato in crescita vis à vis delle necessità di rinnovamento interno dell’India. Nuova Delhi, in un percorso già iniziato da anni, anche con Modi manterrà una sostanziale presenza economica nel Golfo. Le sinergie economiche, però, potrebbero non accompagnarsi a quelle di natura politica. La strategia di proiezione verso est dei Paesi del Golfo potrebbe essere frenata dalle manovre politiche di Modi nell’area. Il fattore Iran e il fattore Pakistan giocheranno un ruolo importante in questo senso.

Per adesso, a pochi giorni dalla sua elezione, sembra che il premier indiano si stia muovendo con accorta cautela. Prima o poi, però, dovrà scoprire le carte. L’intenzione di risollevare l’economia indiana è palese, con quali mezzi, ancora non lo si può prevedere con certezza. Il Golfo resterà un grande partner commerciale per Nuova Delhi, che potrebbe però orientarsi verso una politica estera economica diversificata.

La scelta di incontrare, per primo fra tutti, il primo ministro giapponese Shinzo Abe, sarebbe interessante. Fra India e Giappone sarebbero in corso dei negoziati per accordi sul nucleare civile, sulle infrastrutture e sulle nuove tecnologie. Gli stati del Golfo, comunque, giudicano positivamente questa prospettiva. Anche il Giappone, infatti, è un paese importatore di petrolio e, sotto questo punto di vista, il legame Nuova Delhi-Tokio potrebbe rappresentare una prospettiva di lancio sui mercati dell’estremo oriente per il petrolio del Golfo.  

 

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